Perché sto scrivendo di Sedona ? Perché https://fr.wikipedia.org/wiki/Israel_Regardie ci è morto e siccome Sedona ritorna spesso nelle ricerche esoteriche … ci sono arrivato rileggendo https://luigipericle.org/2017/08/09/guardian-of-the-threshold-1965-by-luigi-pericle/ sul guardiano della soglia. Il link verso il guardiano della soglia parte da https://andreabiascacaroni.org/2026/08/08/astral-weeks/ … stavo rileggendo i miei posts, ecco tutto !
Sedona ricorre continuamente nella letteratura New Age, esoterica, ufologica e “metafisica”, ma è utile distinguere due strati storici molto diversi. La fama di Sedona come grande centro occulto è infatti molto più recente di quella di luoghi come Ascona/Monte Verità, Glastonbury o Point Loma.
La svolta: i «vortici» di Sedona
Il concetto caratteristico di Sedona è quello dei vortexes, punti nei quali, secondo la tradizione New Age locale, si concentrerebbe una particolare energia terrestre capace di favorire meditazione, percezione psichica, guarigione e trasformazione della coscienza.
I quattro luoghi diventati più famosi sono Bell Rock, Cathedral Rock, Boynton Canyon e Airport Mesa.
Ma qui c’è un dato storico importante: questa specifica mappa dei “vortici” non è un’antica tradizione esoterica. Le ricerche dello Sedona Heritage Museum fanno risalire la sua formulazione soprattutto alla sensitiva americana Page Bryant, che visse temporaneamente a Sedona intorno al 1979-80. Secondo la documentazione conservata dal museo, Bryant affermava di aver ricevuto da un’entità chiamata Albion informazioni sull’esistenza di particolari punti energetici e cominciò a chiamarli vortexes. (KJZZ)
Questo è probabilmente il motivo principale per cui oggi incontri continuamente Sedona in testi esoterici.
Però l’ambiente era già pronto
La cosa interessante è che Page Bryant non arrivò nel vuoto.
Già negli anni 1950-60 esisteva a Sedona una piccola comunità interessata alla metafisica. Una figura importante fu Mary Lou Keller, arrivata nel 1957, che organizzava nella propria casa incontri nei quali venivano ascoltate, fra l’altro, registrazioni delle conferenze di Manly P. Hall, autore di The Secret Teachings of All Ages. Da questi incontri si sviluppò gradualmente una rete locale di persone interessate a occultismo, meditazione e spiritualità alternativa. (Love Sedona)
Negli anni Settanta e Ottanta arrivarono quindi sensitivi, channeler, ricercatori psichici, guaritori, gruppi di meditazione, astrologi e persone interessate alle vite precedenti e agli UFO.
Sedona diventò così una specie di punto d’incontro spontaneo dell’esoterismo americano post-1960, più che la sede di una specifica scuola occulta.
1987: l’evento che rese Sedona celebre
Il momento decisivo fu la Harmonic Convergence del 16-17 agosto 1987, promossa da José Argüelles.
Sedona venne considerata uno dei principali power centers mondiali. Migliaia di persone arrivarono per meditazioni collettive e rituali; le stime contemporanee parlano di diverse migliaia di partecipanti. Bell Rock divenne uno degli epicentri dell’evento. (Los Angeles Times)
Dopo il 1987 la situazione esplose commercialmente e culturalmente: centri spirituali, channeling, cristalli, guarigione energetica, regressioni nelle vite precedenti, UFO, meditazione, sciamanesimo New Age ecc. Una storia locale della comunità descrive esplicitamente la Harmonic Convergence come un turning point dopo il quale arrivò una nuova ondata di persone. (Love Sedona)
E prima ancora: i popoli nativi
Qui bisogna essere particolarmente prudenti perché molta letteratura New Age ha retroproiettato le proprie idee sui nativi americani.
L’area possiede realmente una storia indigena molto antica e un significato religioso per popolazioni native della regione. La ricerca antropologica contemporanea distingue però questo fatto dall’idea moderna secondo cui gli indigeni avrebbero già identificato esattamente i quattro «vortexes» di Page Bryant. Questa seconda affermazione non riesco a confermarla con fonti storiche solide. Una ricerca dell’University of Virginia sulla religiosità contemporanea di Sedona conferma sia il significato sacro attribuito al territorio da popolazioni indigene sia la successiva sovrapposizione della cultura New Age dei vortex negli anni Ottanta. (UVA Religion Lab)
Quindi perché Sedona compare tanto nell’occultismo?
La genealogia è grosso modo:
paesaggio sacro indigeno → artisti e ricercatori spirituali → ambiente metafisico anni ’50-’70 → Page Bryant e i “vortexes” ca. 1980 → Harmonic Convergence 1987 → enorme centro New Age internazionale.
E c’è una distinzione che penso possa interessarti particolarmente: Sedona non sembra essere stata un grande centro della Teosofia classica di HPB e della prima generazione teosofica. La sua notorietà esoterica appartiene soprattutto alla cultura metafisica americana e alla New Age della seconda metà del Novecento.
Per questo, se la confrontiamo con Ascona, la differenza è considerevole. Ad Ascona possiamo documentare storicamente personaggi, organizzazioni e reti esoteriche precise; a Sedona la narrativa del luogo stesso come “centro energetico” diventa il fenomeno centrale.
Se vuoi, posso anche ricostruire chi furono i primi occultisti importanti stabilitisi a Sedona dal 1900 al 1980: sarebbe interessante capire se prima di Page Bryant ci furono effettivamente teosofi, rosacrociani, seguaci di Manly P. Hall o altri gruppi iniziatici.
E ora qualche link utile :
https://share.google/aimode/6QQQnR3mMhoXzZHwG
E se proprio volete andare fino in fondo :
https://visitsedona.com/spiritual-wellness/your-ultimate-sedona-vortex-guide

Ora è chiaro che la narrativa New Age si nutre di tradizioni e testi antichi, li rimescola in un bel cocktail moderno e li serve belli ghiacciati … andiamo un po’ a scavare per capire da dove venga il nostro maestro “Albion” della nostra Page Bryant :
Avalon e Albione (Albion) sono due nomi profondamente legati all’immaginario mitico della Britannia.
Avalon
Avalon è l’isola mitica del ciclo arturiano. La prima descrizione letteraria chiaramente riconoscibile compare in Geoffrey of Monmouth, nella Historia Regum Britanniae (ca. 1136): dopo essere stato mortalmente ferito nella battaglia di Camlann, re Artù viene trasportato sull’isola di Avalon affinché le sue ferite siano curate.
Geoffrey sviluppa ulteriormente il tema nella Vita Merlini (ca. 1150), chiamandola Insula Pomorum, «Isola delle Mele». È un luogo meraviglioso, fertile senza bisogno di coltivazione, abitato da nove sorelle; la principale è Morgan, che possiede arti curative e conoscenze straordinarie.
L’etimologia è coerente con questa immagine: Avalon viene generalmente collegato al gallese afal, «mela». Abbiamo paralleli celtici come l’irlandese Emain Ablach, anch’esso associato alle mele e all’Altro Mondo.
Avalon diventa quindi progressivamente qualcosa di più di un’isola geografica: un luogo oltre il mondo ordinario, dove Artù non è propriamente morto ma permane in attesa.
Avalon = Glastonbury?
Questa identificazione è successiva.
Nel 1191, i monaci dell’abbazia di Glastonbury dichiararono di avere scoperto le tombe di Artù e Ginevra. Poco dopo, Giraldus Cambrensis raccontò che Glastonbury sarebbe stata anticamente chiamata Insula Avalonia.
Glastonbury Tor
La geografia rendeva l’associazione suggestiva: nell’antichità la zona di Glastonbury era circondata da paludi e acque, per cui l’altura poteva effettivamente apparire come un’isola.
Ma non possiamo storicamente dimostrare che l’Avalon originaria fosse Glastonbury. L’identificazione medievale potrebbe anche essere stata favorita dagli interessi dell’abbazia, che traeva enorme prestigio dal possedere la presunta tomba di Artù.
Albione
Albion è invece uno dei nomi più antichi della Gran Bretagna.
La forma greca Albion/Albionē e quella latina Albion vennero utilizzate nell’antichità per indicare la grande isola britannica. L’etimologia è discussa; viene spesso collegata a una radice indoeuropea relativa al bianco, forse con riferimento alle bianche scogliere britanniche, ma questa spiegazione non è definitivamente provata.
Quindi originariamente:
Albion = Britannia.
Non è un’isola ultraterrena come Avalon.
Ma successivamente Albion viene personificata: diventa quasi l’anima mitica della Gran Bretagna.
Ed è qui che entra in scena William Blake.
L’Albion esoterico di William Blake
Per Blake, Albion diventa un gigantesco Uomo Primordiale, la cui condizione rappresenta contemporaneamente l’umanità e la realtà britannica.
In Jerusalem: The Emanation of the Giant Albion (1804–1820), Albion cade in uno stato di divisione, materialità e sonno spirituale. Le sue facoltà si separano e combattono tra loro.
Il dramma di Jerusalem riguarda quindi il suo risveglio e reintegrazione.
In termini molto generali:
Albion integro → caduta → frammentazione → sonno spirituale → risveglio → reintegrazione dell’Uomo.
Per questo Blake è stato successivamente molto importante nell’immaginario esoterico britannico, anche se sarebbe anacronistico chiamarlo semplicemente «teosofo» o attribuirgli categorie occultistiche posteriori.
Il rapporto simbolico fra Avalon e Albion
Qui bisogna distinguere storia e interpretazione esoterica successiva.
Storicamente:
Albion = la Britannia, il territorio / l’isola.
Avalon = l’isola ultraterrena del ciclo arturiano.
Simbolicamente, però, i due concetti possono facilmente sovrapporsi:
Albion rappresenta la Britannia visibile e il suo corpo mitico;
Avalon rappresenta una Britannia invisibile, sacra, situata quasi «dietro» quella geografica.
È precisamente questa sovrapposizione che ha reso Glastonbury così importante nell’esoterismo moderno.
Tra XIX e XX secolo, occultisti, mistici cristiani, celtisti, druidisti e successivamente ambienti New Age svilupparono l’immagine di Glastonbury come luogo in cui il mondo materiale e quello spirituale quasi coincidono.
Ed è curioso rispetto alla nostra precedente discussione su Sedona che la sensitiva Page Bryant chiamasse “Albion” l’entità dalla quale sosteneva di ricevere informazioni sui vortex di Sedona. Non posso però confermare che Bryant intendesse esplicitamente riferirsi all’Albion di Blake o alla Britannia mitica: la coincidenza del nome è suggestiva, ma senza una sua spiegazione diretta sarebbe speculativo stabilire il collegamento. (io l’ho fatto naturalmente, perché penso che nella generazione dei nomi new age vanno sempre a ricollegarsi con antichi miti …).
In estrema sintesi: Albion è la terra mitica/corpo della Britannia; Avalon è il suo Altrove arturiano, l’isola delle mele, della guarigione e del passaggio oltre la morte. È soprattutto l’esoterismo moderno ad aver trasformato questa coppia in una vera geografia spirituale.
Sì, è una caratteristica molto frequente del linguaggio New Age, soprattutto dagli anni 1960-90.
Più precisamente, avviene spesso una ri-semantizzazione di nomi mitologici antichi: il nome viene conservato, ma gli viene attribuito un significato nuovo, talvolta molto lontano dalla fonte originaria.
Per esempio:
- Avalon: isola dell’Altro Mondo arturiano → luogo o stato di coscienza spirituale.
- Albion: antico nome della Britannia, poi potentissimo simbolo in Blake → può diventare nome di entità, guida o intelligenza spirituale.
- Atlantide: mito platonico → civiltà iniziatica tecnologicamente e spiritualmente avanzata.
- Lemuria: ipotesi zoologico-geologica ottocentesca → continente perduto e civiltà spirituale.
- Shambhala: concetto della tradizione buddhista del Kālacakra → centro occulto mondiale o regno dei Maestri.
- Gaia: divinità greca → coscienza planetaria/Terra come organismo spirituale.
La cosa interessante è che questo meccanismo non nasce con la New Age. L’occultismo ottocentesco lo praticava già ampiamente. La Teosofia, per esempio, recupera termini sanscriti, buddhisti, neoplatonici, egizi e gnostici e li inserisce in un sistema interpretativo più vasto. Prima ancora, il Rinascimento aveva fatto qualcosa di analogo con Ermete Trismegisto, Orfeo, Zoroastro, la Cabala e il neoplatonismo.
La differenza è soprattutto metodologica: nella tradizione New Age il collegamento storico può diventare molto libero. Un nome antico conferisce immediatamente profondità archetipica e autorità a un concetto moderno. Dopo alcune generazioni di autori, può diventare difficile capire dove finisca la tradizione antica e dove cominci l’elaborazione contemporanea.
Per questo, quando incontriamo nomi come Albion nel caso di Sedona, la domanda più utile è sempre: quando compare per la prima volta questo nome in relazione a questo specifico fenomeno? Poi si può risalire all’indietro e vedere se esiste una vera continuità oppure se qualcuno ha semplicemente recuperato un antico nome mitologico.
Nel caso Albion–Sedona, sarebbe particolarmente interessante identificare le parole originali di Page Bryant: potremmo capire se “Albion” fosse davvero il nome che attribuiva alla sua entità e se spiegò mai perché si chiamasse così.
Ho verificato meglio, e Albion non era un nome che avevo collegato io a Page Bryant: è effettivamente documentato come il nome della sua “guida” o entità canalizzata.
La fonte più solida che ho trovato è il Sedona Heritage Museum. La storica Janeen Trevillyan, leggendo materiale conservato negli archivi del museo, riporta che intorno al 1980 Page Bryant, sensitiva originaria della Florida, viveva temporaneamente a Sedona e dichiarò di avere avuto un incontro psichico con «Albion, an entity». Secondo il racconto, Albion le avrebbe indicato diversi punti energetici nella regione delle Red Rocks; Bryant li chiamò vortexes. (kjzz.org)
C’è anche una fonte contemporanea molto interessante: già nel 1984 un articolo descrive Bryant come channel di «a metaphysical entity called Albion» e dice che venivano trascritte le rivelazioni di Bryant/Albion. Quindi non si tratta di una ricostruzione recente: il rapporto Bryant–Albion è attestato mentre il fenomeno stava nascendo. (btstack.com)
Inoltre il Los Angeles Times, nel 1991, intervistò Bryant e riportò direttamente la sua versione: nel 1980 sarebbe stato il suo «inner guide, Albion» a condurla ai vortex di Sedona. (latimes.com)
Ma perché proprio «Albion»?
Qui viene la parte interessante: non ho trovato una dichiarazione di Page Bryant che spieghi l’origine del nome. Quindi non possiamo dire documentalmente: «lo chiamò Albion in riferimento a William Blake» oppure «in riferimento all’antico nome della Britannia».
Però ho trovato un indizio che rende la tua intuizione decisamente pertinente.
La bibliografia della stessa Bryant comprende un libro intitolato Awakening Arthur: His Return in Our Time. La sua produzione comprende inoltre testi su Ancient Wisdom, Lemuria, sciamanesimo, Native American mythology, astrologia, corpi astrali, iniziazioni ecc. Il sito dedicato ai suoi insegnamenti presenta esplicitamente Albion come suo spirit teacher. (albionspeaks.weebly.com)
Quindi abbiamo:
Albion → antico nome mitico/poetico della Britannia
Arthur → re Artù
Avalon → luogo ultraterreno arturiano
Page Bryant → canalizza una guida chiamata Albion
Page Bryant → scrive successivamente Awakening Arthur: His Return in Our Time
Questo rende plausibile un retroterra arturiano-britannico nel suo immaginario, ma non dimostra che il nome Albion sia stato scelto deliberatamente per quel motivo. Su quest’ultimo punto non posso confermarlo.
C’è poi un’altra scoperta interessante: la paternità stessa dei vortex fu contestata. Richard Sutphen sosteneva di avere presentato a Bryant la propria teoria dei vortex durante un seminario a Scottsdale nel 1980, alcuni mesi prima delle presunte rivelazioni di Albion. Bryant sosteneva invece che fosse Albion ad averle indicato i luoghi. Il Los Angeles Times riportava già questa controversia nel 1991. (latimes.com)
Quindi questo è un caso quasi esemplare del meccanismo che indicavi: un fenomeno New Age nato intorno al 1980 viene espresso attraverso un vocabolario che attinge a nomi e archetipi molto più antichi. Nel caso di Bryant troviamo contemporaneamente Albion, Artù, Lemuria, astrologia, «Ancient Wisdom», iniziazioni e tradizioni native. Non significa che tutti questi elementi abbiano una continuità storica fra loro; significa che vengono ricombinati in una nuova mitologia esoterica contemporanea. (albionspeaks.weebly.com)
E proprio Albion + Arthur mi sembra la pista più interessante da approfondire: bisognerebbe cercare nei libri originali di Bryant se il suo Albion racconta chi sostiene di essere. Quello potrebbe finalmente dirci se il riferimento alla Britannia mitica è esplicito oppure soltanto una coincidenza.
a paternità stessa dei vortex fu contestata. Richard Sutphen sosteneva di avere presentato a Bryant la propria teoria dei vortex durante un seminario a Scottsdale nel 1980
Sì. Ho verificato la questione e la controversia è reale, ma la cronologia richiede una correzione rispetto a come l’avevo formulata.
Il Los Angeles Times nel 1991 intervistò entrambi. Richard “Dick” Sutphen sosteneva di aver ingaggiato Page Bryant come relatrice a un suo seminario psichico a Scottsdale nel 1980. Secondo Sutphen, durante quel seminario fece una presentazione dettagliata sui vortex e questo avvenne alcuni mesi prima che Bryant dichiarasse di aver ricevuto da Albion le informazioni sui vortex di Sedona. Bryant respingeva l’accusa e sosteneva, al contrario, che Sutphen avesse ricavato le informazioni dal suo materiale registrato.
Ma Sutphen aveva parlato dell’energia di Sedona ancora prima del 1980. Nel suo libro Past Lives, Future Loves, pubblicato nel 1978, raccontava già un’esperienza relativa all’energia/vortex di Airport Mesa. Successivamente dichiarò che quel libro aveva provocato numerose richieste di persone che volevano sapere dove si trovasse il luogo.
Questo rende la cronologia approssimativamente:
1969 → Sutphen dice di visitare Sedona per la prima volta e di percepirvi una particolare «spiritual vibration».
1978 → pubblica Past Lives, Future Loves, parlando pubblicamente dell’energia di Sedona/Airport Mesa.
1980 → seminario di Sutphen a Scottsdale al quale partecipa Bryant; Sutphen sostiene di avervi presentato dettagliatamente la propria teoria.
1980 circa → Bryant afferma che la sua guida Albion le rivela/indica i diversi vortex di Sedona.
1983 → Sutphen comincia a organizzare i suoi Sedona Psychic Seminars.
1987 → Harmonic Convergence: Sedona diventa internazionalmente celebre come centro New Age.
C’è però un’ulteriore complicazione: né Sutphen né Bryant sembrano essere stati davvero i primi a parlare di particolari energie a Sedona. La ricerca antropologica di Susannah Crockford ricostruisce una comunità metafisica locale precedente e riferisce tradizioni locali secondo cui già negli anni Sessanta alcuni sensitivi parlavano di queste energie. Perciò Crockford considera Sutphen e Bryant soprattutto come coloro che pubblicizzarono e sistematizzarono l’idea.
Anche lo studioso Adrian Ivakhiv, occupandosi specificamente di Sedona come sacred site, attribuisce a Sutphen e Bryant insieme la pubblica identificazione dei power spots/vortices tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta.
Quindi direi che la formulazione storicamente più prudente è:
Bryant non “scoprì” i vortex di Sedona dal nulla nel 1980. Esisteva già una cultura locale dei power spots; Sutphen ne parlava pubblicamente almeno dal 1978; Bryant contribuì però in maniera decisiva a identificare, classificare e popolarizzare specifici luoghi come vortex, attribuendo le informazioni alla sua guida Albion.
E questo rende ancora più interessante Albion: se la rivelazione del 1980 arrivò dopo che Bryant aveva già ascoltato Sutphen parlare dei vortex, abbiamo una possibile spiegazione storica della genesi del sistema Bryant-Albion che prescinde dall’origine soprannaturale rivendicata da Bryant. Non dimostra naturalmente che Albion fosse un’invenzione consapevole; dimostra soltanto che Bryant era già stata esposta a idee analoghe.