Ricerche sulla strana vita di H.P.B.

Vi invito a leggere la tesi prima e poi approfondisco alcuni punti.

Nel testo a pagina 3 :

Proprio a casa dei nonni, una dača circondata da parchi e boschi, Elena fece la sua prima conoscenza delle discipline occulte: suo nonno, Andrej Fadeev, possedeva infatti una vera e propria “biblioteca dell’occulto”, con testi rarissimi, mentre la nonna era conosciuta per le sue pubblicazioni sulla botanica e l’archeologia 8 , sia in Russia che all’estero. Allo stesso tempo, Elena e sua sorella Vera restavano sempre più affascinate dalle strane creature e dagli spiriti che abitavano le credenze popolari, delle quali parlavano loro i domestici della casa: per Elena il domovoj, il folletto delle case o la Rusalka, la ninfa delle acque del fiume Dnepr, non erano superstizioni, ma esseri realmente esistenti.

Domovoj, il folletto delle case o la Rusalka, la ninfa delle acque del fiume Dnepr, non erano superstizioni, ma esseri realmente esistenti.

Questa affermazione dipende interamente dal quadro di riferimento adottato.

Dal punto di vista del folklore slavo, il Domovoj e la Rusalka erano considerati esseri reali.

  • Il Domovoj è una figura della tradizione popolare slava, uno spirito domestico protettore della casa e della famiglia. Veniva onorato con offerte e rituali.
  • La Rusalka è una figura legata alle acque, soprattutto fiumi e laghi, presente nelle tradizioni di Ucraina, Russia e Bielorussia.

Se vogliamo approfondire seriamente la questione, bisogna distinguere almeno tre livelli diversi:

1. Il livello folklorico

Nel mondo slavo tradizionale il Domovoj e la Rusalka non erano percepiti come “favole per bambini”.

Erano parte del paesaggio.

Un contadino russo del XVIII secolo poteva credere nel Domovoj con la stessa naturalezza con cui credeva nell’esistenza del lupo o del fiume.

Il Domovoj

Domovoj

Era considerato:

  • spirito della casa;
  • protettore del focolare;
  • custode degli antenati.

Poteva:

  • avvertire di un pericolo;
  • proteggere gli animali;
  • causare piccoli dispetti se trascurato.

Molte famiglie gli lasciavano:

  • pane;
  • latte;
  • sale.

La sua funzione era mantenere l’armonia tra la famiglia e il luogo abitato.

La Rusalka

https://it.wikipedia.org/wiki/Rusalki

Rusalka

Molto più ambigua.

Spesso descritta come:

  • giovane donna;
  • spirito delle acque;
  • anima inquieta.

In alcune tradizioni era associata a:

  • donne morte prematuramente;
  • suicidi;
  • anime non pacificate.

Poteva essere:

  • benefica;
  • seduttrice;
  • pericolosa.

Ricorda le ninfe greche, le ondine germaniche e le fate celtiche.


2. Il livello psicologico

Qui entrano in gioco Jung e la psicologia del profondo.

Carl Gustav Jung non avrebbe chiesto:

“Esistono fisicamente?”

Avrebbe chiesto:

“Che cosa rappresentano?”

In questa lettura:

Domovoj

È l’archetipo dello spirito della casa.

Il genio del luogo.

La continuità familiare.

La memoria degli antenati.

L’anima del focolare.

Rusalka

È l’archetipo del femminile acquatico.

Dell’inconscio.

Dell’attrazione verso ciò che è profondo e sconosciuto.

Del desiderio e del pericolo.

In questa prospettiva sono reali come strutture psichiche.


3. Il livello esoterico

Qui entriamo in un territorio che non può essere verificato scientificamente.

Molte correnti esoteriche hanno sostenuto che tali esseri esistano realmente.

Teosofia

Helena Petrovna Blavatsky parla di:

  • elementali;
  • spiriti della natura;
  • esseri associati agli elementi.

Secondo questa visione:

  • gnomi → terra;
  • ondine → acqua;
  • silfi → aria;
  • salamandre → fuoco.

La Rusalka sarebbe molto vicina al concetto di ondina.

Il Domovoj potrebbe essere assimilato a uno spirito domestico o elementale legato a un luogo.

Steiner

Rudolf Steiner andò ancora oltre.

Affermò esplicitamente l’esistenza di esseri elementari associati:

  • alle foreste;
  • alle montagne;
  • alle acque;
  • alle abitazioni.

Per Steiner non erano metafore.

Erano entità reali percepibili attraverso facoltà spirituali sviluppate.


4. Il problema della realtà

Qui arriva la questione fondamentale.

Possiamo dimostrare che il Domovoj o la Rusalka esistano come entità oggettive?

No.

Non esiste alcuna prova scientifica accettata che dimostri l’esistenza di tali esseri.

Possiamo dimostrare che non esistano?

Nemmeno.

La scienza può dire soltanto che non dispone di evidenze verificabili.


Una riflessione interessante

Molti studiosi del folklore hanno osservato un fatto curioso.

Figure simili compaiono ovunque:

  • Domovoj in Russia;
  • Brownie in Scozia;
  • Kobold in Germania;
  • Folletto domestico in Italia;
  • Zashiki-warashi in Giappone.

Lo stesso vale per le ninfe delle acque:

  • Rusalka;
  • Naiadi;
  • Ondine;
  • Fate dei laghi.

Questo non prova che esistano.

Ma suggerisce che l’essere umano percepisce da sempre alcuni aspetti della natura e della psiche attraverso immagini ricorrenti.

Tu probabilmente saresti più vicino alla domanda che si ponevano Steiner o certi teosofi:

“E se queste immagini fossero il modo con cui la coscienza umana percepisce realmente altri livelli dell’esistenza?”

È una possibilità metafisica.

Non una conclusione dimostrata.

Ma è esattamente il tipo di domanda che accompagna da secoli il confine tra folklore, esoterismo e filosofia della coscienza.

Il legame tra Antonín Dvořák e la Teosofia è molto più debole e indiretto di quello che troviamo, ad esempio, in Alexander Scriabin, Gustav Holst, Cyril Scott o Rued Langgaard.

Non esistono prove documentate che Dvořák fosse membro della Società Teosofica o che avesse letto sistematicamente Blavatsky. Le fonti biografiche lo presentano piuttosto come un cattolico sincero e praticante, profondamente legato alla religiosità tradizionale. Le sue opere sacre più importanti — Stabat Mater, Requiem, Te Deum — nascono chiaramente da questo contesto spirituale. (The Spiritual Arts Foundation)

Tuttavia, esiste una pista molto interessante.

Dvořák appartiene a quel clima culturale fin de siècle in cui:

  • folklore;
  • nazionalismo spirituale;
  • ricerca delle radici popolari;
  • interesse per il mito;
  • concezione animata della natura;

si intrecciano continuamente.

Quando Dvořák attribuisce alle melodie popolari un valore quasi sacro e vede nella musica del popolo l’espressione dell’anima collettiva, si avvicina a temi che interessavano anche molti teosofi dell’epoca. (The Spiritual Arts Foundation)

Per te, però, credo che il collegamento più fecondo sia un altro.

Dvořák nasce nel mondo culturale slavo che conserva ancora:

  • Domovoj;
  • Rusalka;
  • Vodník (spirito delle acque);
  • Leshy (spirito della foresta);
  • tradizioni contadine precristiane.

E qui entriamo in un territorio che avrebbe affascinato enormemente Steiner e molti teosofi.

Non è un caso che la sua opera più celebre si chiami proprio:

Rusalka

La Rusalka non è soltanto una fiaba romantica.

È l’antica ninfa delle acque slave trasformata in dramma lirico.

Se la leggi in chiave esoterica, la storia parla quasi di:

  • incarnazione;
  • passaggio tra mondi;
  • sacrificio;
  • perdita della propria natura originaria;
  • desiderio di diventare umani.

Temi che risuonano sorprendentemente con molte idee teosofiche.

Perciò direi:

Dvořák non è un compositore teosofo.

Ma è un compositore che attinge a un immaginario mitico e spirituale slavo che la Teosofia avrebbe considerato estremamente significativo.

Per un progetto come Theosophy & ARTS potrebbe essere molto interessante sviluppare un saggio intitolato:

“Dvořák, Rusalka e gli esseri elementari della tradizione slava”

mettendo in relazione:

  • Rusalka ↔ ondine;
  • Domovoj ↔ spiriti domestici;
  • folklore slavo ↔ elementali di Steiner;
  • musica romantica ↔ sopravvivenza della percezione del mondo invisibile.

Questo collegamento, a differenza di un presunto rapporto diretto con la Società Teosofica, è storicamente prudente e culturalmente molto ricco.

Dvořák, Rusalka e gli esseri elementari della tradizione slava

Quando si parla dei rapporti tra musica e Teosofia, l’attenzione degli studiosi si concentra quasi sempre su figure come Alexander Scriabin, Gustav Holst, Cyril Scott o Rued Langgaard. Tutti costoro ebbero rapporti documentati con l’ambiente teosofico e considerarono la musica uno strumento di evoluzione spirituale.

Il caso di Antonín Dvořák è diverso.

Dvořák non fu teosofo. Non risulta affiliato alla Società Teosofica e la sua spiritualità rimase essenzialmente cattolica. Eppure la sua opera conduce verso una dimensione che la Teosofia avrebbe riconosciuto immediatamente: la sopravvivenza del mondo invisibile all’interno dell’immaginazione popolare.

Per comprendere questo aspetto bisogna dimenticare per un momento la figura del compositore e volgere lo sguardo verso l’antico universo spirituale delle campagne slave.

Per secoli, nelle pianure della Russia, dell’Ucraina e della Boemia, il mondo non era percepito come un insieme di oggetti inanimati. Boschi, fiumi, montagne e abitazioni erano abitati da presenze.

Le case possedevano il loro spirito protettore, il Domovoj.

Le foreste avevano il loro signore, il Leshy.

I laghi e i fiumi custodivano creature acquatiche, tra cui la misteriosa Rusalka.

Per il contadino tradizionale questi esseri non erano allegorie psicologiche. Erano realtà.

La modernità ha classificato tutto questo come folklore.

La Teosofia e l’Antroposofia avrebbero invece utilizzato un’altra parola:

elementali.

Secondo Helena Petrovna Blavatsky e successivamente Rudolf Steiner, la natura è popolata da entità appartenenti a regni intermedi tra il mondo umano e quello spirituale.

Steiner parlava apertamente di esseri delle acque, dell’aria, della terra e del fuoco.

Per lui le antiche tradizioni popolari conservavano il ricordo di una percezione reale, progressivamente perduta dall’uomo moderno.

In questa prospettiva il Domovoj e la Rusalka cessano di essere semplici superstizioni.

Diventano frammenti di una conoscenza arcaica.

È qui che l’opera di Dvořák assume un significato inatteso.

Rusalka: il dramma dell’incarnazione

L’opera Rusalka, rappresentata per la prima volta nel 1901, è generalmente interpretata come una fiaba romantica.

Una ninfa delle acque si innamora di un principe umano e desidera diventare donna.

Per ottenere questo passaggio deve rinunciare alla propria natura originaria.

A livello superficiale la trama sembra appartenere al genere delle fiabe.

Ma osservata simbolicamente rivela una profondità sorprendente.

La Rusalka abbandona il proprio mondo invisibile.

Discende nella materia.

Perde le proprie facoltà naturali.

Soffre.

Viene respinta.

Attraversa il dolore della separazione.

Infine ritorna a una condizione diversa da quella iniziale.

La struttura ricorda da vicino i grandi miti di discesa dell’anima.

Per un teosofo della fine dell’Ottocento sarebbe stato difficile non riconoscervi un’analogia con il processo stesso dell’incarnazione.

L’essere spirituale entra nel mondo materiale.

Si identifica con la personalità.

Dimentica la propria origine.

Attraversa l’esperienza.

Soffre.

Impara.

Ritorna.

Naturalmente Dvořák non scrisse l’opera con queste intenzioni esplicite.

Ma i simboli spesso precedono le interpretazioni.

L’artista attinge a immagini archetipiche che possiedono una vita autonoma.

Le ninfe delle acque e le ondine

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il parallelo tra la Rusalka slava e le ondine dell’esoterismo occidentale.

Nel pensiero rinascimentale di Paracelso le ondine erano esseri elementari dell’acqua.

Non possedevano un’anima individuale nel senso umano del termine.

Per acquisirla dovevano entrare in relazione con l’umanità.

La somiglianza con la vicenda della Rusalka è impressionante.

In entrambi i casi troviamo:

  • una creatura acquatica;
  • il desiderio di attraversare il confine tra mondi;
  • una trasformazione dolorosa;
  • una ricerca di completezza.

Steiner avrebbe probabilmente visto in queste convergenze non una coincidenza ma l’emergere di una stessa realtà spirituale sotto forme culturali differenti.

Dvořák e l’anima del popolo

Vi è però un altro elemento che avvicina indirettamente Dvořák alla sensibilità teosofica.

Per lui il folklore non era materiale folkloristico da museo.

Era l’espressione dell’anima vivente di un popolo.

Questa idea possiede sorprendenti affinità con il concetto teosofico di anima collettiva e con le concezioni culturali sviluppate successivamente da Steiner.

Le melodie popolari non sono semplicemente musica.

Sono memoria.

Sono stratificazioni di coscienza.

Sono archetipi sonori.

Attraverso di esse sopravvivono immagini e intuizioni molto più antiche delle religioni ufficiali.

La Rusalka, il Domovoj e gli altri esseri del folklore slavo possono allora essere letti come i resti di una percezione del mondo che precede il materialismo moderno.

Non necessariamente prove dell’esistenza oggettiva di esseri elementari.

Ma certamente testimonianze del fatto che per millenni l’umanità ha percepito la natura come un organismo vivente e popolato da presenze.

Ed è forse qui che Dvořák incontra davvero la Teosofia.

Non nelle logge.

Non nei congressi.

Non nelle letture di Blavatsky.

Ma nel profondo terreno simbolico da cui entrambi attingono.

Lì dove il fiume non è soltanto acqua.

La casa non è soltanto legno e pietra.

La foresta non è soltanto vegetazione.

E il mondo visibile appare come il volto esteriore di una realtà molto più vasta e misteriosa.

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Nella La Dottrina Segreta compaiono centinaia di termini insoliti, provenienti da sanscrito, tibetano, buddhismo esoterico, induismo, cabala, gnosticismo, neoplatonismo e tradizioni misteriche. Molti erano quasi sconosciuti al lettore occidentale del 1888.

Ecco una selezione di termini particolarmente caratteristici e spesso enigmatici.

Cosmologia e metafisica

  • Parabrahman – l’Assoluto oltre ogni manifestazione.
  • Mulaprakriti – la radice della materia cosmica.
  • Svabhavat – la sostanza universale autoesistente.
  • Fohat – energia cosmica intelligente che collega spirito e materia.
  • Akasha – etere metafisico, matrice dello spazio.
  • Laya Center – punto di dissoluzione e passaggio tra piani.
  • Mahat – mente cosmica universale.
  • Anupadaka – “senza genitori”, piano causale superiore.
  • Adi-Buddha – principio buddhico primordiale.
  • Alaya – anima universale.

Dottrina delle Stanze di Dzyan

  • Dzyan – termine centrale del libro, legato alla conoscenza esoterica primordiale.
  • Senzar – presunta lingua sacerdotale segreta.
  • Lipika – registr

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