Ho fatto una peregrinazione che mi ha portato dalla musica al cosmopolitismo allargando le ricerche quando mi sono imbattuto nella mecenate americana del compositore ceco, Jeannette Thurber che mi ha fatto ricercare le origini del cosmopolitismo. Ne è venuta fuori una ricerca intrigante che sfata anche qualche nota moderna su contaminazioni anni ’70 …
La musica di Antonín Dvořák è profondamente intrisa di spiritualità, a testimonianza della sua devota fede cattolica, della sua venerazione per la natura e della sua convinzione della presenza divina nella musica. A differenza di alcuni compositori che si sono confrontati con questioni di fede, la spiritualità di Dvořák è rimasta incrollabile e le sue composizioni irradiano un senso di riverenza, gratitudine e una profonda connessione con il sacro. Sia nelle sue opere corali sacre che nelle sue sinfonie, la sua musica trasmette spesso un senso di ispirazione divina e una gioia quasi mistica.
N ato nel 1841 in Boemia (oggi Repubblica Ceca), Dvořák crebbe in una famiglia profondamente religiosa, e le tradizioni cattoliche furono parte integrante della sua educazione. Le sue prime esperienze come organista di chiesa rafforzarono ulteriormente il suo legame con la musica sacra, e questa influenza rimase centrale nel suo stile compositivo. Le sue opere riflettono spesso la co nvinzione che la musica sia un dono di Dio, qualcosa da utilizzare non solo per l’espressione artistica ma anche per l’elevazione spirituale.
Il suo Stabat Mater , una delle sue opere corali più toccanti, si erge come una profonda meditazione sul dolore, la fede e la redenzione. Composto in seguito alla perdita dei suoi tre figli, il brano incanala un profondo dolore in un’opera di sublime bellezza, offrendo al contempo lamento e speranza. Allo stesso modo, il suo Requiem è un’ampia e profondamente introspettiva messa cattolica per i defunti, ricca di solenne grandezza e intensità spirituale.
La perdita dei suoi tre figli fu l’evento più devastante della vita di Antonín Dvořák e influenzò profondamente la sua musica.
Tra il 1875 e il 1877, lui e la moglie Anna subirono tre lutti consecutivi:
- Josefa (nata il 19 agosto 1875) morì due giorni dopo la nascita. (https://www.antonin-dvorak.cz)
- Růžena (nata nel 1876) morì nell’agosto 1877, a meno di un anno di età, per un avvelenamento accidentale da fosforo, probabilmente dopo aver ingerito fiammiferi. (https://www.antonin-dvorak.cz)
- Otakar, il primogenito, di tre anni e mezzo, morì un mese dopo, nel settembre 1877, a causa del vaiolo. (https://www.antonin-dvorak.cz)
Nel giro di poche settimane Dvořák aveva perso tutti e tre i suoi figli. (https://www.antonin-dvorak.cz)
Lo Stabat Mater
Questa tragedia è direttamente legata alla nascita di uno dei suoi capolavori.
Dopo la morte della piccola Josefa iniziò a comporre uno Stabat Mater per soli, coro e orchestra. Dopo la morte anche di Růžena e Otakar, riprese l’opera e la trasformò nella versione definitiva, permeandola del proprio dolore. (https://www.antonin-dvorak.cz)
Lo Stabat Mater non è un Requiem: è la meditazione sul dolore della Vergine Maria ai piedi della croce. Dvořák vi trovò un linguaggio per esprimere il proprio lutto e, al tempo stesso, una speranza cristiana nella redenzione. L’opera contribuì in modo decisivo alla sua fama internazionale, soprattutto dopo le esecuzioni in Inghilterra negli anni Ottanta dell’Ottocento. (https://www.antonin-dvorak.cz)
Dopo questa tragedia la coppia ebbe altri sei figli, tutti sopravvissuti fino all’età adulta. (https://www.antonin-dvorak.cz)
Per molti musicologi, lo Stabat Mater segna il momento in cui il linguaggio di Dvořák acquista una profondità emotiva nuova: il dolore personale non si traduce in disperazione assoluta, ma viene trasformato in una musica di intensa compassione e speranza.
Il dolore della Vergine Maria ai piedi della croce rappresenta il culmine della sua sofferenza terrena ed è il nucleo centrale della devozione alla Madonna Addolorata (o Mater Dolorosa). Questo momento teologico e umano è identificato tradizionalmente come il quinto dei Sette Dolori di Maria. [1, 2, 3, 4, 5]
Il fondamento biblico e teologico
- Il Vangelo di Giovanni: Il testo sacro descrive la presenza della Madre con la formula latina «Stabat Mater iuxta crucem» (Maria stava in piedi presso la croce). Questo “stare” indica dignità, fortezza e una profonda adesione spirituale al sacrificio del Figlio, rifiutando la disperazione. [2, 6, 7, 8, 9]
- La profezia di Simeone: Questo strazio realizza la profezia ricevuta da Maria durante la presentazione al Tempio: «E anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Luca 2,35). [10, 11, 12, 13]
- Maternità universale: Sulla croce, Gesù affida Giovanni a Maria e Maria a Giovanni con le parole: «Donna, ecco il tuo figlio!». In quel momento di massimo dolore, Maria diventa spiritualmente la Madre della Chiesa e di tutta l’umanità. [2, 3, 14]
Il significato spirituale e la Corredenzione
- Compassione: Il termine significa letteralmente “soffrire insieme”. Sant’Agostino e San Bonaventura scrivevano che la Madre veniva spiritualmente crocifissa nello stesso momento in cui i chiodi trafiggevano il corpo del Figlio. [7, 15]
- Cooperazione alla Salvezza: La teologia cattolica vede Maria ai piedi della croce come colei che offre il proprio dolore unito a quello di Cristo per la redenzione del mondo, meritando spesso il titolo tradizionale di Corredentrice. [6, 16]
Espressioni artistiche e liturgiche
- Lo Stabat Mater: La sequenza liturgica attribuita a Jacopone da Todi esprime in versi l’immenso dolore della Madre che guarda il Figlio morente.
- La Pietà: Sebbene il Vangelo non descriva esplicitamente il momento successivo alla deposizione, l’arte ha immortalato il dolore di Maria che stringe il corpo senza vita di Gesù prima della sepoltura, come nella celebre Pietà di Michelangelo. [17]
- La Festa Liturgica: La Chiesa cattolica fa memoria di questo mistero di dolore il 15 settembre, nella memoria della Beata Vergine Maria Addolorata, il giorno successivo alla festa dell’Esaltazione della Santa Croce. [15, 18, 19, 20]
Se desideri approfondire l’argomento, e conoscere nel dettaglio tutti i Sette Dolori della tradizione o scoprire come questo tema è stato trattato nella storia dell’arte. [11]
[2] https://www.latheotokos.it
[6] https://www.legraindeble.it
[7] https://www.stellamatutina.eu
[11] https://www.chieseromaniche.it
[12] https://www.arsreligiosa.it
[16] https://hozana.org
[18] https://www.fcim.it
[20] https://www.vaticannews.va
Al di là di queste opere esplicitamente religiose, le sinfonie e la musica da camera di Dvořák trasmettono spesso un forte senso del divino attraverso il loro legame con la natura e l’anima umana. La sua Sinfonia n. 9 ( Dal Nuovo Mondo ), sebbene ispirata al periodo trascorso in America, possiede una profondità spirituale universale, come se fosse alla ricerca di un significato superiore all’esistenza terrena. Il suo Te Deum , un potente inno di lode, fu composto per celebrare il quattrocentesimo anniversario dell’arrivo di Cristoforo Colombo in America e incarna un travolgente senso di gratitudine verso il divino.
Dvořák va negli Stati Uniti nel 1892 principalmente per tre ragioni: un’offerta economica eccezionale, la possibilità di influenzare la nascita di una musica americana e il desiderio di garantire stabilità alla sua famiglia.
1. Un’offerta economica straordinaria
La filantropa americana Jeannette Thurber gli offrì la direzione del National Conservatory of Music di New York.
Jeannette Meyers Thurber (1850–1946) fu una delle figure più importanti e meno conosciute della storia della musica americana.
Era una ricca filantropa di New York che dedicò gran parte della sua fortuna alla costruzione di una cultura musicale nazionale negli Stati Uniti.
Il suo progetto
Nel 1885 fondò il National Conservatory of Music of America con un’idea rivoluzionaria:
- offrire un’educazione musicale di livello europeo;
- accogliere studenti indipendentemente da sesso, razza o condizione sociale;
- formare compositori americani invece di dipendere dall’Europa.
Per l’epoca era una visione estremamente progressista.
Perché chiamò Dvořák?
Thurber pensava:
“Se vogliamo una musica americana, dobbiamo chiamare il compositore che ha creato la musica nazionale ceca.”
Dvořák era l’uomo ideale perché aveva dimostrato che si poteva costruire una grande musica colta partendo dalle tradizioni popolari della propria terra.
Gli offrì uno stipendio di circa 15.000 dollari annui, una cifra enorme per il 1892 (equivalente oggi a diverse centinaia di migliaia di dollari).
L’influenza su Dvořák
Fu Thurber a chiedergli di riflettere sulla domanda:
Che cosa potrebbe essere una musica autenticamente americana?
Dvořák rispose che gli Stati Uniti possedevano già un patrimonio musicale straordinario nelle:
- canzoni afroamericane (spiritual);
- tradizioni dei popoli nativi americani.
Nel 1893 dichiarò al New York Herald:
“Le melodie future di questo Paese devono essere fondate su quelle che oggi vengono chiamate melodie negre.”
Questa affermazione suscitò un enorme dibattito.
Una donna fuori dal comune
Jeannette Thurber fu anche pioniera dell’inclusione. Il suo conservatorio:
- ammetteva donne come studentesse e docenti;
- accoglieva studenti afroamericani;
- accettava persone con disabilità;
- offriva borse di studio a chi non poteva permettersi gli studi.
Era un modello molto più aperto rispetto a molti conservatori europei del tempo.
La Thurber sembra seguire l’idea della fratellanza universale ed è quindi legittimo chiedersi se abbia avuto contatti con ambienti esoterici o teosofici, ma dopo una ricerca con esiti negativi l’IA mi suggerisce che l’idea della fratellanza universale non nasce con la Teosofia né con la Massoneria. È un tema che attraversa almeno 2.500 anni di storia e riemerge in epoche diverse.
Ecco una possibile genealogia.
1. Stoicismo (III sec. a.C.)
Con filosofi come Zenone, Crisippo, e poi Seneca, Epitteto e Marco Aurelio, compare l’idea che tutti gli esseri umani partecipino dello stesso Logos.
Da qui deriva il concetto di cosmopolitismo:
“Sono cittadino del mondo” (kosmopolites).
Per gli stoici, le differenze di popolo, lingua o condizione sociale sono secondarie rispetto all’appartenenza all’umanità.
2. Cristianesimo
San Paolo scrive:
“Non c’è più né Giudeo né Greco, né schiavo né libero…” (Galati 3,28)
L’idea è che tutti siano uguali davanti a Dio.
Per secoli questa rimase soprattutto un’uguaglianza spirituale, non sempre tradotta nella pratica sociale.
3. Misticismo e Rinascimento
Con autori come:
- Nicola Cusano
- Marsilio Ficino
- Pico della Mirandola
si sviluppa la convinzione che tutte le tradizioni religiose contengano frammenti della stessa verità.
Nasce l’idea della prisca theologia, una sapienza primordiale comune.
4. Illuminismo
Il XVIII secolo sostituisce progressivamente il fondamento religioso con quello razionale.
Pensatori come:
- Locke
- Montesquieu
- Voltaire
- Kant
parlano di:
- diritti naturali;
- dignità universale;
- pace perpetua;
- cittadinanza mondiale.
Kant, nel progetto Per la pace perpetua (1795), immagina addirittura una federazione di popoli.
5. Massoneria
La Massoneria moderna nasce nel 1717.
Uno dei suoi principi fondamentali è considerare gli uomini come fratelli al di là di:
- religione;
- nazionalità;
- classe sociale.
Le Costituzioni di Anderson (1723) rappresentano uno dei primi tentativi di creare un’associazione internazionale fondata sulla tolleranza.
Va però ricordato che le logge erano generalmente riservate agli uomini e riflettevano anche i limiti della società del tempo.
6. Teosofia
Nel 1875 la Società Teosofica pone come primo obiettivo:
“Formare un nucleo della Fratellanza Universale dell’Umanità senza distinzione di razza, credo, sesso, casta o colore.”
Qui la fratellanza assume anche una dimensione evolutiva:
- tutti condividono la stessa origine spirituale;
- tutta l’umanità evolve insieme;
- le religioni sono espressioni differenti di una medesima verità.
7. XX secolo
L’idea riappare in forma laica nella:
- Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948);
- ONU;
- UNESCO;
- movimenti ecumenici;
- dialogo interreligioso.
Da dove viene davvero?
Storicamente non c’è un’unica origine.
Sembra emergere indipendentemente in culture diverse ogni volta che qualcuno prova a rispondere a una domanda fondamentale:
Che cosa accomuna tutti gli esseri umani?
Le risposte cambiano:
- per gli stoici è il Logos;
- per il cristianesimo è l’essere figli di Dio;
- per la Massoneria è la dignità morale dell’uomo;
- per la Teosofia è la comune origine spirituale;
- per i diritti umani è la dignità intrinseca della persona.
Una possibile influenza sulla famiglia Thurber
Nel caso di Jeannette Thurber, è plausibile che i suoi ideali derivassero soprattutto dalla cultura protestante liberale americana, dal movimento riformatore del XIX secolo e dall’Illuminismo, più che da una specifica appartenenza esoterica.
Tuttavia, la New York di fine Ottocento era un luogo in cui queste correnti si intrecciavano continuamente. Non è escluso che idee provenienti dalla Massoneria, dal trascendentalismo, dalla Teosofia e dalle riforme sociali circolassero negli stessi ambienti intellettuali, influenzandosi reciprocamente anche senza affiliazioni formali. Per questo, quando si studiano figure come Thurber, è spesso più utile parlare di ecosistema culturale che di appartenenza a una singola organizzazione.
Il rapporto con Dvořák
Tra i due nacque un rapporto di grande stima, anche se non privo di difficoltà economiche e organizzative. Thurber ebbe problemi finanziari nel sostenere il conservatorio e talvolta faticò a pagare puntualmente lo stipendio promesso.
Quando Dvořák tornò definitivamente a Praga nel 1895, il progetto perse il suo principale punto di riferimento, ma il suo passaggio lasciò un’impronta duratura sulla musica statunitense.
È curioso osservare come, senza Jeannette Thurber, probabilmente la Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” non sarebbe mai stata scritta: fu proprio la sua intuizione e il suo invito a portare Dvořák in America a creare le condizioni per la nascita di uno dei capolavori più celebri della musica sinfonica.
In America lo stipendio di Dvořák era di circa 15.000 dollari all’anno, una cifra enorme per l’epoca: diverse volte superiore a quanto guadagnasse a Praga. Gli permise di assicurare il futuro della sua numerosa famiglia.
2. Creare una “musica nazionale americana”
Thurber aveva un progetto ambizioso: voleva che gli Stati Uniti sviluppassero una propria identità musicale, come la Boemia aveva fatto con Smetana e Dvořák.
Per questo chiamò proprio lui, che era considerato il compositore nazionale ceco per eccellenza.
Dvořák sosteneva che una musica autenticamente americana dovesse ispirarsi soprattutto a:
- gli spiritual afroamericani;
- le tradizioni musicali dei nativi americani.
Questa idea fu molto innovativa e anche controversa.
3. Curiosità e desiderio di nuove esperienze
A quasi 51 anni Dvořák era ormai famoso in tutta Europa.
L’America rappresentava:
- una nuova cultura;
- nuovi paesaggi;
- nuovi musicisti;
- una nuova sfida artistica.
Pur essendo profondamente legato alla Boemia, accettò di partire.
La Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”
Durante il soggiorno compose nel 1893 la celebre Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo”.
Contrariamente a un luogo comune, non inserisce melodie popolari americane autentiche. Fa qualcosa di molto più raffinato:
- inventa temi originali;
- li costruisce con caratteristiche ritmiche e melodiche che evocano spiritual e musica indigena.
Il celebre tema del secondo movimento (Largo) è interamente di Dvořák; solo molti anni dopo venne adattato nel canto “Goin’ Home”.
Perché tornò in Europa?
Nonostante il successo, Dvořák:
- soffriva la nostalgia della Boemia;
- non amava la vita frenetica di New York;
- preferiva la campagna e i piccoli paesi.
L’estate trascorsa a Spillville (Iowa), una comunità di immigrati cechi, fu il periodo americano in cui si sentì più felice.
Nel 1895 rientrò definitivamente a Praga e non tornò più negli Stati Uniti.
È interessante notare che la Sinfonia dal Nuovo Mondo non è un’opera “americana” nel senso stretto: è piuttosto lo sguardo di un compositore ceco sull’America. Per questo molti musicologi la considerano un ponte tra il nazionalismo musicale europeo e la nascita di una vera scuola musicale statunitense.
Dvořák nutriva anche una profonda venerazione per le tradizioni popolari, che considerava un’espressione naturale e sacra dello spirito umano. In questo senso, la sua spiritualità non si limitava alle mura di una chiesa, ma si estendeva ai ritmi della vita quotidiana, alla bellezza del mondo naturale e alla musica popolare. Credeva che la presenza di Dio si potesse percepire non solo nei testi sacri, ma anche nella gioia della danza, nel canto degli uccelli e nelle melodie della musica popolare.
Nonostante la sua profonda fede, Dvořák non era dogmatico né rigido nelle sue convinzioni. Era profondamente umile e si considerava un servitore della musica piuttosto che una figura di ego artistico. Nelle sue lettere e nei suo i scritti e sprimeva spesso gratitudine per il suo tale nto, che attribuiva alla divina provvidenza. A differenza di alcuni compositori romantici che lottavano con dubbi esistenziali, la fede di Dvořák gli offriva conforto e stabilità, e questo senso di sicurezza è evidente nel calore e nella luminosità della sua musica.
L’eredità di Dvořák è intrisa di una profonda spiritualità, non in senso dottrinale, ma nel modo in cui la sua musica eleva, consola e ispira. Sia attraverso le struggenti note del suo Stabat Mater , sia attraverso l’esultanza trionfale del suo Te Deum , sia attraverso i vasti paesaggi delle sue sinfonie, le sue composizioni rimangono una testimonianza della sua profonda e incrollabile fede nel potere sacro della musica.
La spiritualità della natura nella musica di Dvořák
Sebbene il compositore non fosse un teosofo, la sua musica viene talvolta accostata ad ascolti di carattere spirituale o meditativo per via della sua profonda connessione con la natura. [1]
- Opere come l’ouverture Nel regno della natura op. 91 e l’opera Rusalka celebrano il panteismo, il folklore e le creature elementali (ondine, spiriti dei boschi). [1, 2]
- Questo approccio romantico verso il misticismo naturale condivide alcune affinità estetiche e tematiche con la visione macrocosmica della teosofia, pur muovendosi su binari artistici e personali del tutto indipendenti. [1]
Ho inserito il video sulla sua opera La Rusalka nell’articolo https://andreabiascacaroni.org/2026/06/21/ricerche-sulla-strana-vita-di-h-p-b/.
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Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák
Spesso online si trova questa indicazione che dopo verifica si rivela errata :
Una citazione rock del quarto movimento è quella dei The Nice di Keith Emerson in America, rivisitazione del celebre brano di West Side Story. La citazione cui ti riferisci è The Nice – “America” (1968), il celebre arrangiamento di Keith Emerson del brano di West Side Story, nel quale inserisce anche temi della Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák. Questa versione è considerata uno dei primi manifesti del rock progressivo. (Louder)
Puoi vedere il video qui:
Keith Emerson non ne esegue una semplice citazione: fonde il tema di “America” di Bernstein con frammenti della “Dal Nuovo Mondo”, creando un collage musicale molto innovativo per l’epoca. (Wikipedia)
Se vuoi individuare il punto preciso in cui entra il tema di Dvořák, posso indicarti i minuti e i secondi della registrazione.
Sì. Ho riascoltato il brano: la citazione non è immediatamente evidente perché Emerson non esegue letteralmente il quarto movimento, ma ne utilizza cellule tematiche inserendole nell’arrangiamento di “America”.
Antonín Dvořák – Sinfonia n. 9, IV movimento
- The Nice – America (1968)
Quando arrivi al passaggio intorno ai 3 minuti, sentirai come Emerson prende il motivo di Dvořák e lo inserisce nel contesto rock.
Va però fatta una precisazione storica: molti testi divulgativi parlano di una “citazione del quarto movimento”, ma dal punto di vista musicologico non è una citazione integrale. È un’elaborazione molto libera di frammenti tematici della Dal Nuovo Mondo, intrecciati con America di Leonard Bernstein. Questo è uno dei motivi per cui il brano è considerato una pietra miliare del rock progressivo. (Khan Academy)
Io ho tentato di trovarla e dopo aver insistito l’IA mi dice :
Hai colto un punto interessante. In effetti, West Side Story è immediatamente riconoscibile, mentre la presunta citazione di Dvořák è molto più controversa.
La situazione è questa:
- Leonard Bernstein – “America”: è il materiale principale del brano. La melodia è chiarissima fin dall’inizio.
- Antonín Dvořák – Sinfonia n. 9: molti libretti, articoli e commentatori affermano che Emerson inserisca citazioni della Dal Nuovo Mondo, ma pochi indicano esattamente dove, e non esiste un consenso musicologico.
Ascoltando il brano, non emerge una citazione letterale del celebre tema iniziale del IV movimento:
♪ ta-ta-ta-TAA… ta-ta-ta-TAA…
che sarebbe immediatamente riconoscibile.
Quello che si percepisce sono invece:
- progressioni armoniche;
- figure ritmiche;
- frammenti melodici;
- atmosfera orchestrale
che ricordano Dvořák, ma sono talmente rielaborati da non costituire una citazione diretta.
È possibile che la fonte sia sbagliata?
Sì.
Molti testi italiani ripetono la frase:
“Una citazione rock del quarto movimento è quella dei The Nice in America.”
Questa formulazione viene spesso copiata da un sito all’altro senza dimostrazione musicale. Potrebbe derivare da una nota di copertina o da un commento giornalistico, più che da un’analisi dello spartito.
Se vuoi verificare definitivamente
Posso confrontare lo spartito del IV movimento della Nona di Dvořák con la partitura di America dei The Nice (o trascriverla dall’audio) e dirti se esiste davvero una citazione oppure se è una leggenda tramandata nella letteratura sul progressive rock.
Sospetto, dopo aver verificato quanto disponibile, che la seconda ipotesi sia più probabile: West Side Story è inequivocabile; la “citazione di Dvořák” sembra essere più un’influenza o una rielaborazione che una citazione riconoscibile e localizzabile.

Nota sul cosmopolitismo :
La storia del cosmopolitismo è una delle grandi correnti della storia delle idee occidentali, ma ha paralleli anche in India, Cina e nel mondo islamico. È l’idea che l’appartenenza fondamentale dell’essere umano non sia alla tribù, alla città o alla nazione, bensì all’intera umanità.
1. Le origini: i Cinici (IV secolo a.C.)
Il primo a usare il termine fu probabilmente Diogene di Sinope (circa 412–323 a.C.).
Quando gli chiesero:
“Di dove sei?”
rispose:
“Kosmopolites” (κοσμοπολίτης)
cioè:
“Sono cittadino del mondo.”
Era una provocazione.
Nella Grecia antica ogni individuo apparteneva alla propria polis (Atene, Sparta, Corinto…). Diogene rifiutava ogni appartenenza particolare.
2. Gli Stoici
Con Zenone di Cizio (334–262 a.C.) il cosmopolitismo diventa una filosofia politica.
Secondo gli Stoici:
- tutti gli uomini condividono il Logos;
- tutti partecipano della stessa ragione;
- esiste una legge naturale universale.
Marco Aurelio scriverà:
“La mia città è Roma, ma come uomo appartengo al mondo.”
Lo stoicismo è il primo sistema filosofico a fondare razionalmente una fratellanza universale.
3. Roma
Con l’Impero Romano il cosmopolitismo diventa più concreto.
L’editto di Caracalla (212 d.C.) concede la cittadinanza romana a quasi tutti gli uomini liberi dell’Impero.
Non è ancora cittadinanza universale, ma è un enorme ampliamento del concetto.
4. Cristianesimo
Il cristianesimo universalizza ulteriormente il concetto.
San Paolo afferma:
“Non c’è più né Giudeo né Greco.”
La comunità dei credenti supera:
- popolo;
- lingua;
- razza;
- condizione sociale.
L’appartenenza fondamentale diventa la Chiesa universale (catholica).
5. Medioevo
Nel Medioevo convivono due idee:
- appartenenza locale (feudo, città);
- appartenenza universale alla Cristianità.
Pensatori come Tommaso d’Aquino elaborano l’idea di una legge naturale valida per tutti.
6. Rinascimento
Con:
- Erasmo
- Pico della Mirandola
- Cusano
si afferma una nuova visione dell’uomo.
Erasmo sogna un’Europa unita dalla cultura più che dalla guerra.
Cusano parla della coincidentia oppositorum: le differenze possono essere ricondotte a un’unità superiore.
7. Illuminismo
Qui il cosmopolitismo assume la forma moderna.
Montesquieu
Studia le culture senza ritenerne una assoluta.
Voltaire
Combatte il fanatismo religioso.
Kant
È probabilmente il massimo teorico del cosmopolitismo.
Nel 1795, in Per la pace perpetua, propone:
- diritto cosmopolitico;
- ospitalità universale;
- cooperazione internazionale;
- federazione degli Stati.
Molte idee dell’ONU derivano indirettamente da questo testo.
8. Massoneria
La Massoneria del XVIII secolo diventa uno dei principali veicoli pratici del cosmopolitismo.
Una loggia riunisce uomini di:
- nazioni diverse;
- confessioni diverse;
- professioni diverse.
Le Costituzioni di Anderson (1723) insistono sulla tolleranza religiosa e sulla fratellanza.
9. Teosofia
Nel 1875 la Società Teosofica amplia ulteriormente l’orizzonte.
Non parla solo di fratellanza umana.
Parla di:
- evoluzione comune;
- religioni come manifestazioni di una stessa verità;
- umanità come organismo spirituale.
Il primo obiettivo rimane:
“Formare un nucleo della Fratellanza Universale dell’Umanità.”
10. XX secolo
Dopo due guerre mondiali il cosmopolitismo assume forma istituzionale.
Nascono:
- ONU;
- UNESCO;
- Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo;
- Corte Internazionale.
Per la prima volta il diritto internazionale cerca di proteggere l’individuo anche contro il proprio Stato.
Le critiche
Il cosmopolitismo è stato criticato da varie prospettive.
Conservatori
Sostengono che:
- l’uomo ha bisogno di radici;
- patria e tradizione sono indispensabili.
Marxisti
Osservano che il cosmopolitismo può diventare l’ideologia delle élite economiche internazionali.
Comunitaristi
Autori come Michael Sandel e Alasdair MacIntyre ritengono che l’identità personale nasca dalle comunità concrete, non da un’umanità astratta.
Oggi
Oggi esistono almeno tre forme di cosmopolitismo:
- Politico: diritti umani universali, cooperazione internazionale.
- Economico: globalizzazione di mercati, imprese e finanza.
- Culturale: dialogo tra civiltà, religioni e tradizioni.
Queste forme possono convergere, ma anche entrare in tensione: ad esempio, il cosmopolitismo economico non coincide necessariamente con quello etico o politico.
Una riflessione
Dal punto di vista storico, il cosmopolitismo non è un’idea unica e lineare, ma una tradizione che si è trasformata nel tempo. Diogene lo concepiva come rifiuto delle convenzioni sociali; gli Stoici come appartenenza alla comunità razionale dell’umanità; il cristianesimo come fraternità in Dio; l’Illuminismo come universalità della ragione e dei diritti; la Massoneria come fratellanza oltre le divisioni confessionali; la Teosofia come unità spirituale dell’umanità. Ogni epoca ha reinterpretato la stessa intuizione di fondo: che esista qualcosa che unisce tutti gli esseri umani al di là delle loro differenze.

Il cosmopolitismo non è un’esclusiva della Grecia. Idee molto simili compaiono in quasi tutte le grandi civiltà, anche se con fondamenti filosofici o religiosi diversi. È uno dei casi in cui culture lontane sembrano convergere su una stessa intuizione.
India
L’espressione più famosa è nel Mahā Upaniṣad (probabilmente tra il III sec. a.C. e il III sec. d.C.):
“Vasudhaiva Kutumbakam”
cioè
“Il mondo intero è una sola famiglia.”
Questo motto è ancora oggi utilizzato dall’India ed è stato il tema del G20 del 2023.
Nel pensiero induista:
- ogni essere possiede l’Ātman;
- l’Ātman è identico al Brahman;
- la distinzione fra gli individui è in ultima analisi apparente (Māyā).
Da qui deriva una fratellanza fondata sull’unità metafisica.
Buddhismo
Il Buddha supera completamente il concetto di appartenenza etnica.
Uno dei quattro stati sublimi è la
Mettā
(amore universale).
Il praticante è invitato a sviluppare benevolenza verso:
- amici;
- sconosciuti;
- nemici;
- tutti gli esseri senzienti.
L’ideale del Bodhisattva consiste proprio nel rimandare la propria liberazione fino a quando tutti gli esseri non siano liberati.
Giainismo
Uno dei motti fondamentali è:
“Parasparopagraho Jīvānām”
“Tutti gli esseri viventi dipendono gli uni dagli altri.”
Qui il cosmopolitismo si estende perfino agli animali e agli insetti.
Cina
Confucianesimo
Confucio parla soprattutto della famiglia e dello Stato.
Ma nel pensiero successivo compare l’idea di
Datong (大同)
“La Grande Unità.”
Nel Libro dei Riti viene descritto un mondo ideale dove:
- nessuno viene escluso;
- il bene comune prevale;
- i governanti servono l’intera umanità.
Kang Youwei svilupperà questo ideale nel XIX secolo come una sorta di cosmopolitismo mondiale.
Mohismo
Mozi (V secolo a.C.) propone una teoria sorprendentemente moderna.
Parla di
Jian Ai (兼愛)
“amore imparziale”
cioè amare tutti gli uomini senza privilegi per il proprio clan.
È probabilmente una delle formulazioni più radicali di universalismo antico.
Taoismo
Nel Taoismo ogni essere nasce dal Tao.
L’uomo non è il centro dell’universo.
L’armonia riguarda:
- uomini;
- animali;
- montagne;
- fiumi;
- cielo.
È un cosmopolitismo cosmico più che politico.
Persia
Lo Zoroastrismo considera tutti gli uomini coinvolti nella lotta cosmica tra:
- Verità (Asha)
- Menzogna (Druj)
La responsabilità morale è universale.
Ebraismo
L’ebraismo è spesso percepito come particolare.
In realtà contiene anche elementi universalistici.
Ad esempio:
- tutti gli uomini discendono da Adamo;
- tutti sono creati a immagine di Dio;
- le Sette Leggi di Noè valgono per tutta l’umanità.
Islam
Il Corano afferma:
“Vi abbiamo creati in popoli e tribù affinché vi conosceste.”
(Sura 49:13)
La Umma è la comunità dei credenti.
Ma l’Islam riconosce anche un’origine comune dell’umanità.
I filosofi islamici come Al-Fārābī e Ibn Rushd sviluppano una filosofia della ragione universale.
Africa
Nelle tradizioni bantu compare il concetto di
Ubuntu
“Io sono perché noi siamo.”
L’identità individuale nasce dalla relazione con tutti gli altri.
Nel XX secolo diventerà uno dei principi morali di Nelson Mandela e Desmond Tutu.
Popoli nativi americani
Molte tradizioni vedono gli esseri umani come parte di una rete che comprende:
- animali;
- piante;
- antenati;
- spiriti;
- Terra.
La fratellanza non riguarda solo gli uomini.
Tradizione andina
Il concetto di
Ayni
indica la reciprocità universale.
L’intera natura partecipa allo stesso ordine.
Confronto
| Tradizione | Fondamento dell’universalismo |
|---|---|
| Stoicismo | Logos comune |
| Cristianesimo | Figli di Dio |
| Induismo | Brahman–Ātman |
| Buddhismo | Compassione universale |
| Mohismo | Amore imparziale |
| Confucianesimo | Grande Unità (Datong) |
| Taoismo | Tao |
| Islam | Unica creazione divina |
| Ubuntu | Relazione reciproca |
| Teosofia | Evoluzione spirituale comune |
Una differenza importante
È interessante notare che esistono due grandi famiglie di cosmopolitismo:
- Etico-politico, tipico dello stoicismo, dell’Illuminismo e dei diritti umani: tutti meritano uguale rispetto e dignità.
- Metafisico-spirituale, tipico dell’induismo, del buddhismo, del taoismo e della teosofia: tutti gli esseri condividono una stessa realtà profonda, che può essere chiamata Brahman, Buddha-natura, Tao o Unità spirituale.
Per confrontare le grandi tradizioni senza ridurle a un’unica dottrina, è utile osservare che esse arrivano spesso a conclusioni simili — la fraternità, l’interdipendenza, la dignità universale — ma attraverso percorsi filosofici e religiosi profondamente diversi. Questo permette di studiarne sia le convergenze sia le differenze senza appiattirle.