ASCONART

L’ossessione sottile di AsconArt

Ci sono passioni che bussano alla porta con calma e altre, come AsconArt, che entrano senza chiedere il permesso, stravolgendo i tuoi pensieri. Ti accorgi che è diventata un’ossessione quando un semplice festival culturale si trasforma nell’unico posto in cui vorresti davvero essere, l’unico spazio capace di nutrire quella fame di storie, mistero e bellezza che ti porti dentro.

Varcare la soglia dell’Hotel Ascona in questi giorni di novembre non significa solo visitare una mostra. È come scivolare in una dimensione parallela, sospesa tra il microclima mediterraneo del lago e quell’eredità bohémien e spirituale che da sempre aleggia sul Monte Verità. Ti ritrovi immerso tra i 150 dipinti a china di Luigi Pericle, rapito da linee che sembrano decifrare l’invisibile, per poi perderti tra le pagine esoteriche e i manoscritti rari di Magical Books. [1, 2, 3, 4]

La verità è che AsconArt non si limita a farsi guardare: ti interroga. C’è una vibrazione speciale tra le note di Luciano Chessa, il profumo dei libri curati dalle librerie locali e l’atmosfera soffusa del bar letterario. È l’ossessione bellissima di chi ha trovato un rifugio per l’anima, un luogo dove l’arte smette di essere un decoro e torna a essere ciò che è sempre stata: un rito, una magia, una necessità assoluta. [1, 2]

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