Young artisan carving a detailed marble sculpture of a seated woman holding a body

Dalla pietà al neoplatonismo …

I miei salti nel web hanno sempre un ché di confusionario … ma solo in apparenza perché mi portano dove devo andare !!!

Nell’articolo precedente su Dvořák mi sono imbattuto nella madre dolorosa e inevitabilmente arrivo alla pietà di Michelangelo. Nella sua bio si legge :

Michelangelo fu mandato a bottega proprio dal padre a causa dell’indigenza familiare[15]: la famiglia aveva bisogno dei soldi dell’apprendistato del ragazzo, al quale così non poté essere data un’istruzione classica.

Molto probabilmente Michelangelo non terminò il triennio formativo in bottega, a giudicare dalle vaghe indicazioni della biografia del Condivi. Forse si burlò del proprio maestro, sostituendo un ritratto della mano di Domenico, che doveva rifare per esercizio, con la sua copia, senza che il Ghirlandaio si accorgesse della differenza, “con un suo compagno […] ridendosene”[20].

In ogni caso, pare che su suggerimento di un altro apprendista, Francesco Granacci, Michelangelo cominciò a frequentare il giardino di San Marco, una sorta di accademia artistica sostenuta economicamente da Lorenzo il Magnifico in una sua proprietà nel quartiere mediceo di Firenze. Qui si trovava una parte delle vaste collezioni di sculture antiche dei Medici, che i giovani talenti, ansiosi di migliorare nell’arte dello scolpire, potevano copiare, sorvegliati e aiutati dal vecchio scultore Bertoldo di Giovanni, allievo diretto di Donatello. I biografi dell’epoca descrivono il giardino come un vero e proprio centro di alta formazione, forse enfatizzando un po’ la realtà quotidiana, ma è senza dubbio che l’esperienza ebbe un impatto fondamentale sul giovane Michelangelo[17].

Quello che descrivi è un modo di ricerca che può sembrare erratico, ma che spesso corrisponde a ciò che in storia delle idee viene chiamato serendipità, o anche ricerca associativa. Non è un metodo lineare: una parola (“Madre dolorosa”) diventa un nodo che apre un’altra rete di connessioni (Pietà → Michelangelo → Lorenzo de’ Medici → neoplatonismo…). Molti storici, filosofi e ricercatori lavorano anche così, purché poi le connessioni vengano verificate criticamente.

Il brano che hai riportato sulla giovinezza di Michelangelo contiene diversi elementi che aiutano a comprendere la sua formazione.

1. La povertà relativa della famiglia

È vero che Michelangelo entrò nella bottega di Domenico Ghirlandaio nel 1488 anche perché il padre accettò un contratto di apprendistato retribuito.

Va però precisato un punto importante.

La famiglia Buonarroti non era povera nel senso moderno del termine. Era una famiglia del patriziato fiorentino decaduta economicamente. Il padre, Lodovico Buonarroti, teneva molto al prestigio del casato e inizialmente vedeva il mestiere dell’artista come poco dignitoso per un gentiluomo.

Quindi entrarono in gioco due fattori:

  • difficoltà economiche;
  • necessità di procurare un reddito al figlio.

2. La bottega del Ghirlandaio

Michelangelo rimase probabilmente meno dei tre anni previsti.

Secondo la biografia di Ascanio Condivi, molto vicina ai racconti dello stesso Michelangelo, il giovane dimostrò subito un talento eccezionale.

L’aneddoto della copia del disegno del maestro, che avrebbe ingannato lo stesso Ghirlandaio, è tradizionale. Non sappiamo se sia realmente accaduto, ma serve a sottolineare quanto fosse già considerato straordinario.

3. Il giardino di San Marco

Qui avviene la vera svolta.

Grazie a Francesco Granacci, Michelangelo entra nel Giardino di San Marco, creato da Lorenzo de’ Medici.

Non era soltanto un luogo dove copiare statue antiche.

Era uno dei centri culturali più raffinati dell’Europa del Quattrocento.

Lì Michelangelo incontrò:

  • Bertoldo di Giovanni, ultimo allievo di Donatello;
  • studiosi di filosofia;
  • umanisti;
  • poeti;
  • collezioni di scultura classica.

In quel contesto respirò il clima del neoplatonismo fiorentino.

4. Il neoplatonismo

Alla corte di Lorenzo operavano figure come:

  • Marsilio Ficino;
  • Giovanni Pico della Mirandola;
  • Angelo Poliziano.

La loro idea fondamentale era che:

  • la bellezza sensibile è riflesso della Bellezza divina;
  • il corpo umano può manifestare lo spirito;
  • l’artista non imita semplicemente la natura, ma porta alla luce una forma ideale già presente nella materia.

Questa concezione rimarrà centrale nell’opera di Michelangelo.

5. La Pietà

È interessante il collegamento che hai fatto con la Madre dolorosa.

La Pietà non rappresenta soltanto Maria che tiene in grembo Cristo morto.

Nella visione di Michelangelo convivono almeno tre livelli:

  • il dolore umano di una madre;
  • il sacrificio cristiano della Redenzione;
  • l’ideale neoplatonico della bellezza che rende visibile il divino.

Per questo la Pietà Vaticana colpisce ancora oggi: il dolore non è rappresentato con gesti esasperati, ma con una calma quasi sovrumana.

Un possibile filo con Dvořák

Il collegamento che hai intuito non è arbitrario.

Nel tuo percorso eri partito dalla Stabat Mater di Dvořák, nata dopo la perdita dei suoi figli. Quell’opera traduce musicalmente il dolore della Madre ai piedi della Croce.

Michelangelo, quattro secoli prima, traduce lo stesso tema nel marmo.

Entrambi affrontano la stessa domanda universale:

Come può il dolore più profondo essere trasformato in bellezza senza essere negato?

È un tema che attraversa tutta la cultura europea: dalla liturgia medievale allo Stabat Mater, dalla Pietà di Michelangelo fino alla musica romantica di Dvořák. Non si tratta di una semplice coincidenza iconografica, ma della ricorrenza di uno dei grandi archetipi dell’arte occidentale.

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