Torn fabric and paper pieces arranged with thread, brushes, and ink on a wooden table

Come il razionalismo distorce la realtà ! Arp e la Teosofia

La teosofia contribuisce al percorso artistico che porterà Arp alla fama.

Il collegamento è concreto: nel 1914–1915 Arp realizza una decorazione a collage per gli uffici parigini della rivista Le Théosophe, legata a René Schwaller. Lo documenta Simona Martinoli, curatrice della Fondazione Marguerite Arp: l’ambiente teosofico gli offre dunque un’occasione effettiva di sperimentazione artistica. Espazium

La sua affermazione si sviluppa poi attraverso Dada, il confronto con i surrealisti, esposizioni e collezionisti. La Fondation Arp identifica nel premio per la scultura alla Biennale di Venezia del 1954 una svolta decisiva per il riconoscimento e la sicurezza economica dell’artista. fondationarp.org

l’ambiente teosofico partecipa alla nascita delle innovazioni artistiche per cui Arp sarà riconosciuto.

La tesi secondo cui Jean Arp sarebbe passato alla “magia nera” nel 1915 a causa del collage e della collaborazione con René Schwaller de Lubicz è una suggestione suggestiva ma storicamente distorta.

Nasce da una sovrapposizione di termini, da una polemica interna ai movimenti d’avanguardia e dal radicalismo filosofico di Schwaller.

1. Il malinteso della “Magia Nera”

Nel 1915, la collaborazione tra Arp e Schwaller (all’epoca noto come Aor) non riguardava la stregoneria, bensì l’alchimia, l’ermetismo e la teosofia.
L’accusa di praticare la “magia nera” derivava principalmente dall’ala più razionalista o politica dell’avanguardia dell’epoca. Per i critici materialisti, chiunque abbandonasse la logica tradizionale o la pittura figurativa per affidarsi a “forze invisibili” o al misticismo veniva etichettato, in modo dispregiativo, come un “mago nero” o un ciarlatano.

2. Il collage e la “Morte dell’Ego”

Il passaggio di Arp al collage proprio in quel biennio (1914-1915) fu rivoluzionario e considerato da molti “diabolico” perché scardinava il concetto stesso di arte:

  • L’annullamento della volontà umana: Invece di dipingere con maestria, Arp strappava pezzi di carta, li lasciava cadere sul cartone e li incollava lì dove l’evento si compiva. [1, 2]
  • Le Leggi del Caso (Lois du Hasard): Questo modo di procedere — che diventerà il fulcro di capolavori come il celebre Collage con quadrati disposti secondo le leggi del caso (1916-17)* — significava cedere il controllo dell’opera a una forza superiore. [1]
  • Il legame con Schwaller: Per Schwaller, la materia non era inerte ma guidata da intelligenze cosmiche e spirituali. Arp vedeva nel “caso” non il caos, ma la manifestazione di un ordine superiore (la “Natura” o lo “Spirito”). Riconoscere che l’artista non è il creatore assoluto, ma solo un tramite della natura, era visto dai contemporanei tradizionalisti come un atto di sottomissione a forze oscure e non razionali.

3. L’esoterismo di Schwaller de Lubicz

Schwaller era un uomo dalle idee radicali e di forte carisma. Nella redazione di Le Théosophe, i suoi esperimenti chimico-alchemici e le sue teorie sulla geometria sacra affascinarono Arp. Tuttavia, Schwaller non cercava il male (magia nera); cercava la trasmutazione spirituale attraverso l’arte e la scienza.
Il termine “magia” rientrava nel vocabolario di Arp (che più tardi, nel 1926, dipingerà persino un’opera intitolata Le Magicien), ma intesa come potere trasformativo della forma e dello spirito, ben lontano da rituali oscuri.

Troverai quindi questa associazione soprattutto in testi critici che analizzano il “lato oscuro” o occulto delle avanguardie dadaiste e surrealiste, dove la rinuncia alla ragione e l’abbraccio dell’irrazionale venivano drammatizzati usando il vocabolario del satanismo o della magia nera per enfatizzare la rottura totale con i valori borghesi della prima guerra mondiale. [1]

Ti interessa approfondire come il concetto di “caso” spirituale di Arp si sia evoluto quando ha incontrato Sophie Taeuber a Zurigo alla fine del 1915, o preferisci analizzare come le teorie geometriche di Schwaller influenzarono la struttura dei collage? [1, 2]

L’interazione tra i documenti storici, la redazione di Le Théosophe e il sodalizio intellettuale tra René Schwaller e Jean Arp nel 1915 evidenzia una visione comune: l’idea che l’arte e la scienza non fossero discipline separate, ma due facce della stessa medaglia, volte alla trasmutazione spirituale della coscienza. [1]

I dettagli d’archivio e le testimonianze critiche che documentano questo preciso nucleo di teorie si articolano in tre ambiti principali:

1. I Documenti della Redazione: La rubrica di “Sciences Expérimentales”

I principali documenti scritti dell’epoca sono i sedici articoli redatti da Schwaller per Le Théosophe (diretto da Gaston Revel) tra il 1913 e il 1916. [1, 2]

  • Il contenuto: Curando la sezione delle scienze sperimentali, Schwaller — che scriveva con lo pseudonimo di Aor — utilizzava un approccio unico. Come evidenziato dagli studi dello storico Massimo Marra, gli articoli attaccavano ferocemente il materialismo positivista e il razionalismo scientifico dell’epoca. [1, 2, 3]
  • La scienza come via iniziatica: Schwaller non rifiutava la chimica o la fisica, ma cercava di dimostrare razionalmente che la scienza moderna stava inconsapevolmente riscoprendo le leggi cosmiche dell’antica tradizione ermetica. Questo tentativo di trovare una “scienza spirituale” affascinò profondamente Arp. [1]

2. Gli Esperimenti Chimico-Alchemici e la “Teoria del Sale”

Gli esperimenti pratici di Schwaller in quel periodo non erano volti alla creazione di oro fisico, ma a una comprensione metafisica della materia. [1]

  • L’alchimia non-duale: Nei laboratori e negli uffici di Le Théosophe, Schwaller sviluppò quella che i ricercatori (come Aaron Cheak) definiscono un’alchimia non-duale. Per Schwaller, la reazione chimica (ad esempio, la neutralizzazione tra un acido e una base che genera un “sale”) era la prova fisica di un’unione spirituale: due opposti che si annullano per dare vita a un corpo nuovo, terzo e incorruttibile.[1]
  • L’impatto su Arp: Jean Arp rimase folgorato da questa idea di “sintesi degli opposti”. Il collage d’avanguardia divenne l’equivalente artistico del laboratorio alchemico: unire frammenti di materia distanti, distruggerne la forma originaria e ricomporli in una nuova “unità biologica” e astratta, priva dell’ego del pittore.

3. La Geometria Sacra e il Numero Divino

Nel 1915, Schwaller pubblicò il suo primo saggio teorico cruciale, Étude sur les nombres (Studio sui numeri). [1]

  • I numeri come forze viventi: In questo testo, che Arp conosceva bene, Schwaller teorizzò che i numeri e le forme geometriche non fossero semplici astrazioni matematiche umane, ma le vere e proprie linee di forza energetica attraverso cui l’Universo organizza la materia.
  • La Sezione Aurea e l’arte: Queste prime intuizioni geometriche (che Schwaller avrebbe applicato trent’anni dopo nello studio del Tempio di Luxor in Egitto come impianto della geometria sacra) venivano discusse quotidianamente nella redazione. Arp trovò in queste tesi la giustificazione filosofica per abbandonare la prospettiva rinascimentale e la figurazione borghese: l’arte non doveva copiare l’aspetto esterno della natura, ma doveva strutturarsi secondo le sue stesse leggi geometriche invisibili ed eterne.

Il prosieguo a Suhalia (Anni ’20)

La prova definitiva che non si trattasse di “magia nera” ma di una rigorosa ricerca artigianale, scientifica e spirituale si ebbe nel primo dopoguerra. Quando Schwaller fondò il centro di ricerca di Suhalia a Sankt Moritz (Svizzera), Jean Arp vi si recò nuovamente per collaborare. Lì, gli insegnamenti di Le Théosophe presero forma pratica: si costruivano motori a carburazione multipla, si producevano vetrate artistiche basate sulla scomposizione alchemica del colore e si conducevano ricerche spettroscopiche e omeopatiche. Un sodalizio puro, volto alla trasmutazione dell’arte in un atto cosmico. [1, 2, 3, 4, 5]

Desideri approfondire la struttura del saggio “Étude sur les nombres” scritto da Schwaller nel 1915, o preferisci analizzare più nel dettaglio come gli esperimenti sui colori alchemici abbiano influenzato la palette cromatica di Arp?

Galka Scheyer e il modernismo in America :

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