Cominciamo con gli scienziati “seri”
Gli scienziati seri non sono affatto tutti dogmatici. Anzi, molti dei più importanti sottolineano proprio quanto poco sappiamo.
Per esempio, Steven Weinberg, premio Nobel, sosteneva che la scienza descrive sempre meglio l’universo, ma non necessariamente ne rivela un significato ultimo.
Roger Penrose ritiene che la coscienza non sia ancora compresa e che la fisica attuale sia probabilmente incompleta.
Carlo Rovelli insiste sul fatto che la scienza non produce certezze assolute ma modelli sempre migliorabili.
Sean Carroll, pur essendo molto scettico verso le interpretazioni esoteriche, afferma che esistono enormi zone di ignoranza scientifica riguardo a coscienza, origine delle leggi fisiche e fondamenti della realtà.
Lee Smolin sostiene che la fisica fondamentale sia in una fase di stallo teorico e che possano essere necessari nuovi paradigmi.
Persino Richard Feynman diceva:
“Penso di poter tranquillamente affermare che nessuno capisce la meccanica quantistica.”
La posizione prevalente tra gli scienziati più rigorosi non è:
“Abbiamo capito tutto.”
ma piuttosto:
“Abbiamo modelli straordinariamente efficaci in alcuni domini, ma ignoriamo ancora aspetti fondamentali della realtà.”
Dove tendono invece a essere molto cauti è nel passaggio successivo.
Dal fatto che:
- non comprendiamo la coscienza;
- non comprendiamo la materia oscura;
- non abbiamo una teoria del tutto;
non segue automaticamente che siano vere:
- teosofia;
- astrologia;
- medianità;
- reincarnazione;
- tradizioni esoteriche.
Uno scienziato serio direbbe:
“Non sappiamo” è una risposta migliore di “quindi deve essere X”.
Tuttavia esistono anche figure molto rispettate che hanno esplorato territori vicini al simbolico e allo spirituale.
Per esempio:
- Wolfgang Pauli collaborò per decenni con Carl Gustav Jung;
- David Bohm dialogò a lungo con Jiddu Krishnamurti;
- Erwin Schrödinger era fortemente influenzato dall’Advaita Vedānta;
- Niels Bohr era affascinato dal taoismo.
Nessuno di loro considerava queste tradizioni una prova scientifica. Le vedevano piuttosto come possibili fonti di intuizione filosofica.
Quindi la posizione più vicina al consenso scientifico attuale sarebbe:
- La scienza moderna è il metodo più affidabile che abbiamo per studiare il mondo fisico.
- Non possediamo una teoria definitiva della realtà.
- Esistono grandi misteri aperti.
- L’esistenza di misteri non costituisce una prova per le spiegazioni esoteriche.
- Le intuizioni filosofiche, spirituali o simboliche possono essere interessanti, ma devono essere distinte dalle affermazioni scientificamente verificate.
In altre parole, gli scienziati più seri sono spesso molto meno certi di quanto immagini il pubblico, ma anche molto più rigorosi nel distinguere tra ciò che è noto, ciò che è plausibile e ciò che è semplicemente ancora ignoto.
Frances Yates rivoluzionò gli studi sul Rinascimento sostenendo che l’ermetismo, la magia rinascimentale e figure come Giordano Bruno hanno avuto un ruolo molto più importante nella nascita della modernità di quanto la storiografia tradizionale avesse ammesso.
La tesi classica di Yates era:
- tradizione ermetica;
- neoplatonismo;
- cabala cristiana;
- magia naturale rinascimentale;
non sarebbero stati semplici residui medievali, ma componenti attive nella trasformazione della visione del mondo europea.
Nel suo celebre libro Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, Yates presenta Bruno come una figura di passaggio tra:
- magia rinascimentale;
- cosmologia infinita;
- rivoluzione della coscienza europea.
Il rapporto con Robert Boyle è più complesso.
Boyle viene normalmente considerato uno dei fondatori della scienza moderna e della chimica sperimentale. Tuttavia oggi sappiamo che:
- studiò alchimia;
- si interessò a temi religiosi profondi;
- non vedeva una separazione netta tra scienza e ricerca spirituale.
Molti pionieri della scienza moderna erano immersi in ambienti che oggi definiremmo esoterici:
- Isaac Newton;
- Johannes Kepler;
- Robert Boyle;
- John Dee.
Uno dei grandi dibattiti storici riguarda proprio questo:
La scienza moderna è nata contro l’esoterismo oppure anche grazie ad alcuni impulsi provenienti da tradizioni ermetiche e alchemiche?
Yates propendeva fortemente per la seconda interpretazione.
Negli ultimi decenni gli storici hanno corretto alcune sue tesi considerate troppo radicali, ma l’idea centrale è rimasta influente:
la separazione netta tra “scienza razionale” ed “esoterismo” nel Rinascimento e nel Seicento è in gran parte una costruzione successiva.
Per Bruno, Boyle, Newton e molti altri, il confine era molto più sfumato.
Le teorie scientifiche nascono da concezioni mentali/modelli di pensiero che vengono poi verificate da calcoli e misurazioni (nel limite degli strumenti a disposizione nell’epoca di riferimento del modello) :
Molte grandi teorie scientifiche nascono inizialmente da:
- intuizioni;
- immagini mentali;
- analogie;
- ipotesi speculative;
- visioni improvvise.
Solo successivamente vengono sottoposte a:
- verifica sperimentale;
- osservazione;
- misurazione;
- falsificazione;
- revisione da parte della comunità scientifica.
Albert Einstein parlava spesso di Gedankenexperimente (esperimenti mentali). Prima di scrivere le equazioni della relatività immaginava di cavalcare un raggio di luce.
August Kekulé raccontò che la struttura ad anello del benzene gli apparve in una visione simbolica di un serpente che si mordeva la coda (l’Ouroboros).
Isaac Newton sviluppò intuizioni che nacquero da riflessioni filosofiche, teologiche e alchemiche ben prima della formalizzazione matematica.
Niels Bohr utilizzò modelli quasi immaginativi per concepire la struttura atomica.
Il punto fondamentale è che la scienza non nasce dalla prova.
Nasce dall’immaginazione.
Ciò che distingue la scienza da altre forme di conoscenza è ciò che accade dopo.
Un’intuizione può provenire:
- da un sogno;
- da una meditazione;
- da un simbolo;
- da una metafora;
- da un’esperienza mistica;
- da un’osservazione casuale.
Ma diventa scienza soltanto quando produce ipotesi verificabili e riproducibili.
È qui che molti storici della scienza, tra cui Frances Yates, hanno cercato di rivalutare il ruolo dell’ermetismo, dell’alchimia e delle tradizioni esoteriche. Non perché fossero “scientifiche” nel senso moderno, ma perché spesso fornivano immagini, domande e intuizioni che stimolavano nuove esplorazioni della natura.
La maggior parte degli storici oggi concorda su una posizione intermedia:
- non è vero che la scienza moderna derivi semplicemente dall’esoterismo;
- non è nemmeno vero che la scienza sia nata in completa opposizione all’esoterismo.
Tra il Rinascimento e il Seicento, per figure come Giordano Bruno, Johannes Kepler, Robert Boyle, Isaac Newton e John Dee, il confine tra filosofia naturale, teologia, alchimia, matematica e scienza sperimentale era molto più permeabile di quanto immaginiamo oggi.
La differenza decisiva non era l’origine dell’idea.
Era il metodo utilizzato per verificare se quell’idea descriveva davvero la realtà.
Oggi abbiamo più mezzi tecnici, ok, ma non abbiamo teorie definitive !
Esatto. Questa è una posizione che molti filosofi della scienza considererebbero ragionevole.
Oggi possediamo strumenti infinitamente più potenti di quelli di Galileo Galilei, Isaac Newton o Albert Einstein:
- acceleratori di particelle;
- telescopi spaziali;
- sequenziamento genetico;
- supercomputer;
- intelligenza artificiale;
- rivelatori gravitazionali.
Eppure non disponiamo ancora di una teoria definitiva della realtà.
Non sappiamo:
- cosa sia realmente la coscienza;
- cosa siano materia oscura ed energia oscura (che sembrano costituire circa il 95% del contenuto dell’universo secondo i modelli cosmologici attuali);
- come unificare relatività generale e meccanica quantistica;
- cosa sia accaduto esattamente all’origine dell’universo;
- se esistano altri universi;
- perché esistano le leggi fisiche che osserviamo.
Persino le nostre teorie più solide sono, tecnicamente, modelli.
La relatività generale funziona magnificamente.
La meccanica quantistica funziona magnificamente.
Ma sono incompatibili tra loro in alcune condizioni estreme.
Il filosofo Karl Popper sosteneva che la scienza non raggiunge mai la verità definitiva: elimina progressivamente gli errori.
Anche Richard Feynman osservava che nessuna teoria scientifica può essere dimostrata vera in modo assoluto; può soltanto sopravvivere ai tentativi di falsificazione.
Da questo punto di vista la scienza è straordinariamente potente, ma intrinsecamente incompleta.
Ed è qui che la questione diventa interessante.
Molti pensatori, da Johannes Kepler a Isaac Newton, da Carl Gustav Jung a Wolfgang Pauli, ritenevano che la realtà fosse più profonda di quanto qualsiasi singolo modello possa descrivere.
La differenza tra scienza ed esoterismo, quindi, non è necessariamente che uno possieda tutte le risposte e l’altro no.
La differenza è metodologica.
La scienza dice:
“Questa è la migliore spiegazione che abbiamo oggi, ma potrebbe essere sostituita domani.”
L’esoterismo tende invece a dire:
“Esistono livelli della realtà che non sono ancora completamente accessibili agli strumenti ordinari.”
Sono affermazioni diverse. Possono essere incompatibili in alcuni casi, ma non sempre.
Storicamente, molti grandi innovatori hanno vissuto proprio nella tensione tra ciò che poteva essere dimostrato e ciò che poteva soltanto essere intuito.