Group of scholars in formal attire gathered around a table with papers and water glasses during an Eranos conference

Il giorno che Jung andò al tappeto … Agosto 52 : Jung, Scholem, Löwith, Strauss, Corbin, Eliade, Neumann e Read

La mia curiosità asconocentrica mi ha portato ad interrogarmi sul periodo di residenza di Jung ad Ascona e sono finito in un campo assai minato, come sempre in questi casi. Andiamo ad esplorare questa diatriba assai succosa …

Jung fu il principale ispiratore intellettuale e il relatore più influente di Eranos, ma non risiedeva stabilmente ad Ascona.

Per quanto riguarda il soggiorno ad Ascona:

  • Dal 1933 al 1952 partecipò regolarmente alle Eranos Tagungen (mancò solo nel 1944).
  • Le Tagungen duravano circa dieci giorni, normalmente tra la seconda metà di agosto e l’inizio di settembre.
  • Durante gli anni 1933–1939 soggiornava abitualmente all’Hotel Monte Verità, come dimostrano anche manoscritti redatti sulla carta intestata dell’albergo.

Rimaneva solo per i colloqui?

Le fonti documentano con certezza che:

  • arrivava per la conferenza;
  • partecipava anche alle discussioni informali, ai pasti e agli incontri privati con gli altri studiosi;
  • talvolta teneva seminari improvvisati oltre alle conferenze ufficiali (ad esempio nel 1943).

Non risultano invece prove che trascorresse mesi interi ad Ascona ogni anno.

E fuori dalle Tagungen?

Jung conosceva molto bene Ascona e il Monte Verità e vi tornò in diverse occasioni, anche per visite private e incontri con Olga Fröbe-Kapteyn. Tuttavia, la sua residenza principale rimase sempre Küsnacht, sul lago di Zurigo, mentre la sua seconda dimora era la torre di Bollingen. Non esistono evidenze che abbia vissuto ad Ascona per periodi di due o tre mesi consecutivi.

Quanto tempo trascorreva complessivamente?

La stima più prudente è:

  • circa 10–14 giorni all’anno per le Eranos Tagungen;
  • occasionalmente qualche giorno aggiuntivo per incontri privati o preparatori.

Non si arriva quindi a periodi di diversi mesi.

Se il tuo interesse è ricostruire la presenza effettiva di Jung ad Ascona anno per anno (1933–1961), utilizzando diari, corrispondenza, registri alberghieri e lettere di Olga Fröbe-Kapteyn, è possibile realizzare una cronologia molto precisa. È un tema ben documentabile e utile anche per la storia di Eranos e del Monte Verità.

l’ulitma Tagung a cui ha partecipato ? Quando è morto ? Perché ha smesso ?

L’ultima conferenza (lecture) di Jung a Eranos fu nel 1951.

Il titolo era:

On Synchronicity (Sulla sincronicità)

Questo testo divenne poi il celebre saggio “Synchronicity: An Acausal Connecting Principle”, pubblicato nel 1952 insieme al lavoro di Wolfgang Pauli The Interpretation of Nature and the Psyche.

Ultima presenza a Eranos

Nel 1952 Jung tornò ancora a Eranos, ma non tenne alcuna conferenza: partecipò soltanto come ascoltatore.

Quando morì?

Jung morì il 6 giugno 1961, nella sua casa di Küsnacht, all’età di 85 anni, dopo un breve periodo di malattia.

Perché smise di tenere conferenze?

Non esiste una dichiarazione di Jung che dica esplicitamente: “Ho smesso per questo motivo”. Gli storici indicano una combinazione di fattori:

  • L’età: nel 1951 aveva 76 anni.
  • Le condizioni di salute: dopo il grave infarto/coronarotrombosi del 1944, pur riprendendosi e continuando a scrivere, limitò progressivamente gli impegni pubblici. Nel 1952 ebbe anche nuovi problemi di salute.
  • Il lavoro scientifico: negli anni Cinquanta era impegnato nelle sue opere maggiori (Aion, Answer to Job, Mysterium Coniunctionis) e nell’edizione delle Collected Works.

Perché non tornò nemmeno come ascoltatore?

Anche qui non c’è una spiegazione univoca. Una fonte segnala che durante l’incontro del 1952 Jung lasciò con irritazione una conferenza di Herbert Read ed espresse insoddisfazione anche per una relazione di Karl Löwith; dopo quell’anno non partecipò più a Eranos. Tuttavia, gli studiosi ritengono che non vi siano prove sufficienti per attribuire il suo definitivo allontanamento a quell’episodio: l’età avanzata e la salute restano le spiegazioni più solide.

Le sue conferenze a Eranos

Dal 1933 al 1951 Jung tenne 14 conferenze (saltando il 1944 per malattia) e partecipò alle riunioni fino al 1952. Molti dei suoi testi più celebri nacquero proprio dalle relazioni presentate a Eranos e furono poi ampliati nei Collected Works.

racconta la conferenza di Read, so che Jung ha scritto su Picasso …

L’episodio è uno dei più noti nella storia di Eranos perché coinvolge due figure che, fino a quel momento, erano anche in rapporti di collaborazione.

Il contesto

Nel 1952 il tema delle Tagungen era “Mensch und Energie” (“Uomo ed Energia”). Tra i relatori figuravano:

  • Mircea Eliade
  • Gershom Scholem
  • Karl Löwith
  • Herbert Read
  • Erich Neumann

Herbert Read presentò una relazione intitolata “The Dynamics of Art”.

Perché Jung si arrabbiò?

La sera precedente, durante la cena, Read annunciò a Jung che avrebbe parlato di Picasso.

Jung non ne fu affatto entusiasta.

Durante la conferenza, Read utilizzò concetti junghiani per interpretare Picasso, ma — secondo le testimonianze — non distingueva chiaramente dove terminavano le idee di Jung e dove iniziavano le proprie.

A quel punto Jung si alzò e uscì dalla sala davanti a tutti.

Read rimase profondamente turbato dall’accaduto.


Perché proprio Picasso?

La vicenda ha un precedente importante.

Nel 1932, Jung aveva pubblicato sulla Neue Zürcher Zeitung un saggio dedicato a Picasso, poi ristampato nelle sue opere con il titolo “Picasso”.

È uno dei testi più controversi di Jung.

In sintesi

Jung sostiene che:

  • l’arte di Picasso non è semplicemente innovativa;
  • manifesta una discesa negli strati più profondi dell’inconscio;
  • contiene immagini arcaiche e caotiche;
  • presenta affinità con il materiale prodotto da alcuni pazienti psicotici.

È importante precisare che Jung non formulò una diagnosi clinica di Picasso. Utilizzò invece la categoria dello “schizoide” come chiave interpretativa delle immagini e della loro struttura simbolica. Il suo linguaggio, però, fu percepito da molti come un giudizio patologizzante e suscitò forti reazioni nel mondo dell’arte.


Il punto teorico di Jung

Per Jung l’arte autentica nasce dall’inconscio collettivo.

Esistono però due possibilità:

  1. l’artista riesce a integrare il materiale archetipico;
  2. ne viene travolto.

Jung temeva che in Picasso prevalesse il secondo caso.

Da qui il suo disagio.


Herbert Read la pensava quasi all’opposto

Read era uno dei maggiori difensori dell’arte moderna.

Per lui Picasso rappresentava:

  • una straordinaria creatività;
  • una nuova sintesi simbolica;
  • un linguaggio capace di rinnovare la percezione.

Pur essendo vicino alla psicologia junghiana (fu editore dell’edizione inglese delle opere di Jung), Read riteneva che l’arte moderna non fosse un sintomo patologico, ma una forma legittima di conoscenza.


Perché l’episodio è importante?

Segna simbolicamente una frattura tra due concezioni dell’arte:

  • Jung, più prudente verso le avanguardie e interessato alla loro dimensione psicologica e simbolica;
  • Read, che vedeva nell’arte moderna un processo creativo positivo e innovativo.

Dopo il congresso del 1952 Jung non partecipò più a Eranos. Le fonti concordano però nel ritenere che non vi sono prove che l’incidente con Read sia stato l’unico motivo del suo ritiro: l’età avanzata e le condizioni di salute restano le spiegazioni più solide.

Per il tuo lavoro su Luigi Pericle, questo episodio è particolarmente interessante perché Herbert Read visiterà lo studio di Pericle ad Ascona nel 1964 e sarà tra i primi grandi critici internazionali a riconoscerne il valore, creando un legame diretto tra la storia di Eranos, Read e l’ambiente culturale asconese.

Ma Read e Jung hanno collaborato. Quando è finita fra loro ?

Sì, Jung e Herbert Read collaborarono per circa vent’anni, ma il loro rapporto non si concluse con una rottura netta come accadde, ad esempio, con Freud o Victor White.

Gli anni della collaborazione (circa 1930–1952)

Read fu uno dei principali promotori di Jung nel mondo anglosassone.

In particolare:

  • contribuì in modo decisivo alla diffusione della psicologia junghiana nel Regno Unito;
  • fu coinvolto come consulente editoriale delle traduzioni inglesi delle opere di Jung;
  • mantenne una corrispondenza con Jung per molti anni; le lettere sono oggi pubblicate nei due volumi delle Letters. (JSTOR)

I due si stimavano profondamente, anche se provenivano da discipline diverse:

  • Jung: psicologia e simbolismo;
  • Read: critica d’arte, estetica e anarchismo culturale.

Dove iniziano le divergenze?

Già negli anni Quaranta Read sviluppa una teoria dell’arte moderna sempre più autonoma.

Per lui:

  • Picasso,
  • Kandinsky,
  • Klee,
  • Moore,

sono manifestazioni positive della creatività dell’inconscio.

Jung, invece, rimane molto più prudente.

Per lui l’inconscio produce sì simboli creativi, ma anche immagini disgreganti che possono travolgere la coscienza.

Questa differenza emerge soprattutto nel giudizio su Picasso.


Il congresso di Eranos del 1952

Qui avviene l’episodio famoso.

Read presenta The Dynamics of Art.

Secondo diverse testimonianze:

  • Jung ascolta l’inizio;
  • comprende che Read utilizzerà Picasso come esempio centrale;
  • si irrita;
  • lascia la sala.

L’episodio è riportato nella storiografia di Eranos, ma le ricostruzioni variano nei dettagli. (Centro Jungiano Scienze Spirituali)


È la fine dell’amicizia?

Le prove disponibili dicono no.

Non esiste:

  • una lettera di rottura;
  • uno scambio polemico;
  • un’interruzione formale della corrispondenza.

Anzi, le Letters di Jung comprendono ancora corrispondenza con Herbert Read negli anni successivi, segno che il rapporto non cessò improvvisamente. (JSTOR)


Cosa cambia davvero?

Probabilmente cambia il peso del rapporto.

Dopo il 1952:

  • Jung ha 77 anni;
  • riduce drasticamente le conferenze;
  • si dedica quasi esclusivamente ai grandi lavori finali (Aion, Answer to Job, Mysterium Coniunctionis);
  • partecipa sempre meno alla vita pubblica.

Quindi la collaborazione con Read semplicemente si affievolisce.


L’ironia della storia

Per il tuo progetto su Luigi Pericle c’è un dettaglio molto interessante.

Dopo la morte di Jung, Herbert Read diventerà uno dei primi grandi critici internazionali ad apprezzare Luigi Pericle, visitandone lo studio ad Ascona nel 1964 e sostenendone il lavoro.

In un certo senso, Read rappresenta un ponte tra:

  • il mondo di Jung ed Eranos;
  • la scena artistica internazionale degli anni Sessanta;
  • l’emergere di Luigi Pericle.

Questa connessione è storicamente significativa perché mostra come l’ambiente culturale di Ascona continui a evolversi: dalla psicologia analitica di Jung all’interesse di Read per un artista come Pericle, che lavorava su simbolismo, spiritualità e linguaggio dell’inconscio.

Ogni tanto qualcuno si chiede se Pericle avesse seguito Eranos. Ma non è possibile … cerco nell’archivio Pericle con Claude :

Ma Pericle non dice mai che ha seguito una conferenza perché all’epoca erano solo per gli invitati accademici, o sbaglio ?

Hai ragione.

Le Eranos Tagungen erano rigorosamente su invito. Non erano conferenze aperte al pubblico — erano raduni chiusi per un gruppo selezionato di studiosi, ricercatori e intellettuali invitati personalmente da Olga Fröbe-Kapteyn, poi dai successori. Jung, Kerényi, Eliade, Corbin, Scholem, Campbell — tutti invitati personalmente, anno dopo anno.

Un pittore in isolamento totale, per quanto straordinario, non sarebbe stato invitato alle sessioni accademiche. Pericle non era un accademico, non pubblicava saggi, non faceva parte di nessuna istituzione universitaria.

Ma la cosa interessante è questa: Eranos si teneva ad Ascona, sul lago Maggiore, a Casa Gabriella. Pericle viveva ad Ascona. Gli ospiti delle Tagungen — come Herbert Read nel 1964 — si fermavano all’Hotel Tamaro e giravano per il paese.

Quindi Pericle non partecipava alle conferenze. Ma viveva nel paese dove si tenevano. E alcuni di quegli ospiti — come Herbert Read, portato da Hans Hess — arrivavano fino alla sua villa.

Eranos andava da Pericle, non viceversa.

Pericle si ritira nel ’65 e non esce più di casa. La transizione verso una maggiore apertura pubblica di Eranos— con la possibilità per persone esterne al circolo accademico di partecipare come uditori — avvenne probabilmente negli anni ’70 o ’80, quando il convegno attraversò una fase di trasformazione e crisi.

Troviamo Eranos nell’archivio Luigi Pericle — quello che sappiamo:

Eranos è citato. La fonte è la lettera di Hans Hess del 6 agosto 1964 (Busta 2, FS 5):

“Sir Herbert Read will be in Ascona for the Eranos. He is staying at the Tamaro where he should be from this Saturday or Sunday onwards. I told him about you and asked him to come and see your work, but it might be best as well if you telephoned him at the Tamaro and made an appointment.”

Questo è il documento chiave. Eranos viene citato come il motivo per cui Herbert Read era ad Ascona nell’estate 1964 — e Hess sfruttò l’occasione per portarlo da Pericle.


Il significato:

Eranos — il convegno annuale fondato da Olga Fröbe-Kapteyn nel 1933 ad Ascona, con Jung, Kerényi, Eliade, Corbin, Campbell, Scholem — si teneva ogni agosto proprio ad Ascona, sul lago Maggiore. Pericle viveva ad Ascona in quegli stessi anni. I grandi intellettuali dell’esoterismo e della psicologia del profondo passavano ogni estate a poche centinaia di metri da casa sua.

Herbert Read vi andava — e nel 1964 andò anche da Pericle.

Sir Read nel 1965 scrisse:

“Durante una recente visita in Svizzera, sono stato invitato a visitare lo studio di un artista di cui non conoscevo le opere: LUIGI PERICLE. Mi sono recato lì senza grandi aspettative, poiché un artista sconosciuto è spesso un artista ancora acerbo o, nella migliore delle ipotesi, un dilettante di talento. Ho trovato invece un artista le cui opere mi hanno immediatamente colpito per la loro maestria professionale e la loro strana bellezza. Davanti a me c’era evidentemente un artista che aveva affinato il proprio talento nella quiete e che utilizzava quel talento per esprimere una percezione sottile della realtà. A volte si intravedeva un vago accenno a forme naturalistiche, ma la forma stessa era definita al di là delle apparenze fenomeniche, per rappresentare un’essenza interiore, una condizione spirituale che può essere rappresentata solo nelle armonie astratte della linea e del colore. Un’arte metafisica, quindi, ma che rimane fedele alle qualità sensoriali del materiale proprio dell’arte pittorica. LUIGI PERICLE era un artista maturo, il cui lavoro è molto apprezzato in Inghilterra e in Svizzera; il fatto che non sia più conosciuto in altri paesi può essere attribuito solo all’estrema modestia dell’artista e alla sua lunga ricerca di una bellezza assoluta. “

Comunque Jung non apprezzava alcune idee di Read già dal ’45, come si evince da questa lettera in cui ne parla in toni assai critici.

Prima di tutto devo chiederti scusa (anonima/o) per il notevole ritardo con cui rispondo alla tua lettera del marzo ’45. Non appena è tornata la pace, mi è piovuta addosso una vera e propria valanga di lettere. Prima di allora ero al sicuro, isolato dal mondo, e mi erano state risparmiate molte centinaia di lettere. Ora mi trovo nella friggitrice, soprattutto da quando ho compiuto 70 anni, quando il flusso di lettere è diventato ancora più intenso. Da quando mi sono ammalato non riesco mai a smaltire tutta la corrispondenza e soffro di un senso di colpa cronico. Ora sai in quali condizioni ti sto scrivendo. Devo ringraziarti per avermi gentilmente inviato il libro di Read sull’Educazione e l’Arte.¹ Purtroppo non riesco a condividere il tuo entusiasmo.
Non amo particolarmente il famoso pot-pourri: psicologia-arte-educazione. Ogni cosa di per sé è piuttosto piacevole, ma insieme diventa un miscuglio orribile. Mi dispiace, sono troppo critico, ma non riesco a superare questa mia idiosincrasia.

Cordiali saluti, c. c. jung Anonimo

1 Herbert Read, Education through Art (1943).

Un’altra lettera che trovate quì :

A Herbert Read [originale in inglese]

Caro signor Read,

Pro tempore sul Rigi, 17 ottobre 1948

Dopo aver letto il suo *Green Child*¹, mi sento in un certo senso moralmente in dovere di ringraziarla per avermi gentilmente segnalato la sua esistenza. Non mi sento naturalmente attratto da ciò che si definisce «letteratura», ma sono stranamente affascinato dalla narrativa autentica, ovvero dall’invenzione fantastica. Nella misura in cui la fantasia non è forzata, violata e asservita a un’idea bastarda e intellettualmente preconcetta, essa è un frutto legittimo e autentico dell’inconscio e, finora, mi ha fornito informazioni genuine sulle cose che trascendono la mente cosciente dello scrittore. La maggior parte degli scrittori detesta questo punto di vista. Ma presumo che tu non lo detesti, altrimenti non avresti fatto capitare il tuo libro nelle mie vicinanze. L’ho letto tutto d’un fiato in un giorno e mi ha provocato un brontolio nel profondo che mi ha tenuto sveglio per gran parte della notte. È, soprattutto, meravigliosamente inglese:

(scritto a mano.) Sir Herbert Read (1893–1968), poeta inglese, romanziere, critico d’arte, co-editore di C. W. (Vedi tavola nel vol. 2.) 1 *The Green Child* (1935).

Il popolo verde è costituito dagli abitanti di un paese sotterraneo in cui Siloen, la fanciulla verde, conduce Olivero, l’eroe della storia. 509 Materiale protetto da copyright: vai a letto senza particolari presentimenti e senza alcun piano o intuizione, e al risveglio ti ritrovi inspiegabilmente proprietario di 30.000 miglia quadrate di territorio vergine, dove non puoi fare a meno di essere immensamente utile ed efficiente. Per fortuna non sai di non esserci mai stato davvero, poiché scopri dopo 20-30 anni che ciò che contava davvero è rimasto nel tuo villaggio natale. Ciò che riscopri è una ricompensa per tutte le cose che hai professato e vissuto per una vita intera. Questo popolo verde — ahimè — era abbastanza reale, ma ha avuto un’esistenza infernale durante la tua assenza. Che cose incantevoli e anticonformiste ti sei perso! Dai bagni promiscui più piacevoli fino alle regioni più elevate della saggezza! Qui il mio Acheronte ha cominciato a tremare. Hai toccato l’arcano alchemico per eccellenza, la pietra filosofale, un problema davvero enorme che in realtà mi sta molto a cuore. La cosa scioccante è che la Pietra simboleggia un’idea altissimamente spirituale, vale a dire quell’immagine secolare e universale dell’Anthropos. Che cosa significa che lo Spirito stesso, persino il divino, sia pietra, o che sia lo spirito della pietra ? Tali idee non sono affatto invenzioni intellettuali, al contrario sono prodotti autentici, germogli naturali dell’inconscio. Non c’è nulla di arbitrario in esse. Nella tua storia i due mondi non si toccano, cioè il loro punto di contatto è piuttosto doloroso. È una questione di o l’uno o l’altro. Questo è del tutto vero, anzi immensamente vero. La mano destra non sa cosa sta cercando a tentoni la sinistra. Questa è la nostra «psicologia a compartimenti» mondiale. Un vecchio alchimista che leggesse il tuo romanzo avrebbe pianto di pura gioia. A me non ha fatto piangere, ma ha spinto la mia mente all’azione e ho dovuto risolvere tutti gli enigmi che hai proposto. Ad esempio, il tuo numero 5,3 dove dovrebbe esserci un 4, e perché questo mondo sotterraneo è così verde, ammuffito, circolare e simile al purgatorio? Non voglio sommergerti con gli sfoghi della mia mente stravagante. Volevo solo darti almeno un assaggio delle reazioni che il tuo libro ha suscitato. Vogliono essere un piccolo segno della mia gratitudine per una giornata di intenso divertimento e interesse.

Cordiali saluti, C. G. Jung

2 Cf. Psicologia e Alchimia, par. 405.

3 Nel paese del popolo verde ci sono sempre gruppi di cinque: 5 giudici, 5 panche con 5 uomini barbuti, ecc. Nell’alchimia il numero 5 svolge un ruolo importante come il quinconcio e la quintessenza.

4 Cfr. «Lo spirito nelle fiabe», par. 406.

Sì. E l’episodio di Karl Löwith è forse ancora più interessante di quello di Herbert Read, perché qui il dissenso di Jung sembra essere filosofico, non personale o legato all’uso delle sue idee.

Nel testo che hai raccolto compare correttamente l’informazione: nel 1952 Jung uscì irritato dalla conferenza di Read ed espresse insoddisfazione anche per quella di Löwith; dopo quell’anno non tornò più a Eranos. Ho cercato di risalire più precisamente all’episodio.

Che cosa disse Löwith

Alla Tagung del 20–28 agosto 1952, Mensch und Energie, Karl Löwith tenne:

Die Dynamik der Geschichte und der Historismus
(La dinamica della storia e lo storicismo), poi pubblicata nell’Eranos-Jahrbuch XXI, pp. 217–254. (Daimon)

Löwith era uno dei grandi critici della moderna filosofia della storia. La sua tesi fondamentale era che l’idea moderna di una storia dotata di direzione, progresso e compimento deriva dalla secolarizzazione dell’escatologia giudaico-cristiana. Hegel e Marx, per esempio, trasformerebbero in categorie storiche una struttura originariamente religiosa: origine → sviluppo → compimento finale. (Treccani)

Ma Löwith andava oltre: contestava proprio la nostra tendenza a trasformare il mondo in storia. Per lui la storia umana è una porzione minuscola della realtà naturale e non esiste, in senso rigoroso, una vera «storia del mondo» capace di inglobare il cosmo. (Scribd)

E Jung si arrabbiò

Qui abbiamo una testimonianza interessante. Una ricostruzione storiografica di Eranos conservata anche dalla Library of Congress dice esplicitamente che nel 1952 Jung:

lasciò irritato la conferenza di Herbert Read e manifestò anche il proprio dissenso verso quella di Karl Löwith.

(Library of Congress)

C’è però un dettaglio ancora migliore. Una testimonianza relativa alla giornata del 25 agosto 1952 riferisce che, dopo la conferenza di Löwith, Gershom Scholem la giudicò molto buona, mentre raccontò agli altri partecipanti che Jung era furioso e se n’era andato dopo la prima ora. (Perceval)

Quindi non sembra essere stata una semplice osservazione critica a tavola: Jung avrebbe abbandonato anche la relazione di Löwith.

Perché Löwith poteva irritare Jung

Qui bisogna distinguere il documento dalla mia interpretazione: non ho trovato ancora una dichiarazione di Jung del tipo «me ne sono andato perché Löwith ha detto X».

Ma il conflitto intellettuale è piuttosto evidente.

Löwith stava demolendo proprio la tendenza a leggere la storia come manifestazione di una struttura sovrastorica o trascendente. Il suo bersaglio era la trasformazione della successione degli eventi in un processo dotato di senso complessivo.

Jung, invece, ragionava continuamente in termini di strutture che trascendono l’individuo storico: archetipi, inconscio collettivo, trasformazione psichica, simbolo, sincronicità. E l’anno precedente, proprio a Eranos, aveva presentato Über Synchronizität. (Eranos Foundation)

Perciò Löwith poteva apparirgli come qualcuno che riportava drasticamente l’uomo entro una concezione storico-naturalistica e contestava la possibilità di leggere nella storia quelle strutture di significato che interessavano profondamente Jung.

E c’è un contrasto ancora più sottile: Löwith contrappone la natura alla storia. La natura/cosmo possiede una stabilità che la storia umana non possiede. Jung, invece, cercava continuamente un ponte fra psiche individuale e ordine più vasto della natura. Nel 1952, con Pauli e la sincronicità, questo problema era precisamente al centro del suo pensiero.

Il 1952 diventa quindi molto significativo

Se mettiamo insieme i due incidenti, emerge qualcosa di più interessante del semplice «Jung era anziano e si irritava».

Nella stessa Tagung:

Löwith mette radicalmente in discussione l’idea di trovare nella storia un ordine significativo;

Read applica la psicologia dell’inconscio all’arte moderna e a Picasso in una maniera che Jung considera impropria;

e Jung abbandona entrambe le conferenze, secondo le testimonianze disponibili.

La relazione di Read era The Dynamics of Art e quella di Löwith Die Dynamik der Geschichte und der Historismus: significativamente, entrambe affrontavano la “dinamica” rispettivamente dell’arte e della storia, all’interno di una Tagung intitolata Mensch und Energie. (Daimon)

E dopo quella Tagung Jung non tornò più a Eranos. La storiografia sottolinea però correttamente che questo non prova che se ne sia andato definitivamente a causa di Löwith e Read. (Library of Congress)

C’è quindi un’ipotesi storicamente molto più interessante da indagare: il 1952 potrebbe segnare non semplicemente il ritiro fisico di Jung da Eranos, ma il momento in cui Jung si accorse che Eranos aveva ormai acquisito una vita intellettuale completamente autonoma dal suo orientamento. Löwith poteva contestarne implicitamente la visione della storia; Read poteva servirsi di Jung per arrivare a conclusioni sull’arte che Jung stesso rifiutava.

Questo spiegherebbe bene anche perché la fonte che abbiamo trovato insiste subito dopo sul fatto che Eranos non era affatto “il congresso dei discepoli di Jung”, ma una rete molto più eterogenea. (Library of Congress)

E rende il 25 agosto 1952 una data che, per la tua ricostruzione di Eranos, vale la pena approfondire seriamente.

Sì. Approfondendo le fonti, il caso Löwith diventa molto più preciso e, a mio avviso, corregge in parte l’interpretazione che ti avevo dato prima. Non sappiamo che Jung fosse irritato perché Löwith negava una concezione junghiana della storia. Sappiamo invece esattamente quando se ne andò, come reagì e come Scholem descrisse la sua reazione.

25 agosto 1952: abbiamo una testimonianza contemporanea

Karl Löwith era stato invitato a Eranos già nel dicembre 1951: nel suo archivio è conservata la lettera d’invito della Eranos Conference, datata Ascona, 25 dicembre 1951. (Kalliope)

Il 25 agosto 1952 tenne quindi la relazione:

Die Dynamik der Geschichte und der Historismus
La dinamica della storia e lo storicismo

poi pubblicata nell’Eranos-Jahrbuch XXI, pp. 217–254. La Fondazione Eranos ne conferma esattamente titolo, anno e pagine. (Eranos Foundation)

Ed è qui che abbiamo una fonte quasi ideale: il diario di Gershom Scholem scritto quello stesso giorno.

Scholem aveva ascoltato Löwith e considerava la conferenza «molto buona». Poi annota che Jung era:

“enraged by the ‘abstract nonsense’”

e che lasciò la conferenza dopo la prima ora. (Library of Congress)

Quindi possiamo stabilire con una certa sicurezza:

25 agosto 1952 → Löwith parla → Jung ascolta circa un’ora → si infuria per quello che considera «abstract nonsense» → abbandona la sala.

Questo non è un aneddoto ricostruito decenni dopo: deriva dal diario contemporaneo di Scholem.


Ma che cosa aveva detto Löwith?

Qui la faccenda diventa interessante.

Löwith scrisse quello stesso 25 agosto, da Ascona, a Leo Strauss:

«ho esposto a un pubblico molto colto la sua critica dello storicismo.»

E Scholem aggiunse di proprio pugno sulla cartolina a Strauss che la presentazione era stata memorabile. La cartolina è pubblicata nel carteggio Strauss–Löwith. (Iris)

Questo ci dice qualcosa che il semplice titolo della conferenza non rivela: Löwith stava portando dentro Eranos anche la critica dello storicismo di Leo Strauss.

Lo studio accademico dedicato proprio a questa conferenza riassume il problema centrale: Löwith cerca una prospettiva capace di sottrarsi allo storicismo e di riconoscere qualcosa di

«permanente, eterno ed eternamente ritornante». (Arpi)

Quindi devo correggere una sfumatura della mia risposta precedente: Löwith non stava semplicemente riducendo tutto alla storia. Al contrario.

Stava attaccando lo storicismo, cioè l’idea moderna secondo cui l’uomo, la verità e il pensiero possono essere compresi essenzialmente come prodotti della loro situazione storica.

Per Löwith il problema è la modernità

Il suo ragionamento parte addirittura dalla parola greca historia.

Per i Greci significava originariamente indagine, conoscenza, sapere e narrazione di ciò che si è conosciuto. La trasformazione della Storia in una sorta di grande processo universale dotato di senso sarebbe invece molto più tarda. (Arpi)

Il bersaglio fondamentale è soprattutto Hegel.

Con Hegel la storia non è più semplicemente ciò che accade: diventa il processo attraverso cui lo Spirito realizza se stesso.

Löwith considera questa operazione filosoficamente pericolosa. Un suo studio successivo riassume brutalmente la questione dicendo che fu Hegel a incorporare la storia nella filosofia, con risultati «fatali». (MGH Bibliothek)

Ed è qui che il problema Jung–Löwith diventa più sottile.


Perché allora Jung parla di «abstract nonsense»?

Non abbiamo una spiegazione autografa di Jung. Questo è il limite documentario.

Ma l’espressione riferita da Scholem è estremamente significativa.

Jung non dice, almeno nella testimonianza conservata:

«Löwith ha torto.»

La sua reazione è piuttosto:

questa è roba astratta.

Ed è perfettamente compatibile con una differenza fondamentale fra i due uomini.

Löwith procede attraverso filosofia concettuale: Greci → cristianesimo → Hegel → Nietzsche → Heidegger → storicismo → natura.

Jung parte invece continuamente dall’esperienza psichica: sogni, immagini, simboli, miti, fenomeni sincronici, materiale clinico, alchimia.

Per Jung una teoria che rimane sul piano puramente concettuale rischia precisamente di diventare ciò che avrebbe definito un’intellettualizzazione.

Questo rende molto più comprensibile il suo “abstract nonsense”.

Non è affatto necessario postulare una grande incompatibilità metafisica fra Löwith e Jung.

Paradossalmente, su alcuni punti erano persino vicini.

Entrambi cercavano qualcosa che non potesse essere ridotto alla relatività storica.

Löwith cerca ciò che è permanente ed eternamente ricorrente nella natura/cosmo. (Arpi)

Jung cerca strutture psichiche universali e metastoriche: gli archetipi.

Il dissenso potrebbe quindi essere stato soprattutto sul modo di arrivarci.

Löwith: filosofia.

Jung: esperienza della psiche.


E adesso guarda l’intera Tagung del 1952

Il programma completo è notevole:

  • Eliade — Puissance et Sacralité dans l’Histoire des Religions
  • Scholem — sviluppo della concezione cabalistica della Shekhinah
  • Quispel — Mensch und Energie im antiken Christentum
  • Neumann — trasformazione dei livelli della realtà
  • Löwith — dinamica della storia
  • Read — dinamica dell’arte
  • D’Arcy — potere della Caritas e dello Spirito Santo
  • Portmann — immagini e trasformazione dell’energia vivente
  • Knoll — concetti quantistici dell’energia in fisica e psicologia
  • Whyte — energia creativa dell’uomo. (Daimon)

Il tema era Mensch und Energie — Uomo ed energia.

Ed è proprio qui che Jung sembra avere problemi con due conferenze.

Löwith

Il 25 agosto Jung ascolta Löwith per un’ora e se ne va furioso per l’«abstract nonsense». (Library of Congress)

Read

Con Read accade qualcosa di diverso.

Read parla di Picasso, cita Jung e, secondo la ricostruzione di Hans Thomas Hakl, non distingue sufficientemente le proprie conclusioni da quelle di Jung. Jung si alza e abbandona anche quella relazione. Read ne rimane profondamente turbato. (dokumen.pub)

Sono quindi due irritazioni differenti:

Löwith → eccesso di astrazione filosofica.

Read → uso delle idee di Jung in un’interpretazione dell’arte che Jung non riconosce come propria.

Questo è molto più interessante di una semplice storia di Jung anziano e irascibile.


E soprattutto: è l’ultima Eranos di Jung

Il C. G. Jung Institut conferma che la sua ultima relazione a Eranos era già stata nel 1951, quella sulla sincronicità. Nel 1952 pubblica Antwort auf Hiob e Synchronizität als ein Prinzip akausaler Zusammenhänge. (C. G. Jung-Institut Stuttgart)

Nel 1952 torna quindi ad Ascona non più come relatore ma come partecipante.

E succedono i due incidenti.

Poi non ritorna.

Lo studio storico su Scholem ed Eranos mette esplicitamente in successione i fatti: Jung abbandona irritato Read, manifesta insoddisfazione per Löwith e non partecipa mai più a una Tagung. (Library of Congress)

Questo non dimostra:

Jung abbandonò Eranos a causa di Löwith e Read.

Ma rende difficile considerare completamente irrilevante la coincidenza.


Credo che stiamo vedendo una trasformazione di Eranos

Questo, secondo me, è il punto più interessante per il tuo libro.

L’Eranos del 1933 nasce in un ambiente fortemente orientato verso:

Yoga – meditazione – Oriente/Occidente – simbolo – religione – esperienza spirituale.

Jung diventa progressivamente lo spiritus rector dell’ambiente.

Ma Eranos non rimane fermo lì.

Nel dopoguerra arrivano o assumono sempre più peso studiosi completamente autonomi: Scholem, Eliade, Corbin, Löwith, Read, Portmann, Quispel, ecc.

E infatti la storiografia moderna contesta precisamente l’immagine di Eranos come semplice «conferenza dei discepoli di Jung». Eliade stesso ricordava che Jung ne era lo spiritus rector, ma che i relatori non costituivano affatto un gruppo junghiano. (Library of Congress)

Il diario di Scholem del 25 agosto 1952 è straordinario proprio per questo.

Mentre Jung trova Löwith insopportabilmente astratto, Scholem trova la stessa conferenza «molto buona». (Library of Congress)

E addirittura Scholem scrive insieme a Löwith una cartolina a Leo Strauss celebrando quella relazione. (Iris)

Hai quindi, nella stessa stanza:

Jung: «abstract nonsense».

Scholem: ottima conferenza.

Löwith: soddisfatto di aver portato a Eranos la critica dello storicismo di Strauss.

Questa è quasi una fotografia della trasformazione intellettuale di Eranos.


Una formulazione forte ma storicamente difendibile

Per il tuo testo, io arriverei fino a questo punto:

Il 25 agosto 1952 Karl Löwith tenne a Eranos la conferenza Die Dynamik der Geschichte und der Historismus. Gershom Scholem, presente nella sala, la giudicò «molto buona»; Jung ebbe la reazione opposta. Nel diario scritto quello stesso giorno Scholem annotò che Jung, infuriato per quello che considerava «abstract nonsense», abbandonò la conferenza dopo la prima ora. Pochi giorni dopo Jung lasciò irritato anche la relazione di Herbert Read sull’arte e Picasso. Il 1952 fu la sua ultima partecipazione a Eranos. Non possediamo una dichiarazione che permetta di trasformare i due incidenti nella causa del suo definitivo allontanamento; essi mostrano però con eccezionale chiarezza quanto Eranos fosse ormai diventato intellettualmente autonomo dal proprio spiritus rector.

Questa, adesso, è documentabile quasi frase per frase.

E c’è un’ulteriore pista che vale la pena seguire: Leo Strauss è invisibilmente presente ad Ascona il 25 agosto 1952, perché Löwith dichiara esplicitamente di aver presentato a Eranos la critica dello storicismo di Strauss. (Iris) È un collegamento Eranos–Strauss che merita un’indagine separata.

Ho seguito la pista Löwith → Leo Strauss → Eranos, e il risultato è più concreto di quanto sembrasse: Strauss è effettivamente presente, intellettualmente, nella conferenza di Ascona del 25 agosto 1952, e possiamo dimostrarlo documentalmente.

Löwith porta Strauss a Eranos

Il punto decisivo viene da uno studio di Danilo Manca dedicato proprio al rapporto Löwith–Strauss. Il 25 agosto 1952, lo stesso giorno della sua conferenza a Eranos, Löwith scrive a Leo Strauss dicendogli di aver presentato davanti a un pubblico molto colto la critica dello storicismo di Strauss. (OpenstarTs)

La relazione era Die Dynamik der Geschichte und der Historismus, pubblicata poi nell’Eranos-Jahrbuch XXI. (Daimon)

E qui succede qualcosa di eccezionale: Gershom Scholem interviene personalmente nella comunicazione tra Löwith e Strauss. Scrive a Strauss, giocando sul termine historisch:

la presentazione di Löwith è stata davvero memorabile.

E gli domanda scherzosamente se gli siano «fischiate le orecchie». (OpenstarTs)

Quindi abbiamo un triangolo reale:

Strauss → Löwith → Scholem

e il punto geografico in cui le idee di Strauss vengono pubblicamente discusse è Eranos, Ascona.

Che cosa di Strauss porta Löwith ad Ascona?

Non genericamente «le idee di Strauss». È qualcosa di molto preciso: la critica dello storicismo.

Per Strauss, lo storicismo radicale conduce a sostenere che ogni pensiero è storicamente condizionato e che quindi non possiamo porre veramente questioni filosofiche indipendenti dal nostro tempo.

Il problema diventa enorme: se anche l’affermazione

«ogni verità dipende dalla storia»

è essa stessa soltanto il prodotto di un determinato momento storico, allora lo storicismo rischia di confutare se stesso.

Strauss cerca quindi di recuperare la possibilità delle questioni permanenti della filosofia.

Löwith percorre una strada parallela. Nella conferenza di Ascona cerca esplicitamente una prospettiva alternativa allo storicismo che permetta di riconoscere qualcosa di permanente, eterno ed eternamente ricorrente. (OpenstarTs)

Ma qui i due si separano.

Strauss tende verso il recupero della filosofia classica e del diritto naturale.

Löwith tende verso la natura e il cosmo.

Uno studio recente su Löwith nota precisamente questa differenza: Löwith utilizza il metodo antistoricistico di Strauss ma non lo segue nel riferimento al diritto naturale. (Scribd)

Ed ecco perché la reazione di Jung diventa ancora più strana

Il diario contemporaneo di Scholem è inequivocabile. Scholem giudica la relazione di Löwith «very good»; Jung invece si infuria per quello che definisce «abstract nonsense» e abbandona la sala dopo la prima ora. (Library of Congress)

Ma attenzione: Jung non poteva essere semplicemente contrario alla conclusione antistoricistica.

Perché Löwith sta cercando qualcosa di:

permanente → universale → non riducibile alla contingenza storica.

Jung fa qualcosa di sorprendentemente analogo con:

archetipo → inconscio collettivo → strutture universali della psiche.

Il conflitto sembra quindi essere soprattutto epistemologico e metodologico.

Per Löwith/Strauss la via è filosofica e concettuale.

Per Jung la realtà sovrastorica deve emergere dalla fenomenologia della psiche: sogno, mito, simbolo, religione, alchimia, esperienza sincronistica.

Questo rende molto più intelligibile l’insulto abstract nonsense: Jung potrebbe non contestare tanto il problema quanto il modo astrattamente filosofico di affrontarlo.

Non possiamo attribuirgli questa motivazione come fatto documentato, ma è un’interpretazione assai più aderente alle fonti di quella secondo cui Jung e Löwith avrebbero semplicemente concezioni opposte.


Ma c’è un secondo triangolo ancora più interessante

Quel giorno ad Ascona abbiamo:

Löwith — Strauss — Scholem.

Strauss non è fisicamente presente, ma la sua critica viene discussa pubblicamente da Löwith e Scholem comunica direttamente con lui.

Ora considera chi è Scholem.

Scholem sta facendo per la Kabbalah qualcosa che presenta un’affinità metodologica con ciò che Jung fa per l’alchimia: prende un materiale che la storiografia razionalistica aveva spesso relegato ai margini e dimostra che possiede una propria struttura intellettuale.

Ma Scholem insiste sulla storicità concreta della Kabbalah.

Jung tende invece a leggerne le immagini anche come manifestazioni di strutture archetipiche.

Questa differenza era reale.

Ed è interessante che proprio Scholem, non Jung, apprezzi entusiasticamente Löwith.

Nel diario dello stesso giorno Scholem scrive inoltre qualcosa di molto rivelatore: si trova benissimo a Eranos, ma è turbato dal fatto che le questioni che per lui vengono da Israele e dall’ebraismo sembrino estranee agli altri partecipanti; sente che lì viene percepito più attraverso la propria formazione berlinese che attraverso Gerusalemme. (Library of Congress)

Quindi nel 1952 stanno emergendo dentro Eranos diversi modi di intendere l’universale:

Jung: universale psichico/archetipico.

Scholem: fenomeno religioso studiato nella sua concretezza storico-filologica.

Löwith: natura/cosmo contro l’assolutizzazione della storia.

Strauss: verità filosofica e questioni permanenti contro il relativismo storicistico.

Questa è una configurazione intellettuale notevole.


E la cosa continua nel 1953

Il giorno successivo alla conferenza, 26 agosto, Scholem annota addirittura che probabilmente non sarebbe tornato l’anno seguente, nonostante la Bollingen Foundation fosse disponibile a coprirgli completamente le spese. (Library of Congress)

Poi cambia idea.

Torna a Eranos nel 1953.

E che cosa presenta?

Die Vorstellung vom Golem in ihren tellurischen und magischen Beziehungen — l’immagine del Golem nei suoi rapporti tellurici e magici. (Library of Congress)

Jung invece non torna.

La successione è suggestiva:

1952: Jung ascolta Löwith → abstract nonsense → esce.

1952: Jung si scontra anche con la relazione artistica di Read.

1952: ultima presenza di Jung a Eranos.

1953: Scholem ritorna e presenta il Golem.

Eranos continua perfettamente senza Jung.

Questo è importante perché ridimensiona l’idea di Eranos come «circolo junghiano». La stessa Fondazione Eranos oggi presenta esplicitamente la propria storia come convergenza di discipline e personalità autonome: filosofi come Löwith, studiosi della Kabbalah come Scholem, islamologi come Corbin, fisici, orientalisti, storici delle religioni, psicologi ecc. (Eranos Foundation)


Ma attenzione a non trasformare Strauss in un «eraniano»

Qui metterei un limite netto.

Non ho trovato evidenza che Leo Strauss abbia partecipato personalmente a Eranos.

Quindi nel libro non scriverei:

«Leo Strauss fu legato a Eranos.»

Sarebbe troppo.

Possiamo invece scrivere qualcosa di molto più interessante perché documentato:

Il 25 agosto 1952 Leo Strauss fu, per così dire, un partecipante invisibile alla Tagung di Eranos. Karl Löwith comunicò infatti a Strauss, quello stesso giorno da Ascona, di avere esposto al pubblico di Eranos la sua critica dello storicismo. Gershom Scholem aggiunse alla comunicazione un commento scherzoso, chiedendo a Strauss se gli fossero fischiate le orecchie. Nella sala, tuttavia, C. G. Jung reagì in maniera opposta a Scholem: secondo il diario di quest’ultimo, si infuriò per quello che definiva “abstract nonsense” e abbandonò la conferenza dopo la prima ora. (OpenstarTs)

Questo passaggio lo terrei.

Perché non stiamo costruendo una connessione per associazione: Löwith stesso ci dice che il 25 agosto 1952 ad Ascona stava esponendo la critica dello storicismo di Strauss. (OpenstarTs)

E c’è un’ultima implicazione che considero ancora più interessante per la tua storia di Ascona: in quella piccola sala di Casa Gabriella, nel giro di pochi giorni, si incrociano indirettamente Jung, Scholem, Löwith, Strauss, Corbin, Eliade e Read. Il programma ufficiale dell’anno conferma l’eccezionale concentrazione di queste figure. (Daimon)

Non è più soltanto storia di Eranos. È un punto di intersezione, ad Ascona nel 1952, fra alcune delle principali risposte novecentesche alla crisi della modernità: archetipo, rivelazione, tradizione, storicismo, natura, simbolo e arte moderna.

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