Il caso di Witold Pruszkowski è interessante proprio perché si colloca in quella zona grigia dove finiscono le prove documentarie e cominciano le affinità culturali.
Non esistono prove che Pruszkowski fosse membro della Società Teosofica o che avesse rapporti diretti con Blavatsky. Non risulta tra i teosofi documentati dell’epoca, a differenza di Mondrian, Kandinsky, Delville o Hilma af Klint. (Wikipedia)
Tuttavia appartiene pienamente a quel mondo simbolista europeo in cui:
- folklore;
- visioni;
- anime dei morti;
- paesaggi animati;
- sogno;
- trascendenza;
- dimensione invisibile
diventano temi centrali dell’arte. Il Simbolismo europeo era spesso attratto da magia, occultismo, teosofia e scienze esoteriche. (Wikipedia)
Per te la chiave di lettura più interessante non è la Teosofia organizzata ma il folklore slavo come sopravvivenza di una cosmologia animata.
Pruszkowski cresce tra Odessa, Kiev e la Polonia romantica. (Wikipedia)
Questo significa che vive immerso in un universo culturale popolato da:
- Rusalki;
- Domovoj;
- spiriti delle foreste;
- anime dei morti;
- apparizioni notturne;
- miti nazionali slavi.
Proprio quel materiale che pochi anni dopo avrebbe affascinato teosofi, antropologi e studiosi dell’esoterismo.
Guarda opere come:
- Falling Star (Gwiazda spadająca);
- All Souls’ Day (Dziady);
- Eloe;
- The Vision.
In questi dipinti non trovi il realismo sociale dell’Ottocento.
Trovi:
- anime che attraversano il paesaggio;
- processioni di spiriti;
- figure femminili eteree;
- una natura viva e spiritualizzata;
- il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti. (Culture.pl)
Per questo motivo Pruszkowski potrebbe essere definito:
un simbolista spirituale slavo più che un teosofo.
In un saggio per Theosophy & ARTS sarebbe molto interessante collocarlo accanto a:
- Arnold Böcklin
- Mikalojus Konstantinas Čiurlionis
- Nikolai Roerich
- Jean Delville
- Ferdinand Hodler
Tutti artisti che, pur provenendo da contesti diversi, tentano di rappresentare qualcosa che sta oltre la materia.
La vera domanda non è quindi:
“Pruszkowski era teosofo?”
ma piuttosto:
“Pruszkowski partecipava alla stessa ricerca spirituale che avrebbe alimentato Teosofia, Simbolismo e arte visionaria europea?”
A questa domanda la risposta è probabilmente sì.
Ed è proprio qui che diventa interessante per il tuo lavoro: rappresenta la versione slava di quella grande corrente europea che cercava di restituire all’arte il compito antico di mostrare l’invisibile.