
È uno degli episodi più famosi della storia dell’esoterismo moderno, ma probabilmente non è mai accaduto nel modo in cui viene raccontato.
La “Battaglia di Blythe Road” (19 aprile 1900)
Nel 1900 l’Hermetic Order of the Golden Dawn era spaccato in due fazioni.
Da una parte c’era William Butler Yeats, che sosteneva la direzione londinese dell’Ordine.
Dall’altra Samuel Liddell MacGregor Mathers, fondatore dell’Ordine, che da Parigi cercava di riprenderne il controllo servendosi del giovane Aleister Crowley.
Mathers nominò Crowley suo rappresentante e lo inviò a Londra per prendere possesso del tempio della Golden Dawn in 36 Blythe Road. Crowley si presentò in modo teatrale:
- in abito scozzese (Highland dress),
- con una maschera nera,
- una grande croce sul petto,
- un pugnale al fianco,
- proclamando la propria autorità in nome di Mathers.
La leggenda
Per decenni si è raccontato che Yeats affrontò Crowley sulle scale e lo prese letteralmente a calci, buttandolo giù dalla scalinata.
L’immagine è diventata leggendaria perché è irresistibile:
il più grande poeta irlandese che prende a calci il futuro “Grande Bestia 666”.
La versione più famosa deriva da un articolo del biografo di Yeats, Richard Ellmann, pubblicato nel 1948, nel quale si legge:
“When Crowley came within range the forces of good struck out with their feet and kicked him downstairs.”
Ma è vero?
Le ricerche storiche più recenti rispondono: molto probabilmente no.
Gli storici della Golden Dawn, come Ellic Howe e Darcy Kuntz, basandosi sui documenti contemporanei e sulle testimonianze oculari, concludono che non esiste alcuna prova che Yeats abbia realmente preso a calci Crowley.
Secondo i resoconti dell’epoca:
- il proprietario dell’edificio intervenne;
- Yeats ed Edmund Hunter affrontarono Crowley verbalmente;
- fu chiamata la polizia;
- Crowley fu costretto a lasciare i locali.
Nessuna fonte contemporanea descrive una colluttazione o una caduta dalle scale.
Da dove nasce il mito?
Probabilmente da un’esagerazione successiva.
Yeats contribuì certamente a far espellere Crowley dal tempio della Golden Dawn. Col tempo, il fatto che fosse stato “cacciato” si trasformò nel racconto più spettacolare del “poeta che lo prende a calci giù per le scale”. Gli studiosi considerano oggi questo dettaglio apocrifo.
Perché l’episodio è importante
Anche senza i calci, l’episodio segna uno spartiacque nella storia dell’esoterismo occidentale.
Dopo la rottura:
- la Golden Dawn iniziò rapidamente a dissolversi;
- Crowley seguì una strada autonoma che lo avrebbe portato alla fondazione di Thelema;
- Yeats rimase legato a una visione più simbolica e spirituale della magia, integrandola nella propria poesia.
In un certo senso, la “Battaglia di Blythe Road” rappresenta il momento in cui l’esoterismo moderno si divide in due grandi correnti: quella poetico-simbolica incarnata da Yeats e quella radicale, individualista e rituale sviluppata da Crowley.
Non ho trovato alcuna prova attendibile che Crowley fosse sotto l’effetto di droghe o alcol durante l’episodio di Blythe Road del 19 aprile 1900. Crowley faceva uso di sostanze in altri periodi della sua vita, ma attribuirlo a quella mattina sarebbe una supposizione.
La cosa interessante è che, se ricostruiamo come si arrivò a quella scena, il comportamento di Crowley diventa molto meno inspiegabile.
Crowley era entrato nella Hermetic Order of the Golden Dawn nel 1898. Era giovanissimo — aveva 24 anni nel 1900 — ambizioso e rapidamente entrò in conflitto con diversi membri londinesi, tra cui W. B. Yeats. Quando la loggia londinese rifiutò di farlo avanzare nell’ordine interno, Crowley si rivolse direttamente al capo della Golden Dawn, Samuel Liddell MacGregor Mathers, che si trovava a Parigi e lo iniziò personalmente. (Wikipedia)
Nel frattempo era scoppiata una vera guerra interna per il controllo della Golden Dawn. I membri londinesi contestavano l’autorità sempre più autocratica di Mathers. Mathers reagì durissimamente: in una lettera del 2 aprile 1900 arrivò a minacciare una sorta di «Punitive Current» occulto contro i ribelli. (Società Teosofica)
Ed è qui che entra Crowley.
Mathers lo mandò a Londra come proprio emissario, con l’obiettivo di riprendere il controllo dei locali dell’Inner Order al 36 Blythe Road, recuperare documenti e ottenere dai membri dichiarazioni di fedeltà a Mathers. Quindi Crowley non si presentò lì casualmente in preda a un delirio: stava eseguendo una missione precisa all’interno della lotta di potere della Golden Dawn. (Hermetic.com)
E l’abbigliamento assurdo che abbiamo appena rappresentato è sostanzialmente documentato. Il resoconto attribuito a Yeats dice che alle 11:30 Crowley arrivò in Highland dress, con maschera nera sul volto, plaid sopra testa e spalle, enorme croce d’oro o dorata sul petto e daga al fianco. (Hermetic.com)
Quindi la tua immagine precedente è concettualmente molto vicina alla descrizione, compresa la maschera che copre il volto, non una semplice mascherina sugli occhi.
C’è però una correzione storica importante alla scena del calcio.
Probabilmente Yeats NON prese Crowley a calci giù dalle scale
È una storia magnificamente cinematografica, ma le testimonianze contemporanee non la confermano.
Nel resoconto degli eventi, Crowley viene fermato dal proprietario nell’atrio posteriore. Yeats ed Edmund Hunter scendono e gli comunicano che non ha diritto di entrare. Su richiesta dello stesso Crowley viene chiamato un poliziotto; verificata la situazione, l’agente gli ordina di andarsene e Crowley se ne va. (Hermetic.com)
Anche il documento fatto circolare da Yeats fra gli adepti parla dell’intervento di Hunter, Yeats, del proprietario e della polizia, non di un calcio sulle scale. (Holythorn Press)
La celebre versione del calcio sembra essere una successiva drammatizzazione biografica, associata soprattutto alla narrazione di Richard Ellmann. (Felix Taylor)
Ed è quasi meglio così, perché la realtà è surreale:
due dei maggiori personaggi della cultura esoterica del Novecento litigano per l’accesso ad alcune stanze sopra un’attività commerciale londinese; Crowley arriva alle 11:30 vestito da Highlander, mascherato, con un’enorme croce e una daga; Yeats scende ad affrontarlo; alla fine devono chiamare un normale poliziotto per decidere chi può entrare.
Yeats stesso descrisse Crowley a Lady Gregory come «a mad person» mandato da Mathers. (Società Teosofica)
Quindi: “fatto”? Non possiamo dirlo. In uno stato di esaltazione rituale e ideologica? Il comportamento documentato è certamente compatibile con una fortissima teatralizzazione rituale, ma non possiamo stabilire il suo stato mentale. Crowley apparentemente prendeva molto sul serio sia il mandato di Mathers sia l’efficacia concreta della magia cerimoniale.
La scena storicamente corretta è forse ancora più forte di quella del calcio: Crowley sale/entra mascherato; Yeats e Hunter gli vanno incontro; tensione enorme; Crowley con la mano vicino alla daga; silenzio; poi arriva… un bobby londinese. Il sublime occulto che finisce nella più britannica delle controversie immobiliari.
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Già che ci siamo vi traduco l’articolo menzionato :
“Magia nera contro bianca: Aleister Crowley contro WB Yeats”
Partisan Review , V XV n. 9, settembre 1948, p. 1049
Richard Ellmann : ALEISTER CROWLEYCONTRO WB YEATS
La morte, avvenuta pochi mesi fa, di Aleister Crowley, Gran Gerofante dell’Est e dell’Ovest, Maestro della Porta Fiammeggiante, Bambino Incoronato e Conquistatore e Bestia dell’Apocalisse, sembra essere passata quasi inosservata. Eppure, anticamente, uomini e donne vivevano nel terrore del suo malocchio, e i governi responsabili lo escludevano da un paese dopo l’altro, temendo che scatenasse sui loro abitanti il suo ostile raggio psichico. Negli anni Novanta, William Butler Yeats si trovò a dover fronteggiare le forze della magia bianca contro l’arte oscura di Crowley, e ora che Crowley è morto, la battaglia può essere narrata.
Sia Crowley che Yeats erano membri di un ordine magico segreto, gli Studenti Ermetici della Golden Dawn; evocavano forme simboliche e visionarie attraverso incantesimi, richiamavano spiriti dalle profondità dell’universo e cercavano di penetrare i segreti della vita e della natura. Ma quando Crowley mostrò la tendenza a usare i suoi poteri occulti per il male anziché per il bene, gli adepti dell’ordine, tra cui Yeats, decisero di non permettergli di essere iniziato al circolo interno; temevano che avrebbe profanato i misteri e scatenato potenti forze magiche contro l’umanità.
Crowley si rifiutò di accettare la loro decisione. Andò a Parigi e lì persuase il capo della Golden Dawn, un mago celtofilo di nome MacGregor Mathers, a nominarlo suo vice per strappare il controllo del tempio londinese dell’ordine a Yeats e ai suoi amici. Mathers fornì a Crowley amuleti ed esorcismi appropriati da usare contro i membri recalcitranti e gli ordinò di indossare abiti celtici. Equipaggiato di conseguenza con il tartan degli Highlander, con una croce nera da crociato sul petto, con un pugnale al fianco e una stecca di cuoio al ginocchio, Crowley arrivò al tempio della Golden Dawn a Londra. Facendo il segno del pentacolo rovesciato e gridando minacce agli adepti, Crowley salì le scale. Ma Yeats e altri due maghi bianchi gli vennero incontro con determinazione, pronti a proteggere il luogo sacro a qualunque costo. Quando Crowley fu a tiro, le forze del bene lo colpirono con i piedi e lo scaraventarono giù per le scale. La sconfitta di Crowley non fu definitiva.
Sebbene avesse rinunciato all’attacco contro la Golden Dawn, ben presto infettò Londra con le sue messe nere, e i suoi occhi sporgenti e fissi corruppero molti innocenti. Tra questi c’era una giovane pittrice di nome Althea Gyles, una donna anticonformista le cui opere erano state pubblicate sul Savoy. Althea si sentiva avvolta dall’insidiosa aura di Crowley e andò dal suo amico Yeats per chiedergli se poteva fare qualcosa per salvarsi. Il poeta era profondamente preoccupato. “Portami una goccia del suo sangue e lo esorcizzerò”, disse. Althea fece notare le difficoltà pratiche di ottenere una goccia del sangue di Crowley. “In tal caso”, concesse Yeats, “portami un suo capello”. Althea pensò che forse sarebbe stato possibile, ma non sarebbe andato bene nient’altro. “Portami un qualsiasi oggetto dalle sue stanze”.
Althea si recò quindi nelle stanze di Crowley per il tè e, di nascosto, riuscì a rubargli un capello e, per sicurezza, a nascondere uno dei suoi libri sotto il braccio. Ma Crowley sospettava qualcosa di losco. “Prima di andare”, le sibilò, “devi visitare il sancta sanctorum “. Althea avrebbe voluto rifiutare, ma non osò. Impotente, si lasciò condurre dal mago lungo un lungo corridoio, debolmente illuminato dalla luce di una sola candela, finché non giunse davanti a un tabernacolo ricoperto di segni e simboli mistici. Crowley, dopo aver invocato i poteri ctoni, spalancò improvvisamente la porta del tabernacolo e uno scheletro cadde tra le braccia di Althea. Lei urlò, lasciò cadere il libro e fuggì terrorizzata.
Ma lei aveva ancora i capelli di Crowley e, ripresasi dallo spavento, li portò a Yeats. Il poeta lanciò gli incantesimi e gli esorcismi necessari, e Crowley non tardò a sentirne gli effetti. Quella notte, quando il mago nero andò a letto, scoprì una vampira accanto a sé: per tutta la notte lei lo morse e gli lacerò la carne. I suoi migliori incantesimi si rivelarono inutili contro le sue feroci avances, e per nove notti la tortura continuò.
Alla fine, disperato per la perdita di sangue e di sonno, Crowley andò a consultare un altro mago, più esperto di lui in tali faccende, che gli insegnò cosa fare. La decima notte, non appena la vampira si manifestò, Crowley la afferrò per la gola e strinse con tutta la sua forza. E poi, proprio come aveva predetto l’altro mago, lei gemette improvvisamente e scomparve. Il suo potere era finito e non fece più ritorno.
Purtroppo Althea non ebbe la stessa fortuna. Nonostante gli sforzi di Yeats, fu inevitabilmente attratta di nuovo da Crowley e infine costretta a cedere completamente alla sua nefasta fascinazione. Gli confessò persino tutta la storia del fallito tentativo di Yeats di sconfiggere la magia nera con quella bianca. Almeno, così mi raccontò Crowley a Hastings pochi mesi prima della sua morte.
Richard Ellmann
Per maggiori informazioni sugli eventi realmente accaduti, vedere La battaglia di Blythe Road Yeats non ha lanciato Baphomet . E l’articolo così come è apparso sul Partisan Review Digitization Project .
Thelema
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Dopo questo giretto nel passato vi posto quello che davvero sento ora :
“Outshined” – Soundgarden è uno dei brani fondamentali di Badmotorfinger (1991), scritto da Chris Cornell.
Il verso più celebre — “I’m looking California and feeling Minnesota” — riassume molto bene il pezzo: apparire luminosi e sicuri all’esterno, mentre interiormente ci si sente completamente diversi. Cornell spiegò che l’espressione gli venne osservando se stesso allo specchio: sembrava un ragazzo da spiaggia della California, ma emotivamente si sentiva depresso.
Musicalmente è Soundgarden allo stato puro: riff pesantissimo, accordatura Drop D e soprattutto un metro irregolare in 7/4, che dà al riff quella sensazione trascinata e leggermente destabilizzante.
Soundgarden lo pubblicarono come singolo da Badmotorfinger; il video contribuì parecchio alla loro esposizione su MTV proprio mentre la scena di Seattle stava esplodendo.
Se il punto è cosa racconta davvero il testo, posso analizzarlo strofa per strofa senza riprodurre integralmente le lyrics.
Il centro di “Outshined” è il contrasto fra immagine esteriore e stato interiore.
Cornell parte da una condizione quasi fisica di disagio: stanchezza, estraneità rispetto a se stesso, oscillazione tra momenti in cui si sente potente e momenti in cui precipita. Non costruisce una storia lineare; mette insieme immagini che restituiscono quella sensazione.
Il passaggio decisivo è “I’m looking California and feeling Minnesota”. L’immagine funziona perché California significa, nello stereotipo americano, sole, bellezza, sicurezza, corpo; Minnesota suggerisce freddo, distanza, grigiore. In sostanza: “se mi guardi sembro stare benissimo; dentro mi sento tutt’altro.”
Poi arriva l’idea contenuta nel titolo: outshined, letteralmente essere oscurato dalla luce o dal successo di qualcun altro. Cornell sembra contemporaneamente consapevole della propria forza e incapace di sentirla realmente. È una contraddizione ricorrente nel pezzo: sono forte / sono vulnerabile; appaio bene / sto male; potrei dominare la situazione / mi sento sopraffatto.
Anche la musica racconta questo. Il riff principale è in 7/4, quindi manca continuamente quel battito che l’orecchio si aspetterebbe in un normale 4/4. Il risultato è quasi corporeo: il pezzo cammina pesantemente, ma sembra sempre leggermente sbilanciato. La voce di Cornell, invece, può improvvisamente aprirsi e diventare enorme. Peso sotto, espansione sopra.
È questo che rende Outshined molto più interessante di un semplice pezzo “grunge”: la musica stessa riproduce la dissociazione descritta dalle parole.
E quella frase California/Minnesota è diventata talmente iconica che nel 1996 Cameron Crowe chiamò Feeling Minnesota il film con Keanu Reeves e Cameron Diaz.
Feeling Minnesota (1996) è una commedia nera/crime romantica diretta da Steven Baigelman, con Keanu Reeves, Cameron Diaz e Vincent D’Onofrio.
La storia è volutamente sporca e caotica.
Jjaks (Reeves) torna in Minnesota per il matrimonio del fratello Sam (D’Onofrio). La futura sposa, Freddie (Diaz), non sta però sposando Sam per amore: è coinvolta in un ambiente criminale e il matrimonio è sostanzialmente una sistemazione imposta.
Jjaks e Freddie si incontrano e nasce immediatamente un’attrazione. Finiscono a letto insieme proprio durante il matrimonio di lei con Sam e decidono di fuggire.
Da quel momento il film diventa un miscuglio di gelosia, soldi rubati, criminali, tradimenti, tentativi di omicidio e fratelli che cercano di fregarsi reciprocamente. Sam scopre il tradimento e la fuga, mentre Jjaks si ritrova coinvolto in una situazione molto più pericolosa di quanto immaginasse.
Il cuore del film, però, non è propriamente il thriller. È la relazione tra due persone disastrate che vedono l’una nell’altra una possibile via di fuga. Ed è qui che il titolo preso dalla frase di Chris Cornell funziona particolarmente bene:
“I’m looking California and feeling Minnesota.”
Freddie, soprattutto, ha qualcosa di molto “California” esteriormente — Cameron Diaz luminosa, bellissima, apparentemente libera — mentre la sua esistenza è un Minnesota emotivo: freddo, violento, claustrofobico.
Curiosità: Chris Cornell compare anche nel film in un piccolo cameo, quindi il riferimento a Outshined non è soltanto nel titolo.
Beh ma che c’entra con la lotta yeats/crowley ? Come metafora funziona molto bene.
La Golden Dawn era “looking California and feeling Minnesota”: esteriormente un ordine iniziatico impressionante — gerarchie, gradi, rituali elaboratissimi, nomi magici, simbolismo egizio-cabalistico, autorità segrete. Interiormente, soprattutto nella crisi del 1900, era attraversata da rivalità personali, sospetti, lotte di autorità e fazioni.
Ed è proprio questo il paradosso della vicenda Yeats–Crowley: uomini che aspiravano alla conoscenza superiore finiscono a disputarsi chi possiede le chiavi e chi ha diritto di entrare nei locali di Blythe Road, fino all’intervento della polizia.
Quindi la tua frase «non c’è ordine che tenga» coglie qualcosa di più generale: puoi costruire il sistema iniziatico più sofisticato possibile, ma non elimini automaticamente ego, ambizione, gelosia e desiderio di potere.
Anzi, nel caso della Golden Dawn è quasi una perfetta ironia del nome: Golden Dawn fuori, Minnesota dentro.
E Outshined come musica su Crowley mascherato che arriva a Blythe Road sarebbe un anacronismo deliberato, ma cinematograficamente avrebbe parecchio senso.
Che poi è quello che è successo nella nostra sede a Ginevra e con Pascal e le forme pensiero che non sono arrivate al Grand Palais … la storia si ripete nell’insegnamento del grande gioco della vita !!!
… momenti di grande forza e sicurezza e, quasi senza transizione, momenti in cui quella sicurezza scompare. L’immagine California/Minnesota rende memorabile proprio questa distanza tra ciò che si vede e ciò che si prova. Vale per tutti, insegnamento universale !