Deserted industrial street with wet pavement, brick buildings, pipes, and glowing streetlights

Sorella, sono un poeta

“Sister I’m a Poet” was originally released as the B-Side to “Everyday Is Like Sunday,” and then included in the compilation album My Early Burglary Years.

All over this town
Yes, a low wind may blow
And I can see through everybody’s clothes, with no reason
To hide these words I feel
And no reason
To talk about the books I read; but still, I do

That’s ’cause I’m a
Sister, I’m a
All over this town

Along this way, outside the prison gates
I love the romance of crime, and I wonder
Does anybody feel the same way I do?
And is evil just something you are?

Or something you do?

Sister, I’m a
Sister, I’m a
All over this town

All over this town, they pull over in their Citroën vans
Not to shake your hands
With the meths on their breaths
And you with youth on your side
All ‘lone now, alone waiting at the light
But not this time

___________

“Sister I’m a Poet”

è stata originariamente pubblicata come lato B di “Everyday Is Like Sunday” e successivamente inclusa nella raccolta *My Early Burglary Years*.

In ogni angolo di questa città

Sì, forse soffia un vento leggero

E riesco a vedere attraverso i vestiti di tutti, senza alcun motivo

Per nascondere queste parole che provo

E senza alcun motivo

Per parlare dei libri che leggo; eppure lo faccio

Questo perché sono un …

sorella, sono un …

In tutta questa città

Lungo questa strada, fuori dai cancelli della prigione

Amo il romanticismo del crimine, e mi chiedo

C’è qualcuno che la pensa come me?

E il male è solo qualcosa che sei?

O qualcosa che fai?

Sorella, sono un

Sorella, sono un

In tutta questa città

In tutta questa città, accostano con i loro furgoni Citroën

Non per stringerti la mano

Con l’alito che puzza di metanfetamine

E tu con la giovinezza dalla tua parte

Tutta sola ora, sola ad aspettare al semaforo

Ma non questa volta

_________

Ci aggiungo le mie parole, ci aggiungo il fatto che io voglio sparire, il fatto di esistere e entrare in contatto con il pensiero di quelli che stanno attorno a me e che pensano le loro cose e che fanno le loro cose, mi fa sentire stanco e costretto. Abbiamo bisogno di essere in contatto coi nostri simili e ogni volta è una delusione, un dolore sordo e insensato. Ogni volta mi rifugio nella solitudine e dopo un po’ devo per forza, per qualche motivo stupido o per la semplice necessità che non ha una vera ragione, è semplicemente lì e mi obbliga a uscire dal mio guscio fatto di letture, film, serie, internet, IA, blog, social … mangio, dormo, parlo con mia moglie e andiamo in giro a fare le cose che ci piacciono … ma sempre ci sono altri attorno e quando non c’è lei devo per forza parlare con la gente. Mi piaceva farlo, mi sono preso dei pugni per averlo fatto, mi sono scontrato col mondo. Ostile, stupido, egoista, feroce. Il mondo, l’ho affrontato tante volte e la penso sempre diversamente dal mondo, da chi mi circonda. Mi piace o devo o è una semplice distrazione, un gioco, cercare l’alternativa, il modo diverso di vedere la realtà. Costruire un’alternativa a quello che sento che dicono, che leggo, all’umore altrui, alla certezza altrui. Siamo chiusi in una scatola, ci sono pochi forellini e quello che si intravvede non mi piace la maggior parte delle volte. Il fatto che mi piaccia o no è una questione irrilevante ma è la mia soggettività, che non serve, che non ha un posto giusto, ma riempie il mio sentire, questa è una cosa che mi ha sempre fatto pensare, perché in fondo ci deve essere tutta questa soggettività, perché siamo lì che pensiamo e sentiamo e vorremmo dire o fare un’altra cosa rispetto a quello che c’è da fare o dire in ogni momento ? La vita è una strana agonia fatta di strani obblighi costruiti forse per impedirci di massacrarci a vicenda o di suicidarci a causa dello stupido dolore che costantemente ci portiamo dentro ? Vivendo si capisce come adattarsi, poi arriva il momento che siamo abbastanza forti da non farlo più. In quel momento però è necessario andare fino alle conseguenze ultime della questione. Cosa c’è dopo ? Non c’è nulla e il ciclo si ripete, fino alla tomba, come il criceto che gira nella ruota finché non si spegne e la sua anima di criceto se ne va libera nel paradiso dei criceti. Che strana cosa avere un paradiso … essere in un altro sogno, in un altro sistema, senza il corpo, senza le contingenze materiali, contemplando la divinità … abbiamo concepito questo o il nichilismo o la liberazione dalla ruota delle rinascite… ma una volta liberi ? Aspettare che il piano divino si compia … non c’è molto altro da fare.

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