La spiaggia non è solo una delle più belle, ma anche una delle più pericolose d’Islanda! Il pericolo è causato da un fenomeno chiamato “onde striscianti” (sneaker waves), che può comparire in modo del tutto inaspettato anche in giornate di sole e mare calmo. Queste onde arrivano a riva e tolgono letteralmente il terreno (la sabbia) da sotto i piedi. Da qui è solo un passo verso il disastro: basta barcollare, cadere e le onde vi trascineranno in mare, da dove sarà molto difficile uscire.
Le onde striscianti sembrano davvero innocue e molti turisti ci “giocano” andando il più vicino possibile all’acqua e poi scappando dalle onde in arrivo.
Non fatelo, potrebbe costarvi la vita. Un buon indizio è una parte ben visibile di una spiaggia completamente asciutta che le onde normalmente non raggiungono. Muovetevi solo lungo questi tratti e non voltate MAI le spalle al mare.
Reynisfjara e l’area immediatamente circostante hanno un folklore notevole, e in questo caso il rapporto tra mare pericoloso, rocce e creature soprannaturali è particolarmente stretto.
La leggenda più famosa riguarda i Reynisdrangar, i grandi faraglioni neri che emergono dal mare davanti alla spiaggia. Nella versione oggi più diffusa, due troll tentarono durante la notte di trascinare a terra una nave a tre alberi. L’impresa durò troppo: arrivò l’alba e la luce del sole trasformò troll e nave in pietra. È un motivo tipico del folklore islandese: i nátttröll, i troll notturni, non possono sopportare il sole e diventano roccia. (Visit South Iceland)
Ma c’è una cosa ancora più interessante: questa versione turistica non sembra essere la forma più antica documentata della leggenda locale. Una tradizione ottocentesca attribuita a Runólfur Jónsson di Vík racconta invece di una tröllkona, una gigantessa/troll femmina, che vuole salire su una nave. A bordo si trova un figlio di re con la promessa sposa; il principe le rifiuta il passaggio. Seguono maledizioni reciproche e la trollessa viene legata simbolicamente alla pietrificazione dei Reynisdrangar. La tradizione orale venne messa per iscritto nell’Ottocento; quindi non possiamo affermare che questa particolare storia risalga all’epoca vichinga. (Iceland Atlas)
Esiste poi un’altra variante, molto più cupa: una donna viene rapita e uccisa da due troll; il marito li induce a rimanere fuori fino alla luce del giorno e i due vengono trasformati nei faraglioni. È attestata come variante del folklore moderno relativo al luogo, anche se la sua genealogia testuale è meno solida rispetto alla tradizione ottocentesca. (Guida a Islanda)
Ancora più suggestivo è ciò che troviamo poco distante, a Dyrhólaey. L’ente ambientale islandese registra una tradizione relativa a Bolabás, una formazione nelle scogliere: vi sarebbe vissuta una creatura chiamata Eiðsboli, il cui ululato annunciava l’arrivo delle tempeste. Il fenomeno ha anche una spiegazione naturale molto evocativa: le onde producono nella formazione rocciosa suoni profondi e ritmici quando il mare si agita. (Umhverfisstofnun)
Visit South Iceland riporta inoltre la leggenda di un mostro che avrebbe abitato per secoli una delle grotte della zona di Dyrhólaey, per poi scomparire dopo una frana avvenuta più di un secolo fa. (Visit South Iceland)
La cosa interessante per la una lettura esoterica
Qui comincia a emergere uno schema molto preciso del folklore locale:
notte → troll → mare → rapimento → nave → tempesta → alba → pietrificazione.
Non direi che questo costituisca una tradizione “esoterica” islandese: non posso confermare una dottrina occulta associata a Reynisfjara. Ma simbolicamente il materiale è eccezionale.
Il mare è il territorio della forza incontrollabile; i troll appartengono alla notte e alle montagne/grotte; la luce solare distrugge la loro condizione vivente trasformandoli in materia minerale. Il paesaggio diventa quindi la testimonianza visibile di un mondo invisibile precedente: la pietra sarebbe un essere soprannaturale immobilizzato nella materia.
E questo rende molto più interessante anche il pericolo reale delle onde. Per noi esiste una spiegazione oceanografica; nel mondo tradizionale islandese, invece, una costa che improvvisamente afferra, trascina, produce rumori e uccide poteva inserirsi perfettamente in un paesaggio popolato da troll, giganti e creature marine. Le storie folkloriche islandesi avevano anche una funzione pratica: insegnavano a rispettare luoghi naturali realmente pericolosi. (National Geographic)
In altre parole, a Reynisfjara il folklore e la natura raccontano quasi la stessa cosa con due linguaggi differenti: non fidarti dell’apparente immobilità del paesaggio; dietro la forma visibile agiscono forze molto più grandi dell’uomo.