Alcuni anni fa ospitavo relatori di un’importantissimo gremio in hotel e una mattina a colazione uno di loro mi racconta di quella volta che fece una conferenza presso la Società Teosofica di New York. Alla presenza anche della presidente americana affermò che H.P.B. faceva uso di hashish. Mi aveva fatto sbellicare dalle risate immaginando la situazione. Ora verifichiamo però le sue affermazioni che mi sembrano quantomeno provocatorie :
Partiamo con ChatGPT :
Libri pubblicati con il suo consenso dove lei ammette di averne fatto uso non ce ne sono :
Al momento non trovo alcun libro pubblicato durante la vita di H. P. Blavatsky, con il suo consenso, nel quale lei ammetta esplicitamente di aver fatto uso di hashish.
La distinzione è importante. La famosa frase attribuita a HPB — «Hasheesh multiplies one’s life a thousandfold…» — proviene da Albert Leighton Rawson, nell’articolo Mme. Blavatsky—A Theosophical Occult Apology, Frank Leslie’s Popular Monthly, febbraio 1892, p. 202. HPB era morta l’8 maggio 1891: quindi non poté né approvare la pubblicazione né contestare il racconto. (Scribd)
Nei suoi libri pubblicati mentre era viva — Isis Unveiled (1877), The Secret Doctrine (1888), The Key to Theosophy (1889), ecc. — HPB parla di hashish e altre droghe, ma questo non equivale a dichiarare di averle assunte personalmente. Le bibliografie confermano inoltre quali opere appartengano effettivamente al periodo della sua vita e quali siano postume. (onlinebooks.library.upenn.edu)
Quindi non abbiamo, per quanto posso confermare, una confessione autobiografica pubblicata e autorizzata da HPB sull’uso di hashish. Abbiamo invece testimonianze attribuitele da terzi, delle quali Rawson è quella fondamentale e più frequentemente ripetuta.
La domanda più interessante diventa allora: esiste una testimonianza sull’hashish pubblicata prima del maggio 1891, che HPB avrebbe potuto conoscere e non smentì? Questo sarebbe documentariamente molto più forte di Rawson 1892. Posso verificare precisamente questo punto.
Albert Leighton Rawson (1828/29–1902) era un personaggio piuttosto singolare: artista, incisore, illustratore, scrittore, viaggiatore e studioso di religioni, oltre che membro della prima Società Teosofica americana. Lo Smithsonian lo registra come artista americano, nato a Chester, Vermont, e morto a New York nel 1902. (Smithsonian American Art Museum)
Per il nostro discorso su HPB, però, ci sono alcuni elementi particolarmente importanti.
Rawson viaggiò estesamente in Medio Oriente e scrisse di religioni, lingue e archeologia. È stato descritto anche come iniziato presso i Drusi. Frequentava l’ambiente esoterico newyorkese e divenne formalmente membro della Theosophical Society nel 1877, risultando il 139º membro. (theohistory.org)
Sosteneva inoltre di conoscere Blavatsky da molto prima della fondazione della Società Teosofica. Raccontò di essere stato con lei nel Vicino Oriente nel 1851–1852 e divenne in seguito uno dei cronisti delle presunte avventure giovanili di HPB. Scrisse in particolare Two Madame Blavatskys—The Acquaintance of Madame H. P. Blavatsky with Eastern Countries e, dopo la morte di lei, Mme. Blavatsky. A Theosophical Occult Apology. (theohistory.org)
Ma qui emerge un problema serio
La ricerca storica successiva ha scoperto qualcosa che incide direttamente sulla sua attendibilità come testimone.
Lo storico John Patrick Deveney ha verificato che Rawson fu incarcerato dal 15 settembre 1851 al 22 giugno 1852. Questo rende problematica, almeno per quel periodo, la sua affermazione di trovarsi contemporaneamente con Blavatsky nel Vicino Oriente. Theosophical History considera la questione sufficientemente importante da osservare che questa scoperta mette in dubbio le affermazioni di Rawson sulla sua associazione con HPB nel 1851. (theohistory.org)
Questo cambia parecchio il peso della testimonianza sull’hashish.
Rawson conobbe realmente HPB: non sembra corretto liquidarlo semplicemente come qualcuno che non aveva rapporti con lei. Era inserito nell’ambiente teosofico, collaborava con personaggi come Alexander Wilder e Charles Sotheran e fu membro della TS. (theosophy.wiki)
Ma alcune delle sue reminiscenze autobiografiche sono documentariamente problematiche. E soprattutto la sua famosa testimonianza sull’hashish venne pubblicata dopo la morte di HPB, quando lei non poteva più confermarla o smentirla.
Perciò, se stiamo valutando storicamente l’affermazione «Blavatsky usava hashish», Rawson costituisce una testimonianza, non una prova conclusiva. E il fatto che almeno una parte importante dei suoi racconti sui primi incontri con HPB sia stata messa seriamente in dubbio da documentazione indipendente riduce ulteriormente il valore probatorio della sua dichiarazione sull’hashish. (theohistory.org)
Confidenza: alta sul profilo biografico e sull’esistenza del problema cronologico 1851–52; non possiamo invece dedurre da questa incongruenza che Rawson mentisse anche sull’hashish. Sarebbe un salto logico.
Sì. Formulata con rigore storico, non si può affermare con certezza che H. P. Blavatsky abbia fatto uso di hashish.
Possiamo affermare con sicurezza soltanto che:
- Rawson sostenne che HPB gli avesse parlato dell’hashish in termini che implicavano esperienza personale. Ma la testimonianza fu pubblicata nel 1892, dopo la morte di HPB, quindi non fu verificata o approvata da lei. La bibliografia storica conferma l’articolo di Rawson nel Frank Leslie’s Popular Monthly, febbraio 1892, pp. 199–208. (blavatskyarchives.com)
- Nei testi sicuramente suoi che ho verificato non ho trovato un’ammissione autobiografica del tipo «ho preso hashish», «ho sperimentato hashish», ecc.
- Anzi, in The Key to Theosophy, pubblicato da lei nel 1889, HPB considera l’uso abituale di hashish, oppio e droghe analoghe distruttivo per lo sviluppo dei poteri interiori. Il testo dell’edizione originale del 1889 è confermato dalla ristampa verbatim. (Project Gutenberg)
- Il fatto che conoscesse e discutesse gli effetti di hashish e altre sostanze non dimostra che le avesse personalmente assunte.
Quindi una biografia rigorosa dovrebbe scrivere qualcosa come:
«Albert Leighton Rawson affermò, dopo la morte di Blavatsky, che ella avesse fatto esperienza dell’hashish.»
Non:
«Blavatsky faceva uso di hashish.»
E ancora meno «Blavatsky era dipendente dall’hashish», per cui non vedo attualmente prove documentarie adeguate. Una fonte teosofica che ha esaminato specificamente questa accusa arriva anch’essa alla conclusione che l’affermazione della dipendenza risalga essenzialmente a Rawson e che non vi siano prove sufficienti. (T H E O S O P H Y)
Livello di certezza: alto sulla distinzione storiografica; non posso invece escludere che esista qualche testimonianza primaria poco nota che non abbiamo ancora individuato.
Nei suoi libri pubblicati mentre era viva — Isis Unveiled (1877), The Secret Doctrine (1888), The Key to Theosophy (1889), ecc. — HPB parla di hashish e altre droghe, cosa dice ?
Sì. Ho ricontrollato i passaggi, e il quadro è interessante perché HPB non presenta affatto l’hashish come mezzo consigliabile per lo sviluppo occulto. I due passi più importanti sono questi.
1. Isis Unveiled (1877)
Nel vol. II, pp. 589–590, nel riepilogo finale dei principi della magia, HPB parla delle proprietà occulte delle piante:
“Plants also have like mystical properties in a most wonderful degree…”
Prosegue dicendo che i segreti delle «herbs of dreams and enchantments» sono andati perduti per la scienza europea, salvo pochi casi conosciuti:
“…such as opium and hashish.”
E aggiunge che gli effetti psichici di queste sostanze sull’organismo umano vengono considerati dalla scienza semplicemente manifestazioni di un temporaneo disturbo mentale. Secondo HPB, invece, esistono proprietà delle piante non comprese dalla scienza moderna; collega poi il discorso al misterioso Soma degli antichi. (vedi anche ricerca sul Kikeon).
Quindi qui HPB sta sostenendo:
certe piante possiedono proprietà psichiche/occulte → oppio e hashish sono esempi conosciuti di piante/sostanze capaci di produrre effetti psichici → la scienza interpreta tali effetti in maniera riduttiva.
Ma attenzione: non dice assolutamente «io ho provato l’hashish».
2. The Key to Theosophy (1889)
Dodici anni dopo la posizione diventa ancora più esplicita dal punto di vista della disciplina spirituale.
L’interlocutore le domanda se i teosofi debbano evitare vino e liquori. HPB risponde che l’alcol è peggiore della carne per lo sviluppo morale e spirituale perché esercita un’influenza diretta e fortemente dannosa sulla condizione psichica dell’uomo.
Poi scrive:
“Wine and spirit drinking is only less destructive to the development of the inner powers, than the habitual use of hashish, opium, and similar drugs.”
Cioè:
«Il consumo di vino e liquori è soltanto meno distruttivo, per lo sviluppo dei poteri interiori, dell’uso abituale di hashish, oppio e droghe analoghe.»
Questa è particolarmente significativa perché The Key to Theosophy è del 1889, due anni prima della sua morte, e l’edizione consultabile riproduce verbatim l’edizione originale.
E The Secret Doctrine?
Qui devo correggere una sfumatura della mia precedente risposta: non posso confermare un passaggio della Secret Doctrine nel quale HPB discuta direttamente l’uso dell’hashish nello stesso modo dei due testi sopra. Le occorrenze importanti e inequivocabili che abbiamo verificato sono soprattutto Isis Unveiled e The Key to Theosophy.
E la sequenza è notevole:
1877 – Isis Unveiled
Hashish e oppio hanno autentici «psychical effects» e vengono inseriti nel più ampio discorso sulle proprietà misteriose delle piante.
1889 – The Key to Theosophy
L’uso abituale di hashish e oppio è considerato distruttivo per lo sviluppo dei poteri interiori.
1892 – Rawson, dopo la morte di HPB
Le attribuisce invece la famosa dichiarazione entusiastica: «Hasheesh multiplies one’s life a thousandfold…», sostenendo che ella l’avesse sperimentato.
Perciò abbiamo quasi un’inversione delle fonti: nelle opere pubblicate e controllate da HPB non ho trovato finora alcuna sua ammissione di consumo; nell’ultima opera esplicitamente dedicata all’insegnamento teosofico pratico lo giudica anzi dannoso allo sviluppo occulto. L’affermazione autobiografica positiva arriva da un’altra persona e viene pubblicata dopo la sua morte.
Questo non dimostra che HPB non l’abbia mai provato — potrebbe perfettamente averlo sperimentato in gioventù e successivamente averlo condannato — ma, sul piano strettamente documentario, non possiamo trasformare il racconto di Rawson in un’ammissione di HPB stessa.