Ieri sera ci guardiamo UNABOMBER su Netflix e il numero di legami storici con Ascona e la nostra vita in generale fa un po’ impressione.
Nel film si parla di Walden, Thoreau, Jung, Harward … ho fatto un giretto con l’IA per esplorare queste connessioni. Dateci un occhiata : https://share.google/aimode/wzxt5cH2n1YKFxYEu .
Uno che sembrava Unabomber è Schulthess !!!
La persona a cui ti riferisci è molto probabilmente Armand Schulthess, una delle figure più affascinanti legata all’immaginario artistico e utopico del Monte Verità. [1]
Sebbene non fosse un elettricista di professione (era in realtà un ex funzionario federale e commerciante svizzero), viene spesso ricordato o confuso con questa figura perché visse per oltre vent’anni in totale isolamento come un eremita a Auressio (nella vicina Valle Onsernone), rinunciando a ogni tipo di modernità. [1, 2, 3]
Ecco i dettagli salienti sulla sua storia e sul legame con il Monte Verità:
- Il “Giardino Cosmogonico”: A partire dal 1951, a 50 anni, Schulthess si ritirò in un bosco di castagni di 18.000 metri quadrati. Lì creò un’immensa enciclopedia a cielo aperto, appendendo agli alberi migliaia di placche di metallo (spesso ricavate da coperchi di barattoli di latta) collegate con fili di ferro, sulle quali incideva nozioni di astronomia, scienza, psicoanalisi e musica. [1, 2, 3]
- Il legame con il Monte Verità: La sua straordinaria opera di Art Brut (o arte outsider) fu scoperta e documentata dall’artista Ingeborg Lüscher e dal celebre curatore d’arte Harald Szeemann. Szeemann, che legò indissolubilmente il suo nome al Monte Verità salvandone la memoria con la celebre mostra del 1978, conservò una parte dei pochi pezzi scampati alla distruzione proprio all’interno del polo museale di Casa Anatta sul Monte Verità, dove si possono osservare tutt’oggi. [1, 2, 3, 4, 5]
- La distruzione delle opere: Alla sua morte nel 1972, i suoi eredi, sconcertati da quel dedalo di lamiere e scritte, bruciarono e distrussero quasi interamente la sua monumentale “enciclopedia nel bosco”. [1, 2]
Un’alternativa storica: Gusto Gräser
Se invece stavi pensando a un eremita nel senso letterale e originario della prima colonia del Monte Verità (quella dei primi del ‘900), il personaggio simbolo è Gusto Gräser. Co-fondatore della comunità, Gräser scelse di vivere in una grotta nei boschi di Ascona rifiutando i vestiti occidentali, la proprietà privata e l’industria, diventando per tutti “l’eremita del Monte Verità”. [1, 2]
Facciamo un passo indietro e approfondiamo la figura di Murray :
Sì, l’ordine cronologico e l’impatto di quell’incontro sono fondamentali: Henry Murray incontra Carl Gustav Jung nel 1925 a Zurigo, e solo successivamente questo evento stravolge la sua vita, spingendolo a entrare ad Harvard come psicologo.
Prima di quel viaggio, Murray non era affatto uno psicologo: era un biochimico e un medico con una laurea a della Columbia University e un dottorato a Cambridge.
Ecco come si sviluppò quel passaggio cruciale:
- L’incontro a Zurigo (1925): Murray stava vivendo un profondo conflitto interiore. Era sposato, ma si era innamorato perdutamente di Christiana Morgan. Consigliato da lei, decise di andare in Svizzera per consultare Jung. Passò tre settimane in analisi con lui. Jung non solo lo aiutò a fare ordine nella sua psiche, ma gli diede il “permesso morale” di vivere la sua storia extraconiugale con la Morgan (esattamente come faceva Jung con sua moglie e Toni Wolff).
- La folgorazione: Quell’esperienza fu una vera e propria epifania per Murray. Racconterà in seguito di essere “rinato come psicologo” dopo l’incontro con Jung, avendo sperimentato sulla propria pelle la potenza dell’inconscio. Rientrato negli Stati Uniti, decise di abbandonare definitivamente la medicina e la biochimica.
- L’approdo ad Harvard (1927): Forte della sua nuova vocazione junghiana, nel 1927 Murray ottenne l’incarico di assistente alla neonata Harvard Psychological Clinic. Lì, insieme a Christiana Morgan, sviluppò negli anni ’30 il celeberrimo TAT (Test di Appercezione Tematica), un test proiettivo profondamente influenzato dal concetto di archetipo e dalle immagini dell’inconscio che aveva appreso a Zurigo.
Senza quel viaggio in Svizzera da Jung, Murray sarebbe rimasto un biochimico e non sarebbe mai diventato il professore di Harvard che, decenni dopo, avrebbe incrociato la strada del progetto MKUltra e del giovane Ted Kaczynski.
Il progetto MKUltra è stato, senza mezzi termini, una delle pagine più oscure, agghiaccianti e immorali della storia scientifica e governativa del Novecento. Non ha portato alcun beneficio reale all’umanità, proprio perché le sue premesse e i suoi obiettivi non erano legati al progresso della medicina o al benessere delle persone, ma al controllo, alla coercizione e alla distruzione della volontà individuale.
Condotto in segreto dalla CIA tra il 1953 e il 1973 (autorizzato dal direttore Allen Dulles e coordinato dal chimico Sidney Gottlieb), il programma considerava gli esseri umani come vere e proprie cavie da laboratorio.
Perché è stato una cosa mostruosa?
Il progetto si è ramificato in oltre 149 sottoprogetti, molti dei quali somministrati all’insaputa dei soggetti coinvolti (cittadini comuni, malati mentali, detenuti, prostitute e studenti universitari, come il giovane Ted Kaczynski ad Harvard). I metodi utilizzati includevano:
- Somministrazione forzata di sostanze psicotrope: Massicce dosi di LSD, droghe sintetiche ed eroina venivano date a soggetti ignari per studiarne le reazioni e provocare deliberatamente stati di psicosi.
- Tortura psicologica e sensoriale: Isolamento prolungato, privazione del sonno, elettroshock a intensità ben superiori alla norma e abusi verbali sistematici.
- Cancellazione della memoria: Esperimenti (come quelli del dottor Ewen Cameron in Canada) volti a “resettare” la mente dei pazienti attraverso coma farmacologici indotti e messaggi registrati trasmessi in loop per settimane, riducendo le persone a uno stato vegetativo.
Che diavolo di “bene” cercavano? (La logica distorta della Guerra Fredda)
Se ci si chiede quale fosse lo scopo profondo, la risposta non sta nella filantropia, ma nella paranoia geopolitica della Guerra Fredda. La CIA era ossessionata dall’idea che l’Unione Sovietica, la Cina e la Corea del Nord avessero sviluppato tecniche avanzate di lavaggio del cervello (brainwashing). L’agenzia americana voleva quindi battere i blocchi rivali sul tempo per ottenere tre armi strategiche:
- Il siero della verità definitivo: Una sostanza o un metodo che costringesse qualsiasi spia nemica a confessare durante gli interrogatori.
- Tecniche di manipolazione mentale: Un sistema per condizionare gli individui a compiere azioni (anche violente) contro la propria volontà, per poi dimenticarsene completamente.
- Armi di disabilitazione: Capire come distruggere psicologicamente i leader nemici senza ricorrere alle armi convenzionali.
Il risultato reale: vite spezzate e nessun progresso
MKUltra non ha lasciato in eredità scoperte mediche utili o terapie per la salute mentale. Al contrario, ha prodotto solo traumi permanenti, psicosi irreversibili e suicidi tra le centinaia di persone che ne sono rimaste vittime (il caso più noto fu quello dello scienziato militare Frank Olson, morto volando da una finestra dopo aver assunto LSD a sua insaputa).
Quando il progetto venne chiuso e parzialmente svelato negli anni ’70 dalle commissioni d’inchiesta del Congresso (come il Comitato Church), l’opinione pubblica americana e mondiale rimase inorridita nello scoprire che le stesse metodologie di tortura psicologica che si condannavano nei regimi totalitari erano state finanziate e praticate nelle università e negli ospedali americani.
Fu la dimostrazione di come la scienza, quando viene completamente privata dell’etica e asservita al potere militare segreto, possa trasformarsi in una fabbrica di incubi.
Se vuoi approfondire, posso raccontarti come la Commissione d’inchiesta del Congresso è riuscita a scoprire il progetto nonostante la CIA avesse ordinato di distruggere tutti i documenti, oppure in che modo specifico l’esperimento di Murray ad Harvard ha replicato quelle dinamiche di violenza psicologica su Ted Kaczynski.
Beh … JUNG ha fatto dei bei disastri ?
Capisco perfettamente da dove nasca questa tua riflessione. Se seguiamo la catena degli eventi storici, è facile vedere una sorta di effetto domino devastante che parte proprio da Zurigo:
Jung analizza Murray nel 1925 \(\rightarrow \) Murray si folgora per la psicologia, va ad Harvard e crea i test proiettivi \(\rightarrow \) La CIA di Dulles aggancia Murray per l’OSS e poi per MKUltra \(\rightarrow \) Murray distrugge psicologicamente Ted Kaczynski ad Harvard \(\rightarrow \) Kaczynski diventa Unabomber.
Tuttavia, per onestà storica, bisogna distinguere tra la responsabilità diretta di Jung e l’uso distorto che altri hanno fatto delle sue intuizioni. Jung era uno psicologo del profondo, un filosofo e un esploratore dell’animo umano, non un militare. Il “disastro” non sta nella sua teoria, ma in come quella teoria sia stata militarizzata dalla geopolitica americana.
Il legame di Jung con questo lato oscuro della storia si articola su tre livelli:
1. La “legittimazione” morale di Murray
Il danno più grande che Jung ha fatto, seppur involontariamente, è stato di natura strettamente personale. Quando nel 1925 sdoganò la doppia vita sentimentale di Henry Murray, Jung non stava solo risolvendo un blocco emotivo: stava dando a un uomo estremamente ambizioso e tormentato la convinzione di essere “al di sopra delle regole morali comuni”, un eletto che poteva esplorare i confini della mente senza curarsi dell’etica. Murray portò questa mentalità ad Harvard, applicandola purtroppo sui suoi studenti.
2. La fascinazione per il lato oscuro (L’Ombra)
Jung è lo psicologo che ha teorizzato il concetto di Ombra (la parte più oscura, repressa e distruttiva della psiche umana). Ha sempre sostenuto che per essere completi bisogna guardare dentro il proprio abisso.
Il problema è che l’intelligence americana (Dulles in testa) ha preso questa idea e l’ha rovesciata: non volevano guardare nell’Ombra per guarire l’uomo, ma volevano usare l’Ombra come un’arma per distruggere il nemico. Hanno preso i concetti junghiani di archetipo e simbolismo e li hanno usati per capire come scardinare la mente umana nei laboratori di MKUltra.
3. Il ruolo di “Agente 488” per l’OSS
Come hai visto nella chat di Google AI, durante la Seconda Guerra Mondiale Jung lavorò davvero per l’intelligence americana guidata da Allen Dulles a Berna, con il nome in codice di Agente 488.
In questo caso, però, Jung lo fece per una causa che riteneva giusta: analizzava la psicologia di Adolf Hitler e del popolo tedesco per aiutare gli Alleati a vincere il nazismo. Prevedeva le mosse del Führer basandosi sui suoi deliri di onnipotenza. Il disastro è avvenuto dopo: a guerra finita, Dulles ha preso quella stessa struttura di spionaggio psicologico e l’ha trasformata nella CIA e nel progetto MKUltra, deviando verso scopi mostruosi.
In sintesi, Jung ha aperto le porte dell’inconscio e ha mostrato al mondo quanto la mente umana possa essere profonda, fluida e manipolabile. Il vero disastro lo hanno fatto gli scienziati cinici come Murray e i direttori spietati come Dulles, che hanno preso quelle chiavi e le hanno usate per costruire delle gabbie mentali.
Ti interessa approfondire proprio questo aspetto, ovvero cosa scriveva Jung nei suoi rapporti segreti per Dulles su Hitler, o preferisci sviscerare come il concetto di “Ombra” di Jung sia stato distorto negli esperimenti di lavaggio del cervello?
Il legame tra Allen Dulles e l’eugenetica affonda le sue radici nell’ambiente dell’élite finanziaria e politica americana della prima metà del Novecento. Prima di diventare il direttore della CIA e dare il via al progetto MKUltra, Dulles faceva parte di una fitta rete di industriali, banchieri e accademici che vedevano nell’eugenetica uno strumento di “ingegneria sociale”. [1, 2, 3, 4]
Il coinvolgimento e la vicinanza di Dulles (e di suo fratello John Foster Dulles) a questo movimento si articola attraverso due canali principali:
1. I legami societari con Frederick Osborn e la Rockefeller Foundation
Uno dei massimi esponenti, teorici e finanziatori del movimento eugenetico americano fu Frederick Osborn. Osborn era un leader di spicco della American Eugenics Society e strettamente legato alla famiglia Rockefeller. [1, 2]
- La collaborazione: Osborn era un socio in affari e un intimo collaboratore di Allen Dulles. I due lavorarono a stretto contatto per creare i primi progetti di guerra psicologica (psywar) all’inizio della Guerra Fredda, come il comitato per Radio Free Europe. [1]
- La visione comune: Per questa élite d’oltreoceano, l’eugenetica non era un movimento marginale, ma una dottrina scientifica (all’epoca considerata legittima, sebbene basata su presupposti razzisti e fallaci) per preservare il potere delle classi dominanti nordeuropee di fronte all’immigrazione e alla crescita delle classi più povere. [1, 2, 3]
2. Gli investimenti finanziari nella Germania degli anni ’30
Prima della Seconda Guerra Mondiale, l’eugenetica americana era il modello di riferimento a cui i nazisti si ispirarono esplicitamente per le loro leggi sulla sterilizzazione forzata e sulla purezza razziale. [1, 2, 3]
- Attraverso il potente studio legale internazionale Sullivan & Cromwell, i fratelli Dulles gestivano gli investimenti di enormi conglomerati finanziari americani e intrattenevano stretti legami commerciali con le élite industriali tedesche (molte delle quali stavano finanziando l’ascesa di Hitler e i programmi di igiene razziale). [1, 2]
Il filo conduttore: Dall’Eugenetica a MKUltra
Non è un caso che Allen Dulles sia stato l’uomo che ha firmato l’autorizzazione per MKUltra. La mentalità eugenetica della sua giovinezza – l’idea che la vita umana potesse essere trattata come materiale da laboratorio e che determinati individui (i “non adatti”, i deboli di mente, i detenuti o le minoranze) fossero sacrificabili per un “bene superiore” – è l’esatto humus ideologico che ha permesso la nascita degli esperimenti di controllo mentale. [1, 2, 3, 4, 5]
L’eugenetica voleva selezionare e ripulire la biologia umana attraverso la genetica; MKUltra, guidata dalla stessa cerchia di potere scientifico-militare, ha cercato di fare lo stesso manipolando e riprogrammando la mente con la chimica e la tortura psicologica. [1]
Vi traduco un articolo sul lavaggio del cervello !!!
lavaggio del cervello.
L. Ron Hubbard, l’Operazione Midnight Climax e il terrorismo stocastico: la corsa al controllo mentale ha cambiato per sempre l’America.
Di Annalee Newitzpagina dell’archivio, 12 aprile 2024
Shirley Chong
In una giornata di inizio primavera del 1959, Edward Hunter testimoniò davanti a una sottocommissione del Senato degli Stati Uniti che indagava “sull’effetto delle Comuni della Cina rossa sugli Stati Uniti”. Era il tipo di opportunità che gli piaceva. Corrispondente di guerra che aveva trascorso molto tempo in Asia, Hunter aveva raggiunto una breve notorietà mediatica nel 1951 dopo che il suo libro ” Il lavaggio del cervello nella Cina rossa” aveva introdotto al pubblico americano un nuovo concetto: un sistema presumibilmente scientifico per cambiare le menti delle persone, arrivando persino a far loro amare cose che un tempo odiavano.
Ma Hunter non era solo un giornalista che documentava oggettivamente la situazione in Cina. Come raccontò ai senatori riuniti, era anche un attivista anticomunista che lavorava come propagandista per l’OSS, o Ufficio dei Servizi Strategici, un’attività considerata normale e patriottica all’epoca. I suoi reportage sfumavano il confine tra realtà e mitologia politica.

Quando un senatore chiese informazioni sul lavoro di Hunter per l’OSS, l’agente si vantò di essere stato il primo a “scoprire la tecnica dell’attacco mentale” nella Cina continentale, il primo a usare la parola “lavaggio del cervello” per iscritto in qualsiasi lingua e “il primo, a eccezione dei cinesi, a usare la parola a voce in qualsiasi lingua”.
Niente di tutto ciò era vero. Altri agenti associati all’OSS avevano usato la parola nei loro rapporti prima che Hunter pubblicasse articoli al riguardo. Cosa ancora più importante, come ha sottolineato Ryan Mitchell, giurista dell’Università Cinese di Hong Kong , la parola cinese usata da Hunter durante l’udienza — xinao (洗脑), traducibile come “lavare il cervello” — ha una lunga storia che risale ai filosofi cinesi di orientamento scientifico della fine del XIX secolo, che la usavano con un significato più simile all’illuminazione.
Eppure, i racconti sensazionalistici di Hunter divennero una parte importante della disinformazione e della pseudoscienza che alimentarono una “corsa al controllo mentale” durante la Guerra Fredda, proprio come la corsa allo spazio. Ispirati da nuovi studi sul funzionamento del cervello, le forze armate e i servizi segreti statunitensi si prepararono a una guerra psichica contro l’Unione Sovietica e la Cina, spendendo milioni di dollari in ricerche sulla manipolazione del cervello umano. Ma sebbene la scienza non abbia mai dato i risultati sperati, le convinzioni residue alimentate da questo bizzarro conflitto continuano a influenzare i dibattiti ideologici e scientifici ancora oggi.
Persuasione coercitiva e pseudoscienza
Ironicamente, il termine “lavaggio del cervello” non era molto diffuso tra i comunisti in Cina. La parola xinao , mi ha spiegato Mitchell in una email, è in realtà un gioco di parole basato su un termine più antico, xixin , che significa “lavare il cuore” e allude a un ideale confuciano e buddista di autoconsapevolezza. Alla fine del XIX secolo, riformisti cinesi come Liang Qichao iniziarono a usare xinao – sostituendo il carattere per “cuore” con “cervello” – in parte perché cercavano di modernizzare la filosofia cinese. “Erano desiderosi di ricevere e interiorizzare il più possibile della scienza occidentale in generale, e il discorso sul cervello come sede della coscienza era solo un aspetto di quell’insieme di idee importate”, ha affermato Mitchell.
Per Liang e la sua cerchia, il lavaggio del cervello non era una sorta di processo di cancellazione della memoria. “Era una sorta di nozione di virtù epistemica”, ha affermato Mitchell, “o un dovere personale di modernizzarsi per comportarsi correttamente nel mondo moderno”.
Nel frattempo, gli scienziati al di fuori della Cina stavano studiando il “lavaggio del cervello” nel senso in cui lo intendiamo di solito, con esperimenti di cancellazione e riprogrammazione della mente. Alcune delle prime ricerche su questa possibilità iniziarono negli anni 1890, quando Ivan Pavlov, il fisiologo russo che aveva addestrato i cani a sbavare al suono di un campanello, lavorò a progetti finanziati dal governo per studiare come il trauma potesse modificare il comportamento degli animali. Scoprì che persino i cani meglio addestrati dimenticavano l’addestramento dopo esperienze intensamente stressanti come il rischio di annegamento, soprattutto se queste erano combinate con privazione del sonno e isolamento. Sembrava che Pavlov avesse trovato un modo rapido per cancellare i ricordi degli animali. Gli scienziati su entrambi i lati della Cortina di Ferro si chiesero quindi se potesse funzionare anche sugli esseri umani. E una volta cancellati i ricordi, si chiesero, si poteva installare qualcos’altro al loro posto?
Durante il processo farsa del 1949 contro l’anticomunista ungherese József Mindszenty, i funzionari americani temevano che i russi avessero trovato la risposta. Il cardinale cattolico, Mindszenty aveva protestato contro diverse politiche governative della neonata Repubblica Popolare Ungherese, sostenuta dai sovietici. Arrestato e torturato, alla fine fece una serie di confessioni stravaganti durante il processo: di aver cospirato per rubare i gioielli della corona ungherese, scatenare la Terza Guerra Mondiale e autoproclamarsi dominatore del mondo. Nel suo libro “Dark Persuasion” , Joel Dimsdale, professore di psichiatria all’Università della California, San Diego, sostiene che la comunità dell’intelligence statunitense interpretò queste affermazioni inverosimili come la conferma che i sovietici avessero compiuto una sorta di scoperta scientifica che consentiva loro di controllare la mente umana attraverso la persuasione coercitiva.
La questione divenne più urgente quando, nel 1953, alcuni prigionieri di guerra americani in Cina e Corea cambiarono schieramento e un marine di nome Frank Schwable fu citato alla radio cinese a sostegno dell’affermazione comunista secondo cui gli Stati Uniti stavano testando la guerra batteriologica in Asia. A quel tempo, Hunter aveva già pubblicato un libro sul lavaggio del cervello in Cina, quindi l’opinione pubblica occidentale si orientò rapidamente verso la sua spiegazione, secondo cui i prigionieri erano stati sottoposti al lavaggio del cervello, proprio come Mindszenty. La gente era terrorizzata e questa rappresentava una spiegazione rassicurante di come dei bravi soldati americani potessero passare dalla parte dei comunisti.


Negli anni successivi, sulla scia della guerra di Corea, il “lavaggio del cervello” divenne una spiegazione onnicomprensiva per qualsiasi tipo di comportamento radicale o anticonformista negli Stati Uniti. Scienziati sociali e politici abbracciarono questa idea. Lo psicologo olandese Joost Meerloo, ad esempio, avvertì che la televisione era una macchina per il lavaggio del cervello, e l’educatore anticomunista J. Merrill Root sostenne che le scuole superiori indottrinavano i ragazzi rendendoli deboli di volontà e vulnerabili all’influenza comunista. Nel frattempo, film popolari come “The Manchurian Candidate” del 1962 , con Frank Sinatra, offrivano avvincenti storie di comunisti cinesi le cui sofisticate tecniche psicologiche trasformavano ignari prigionieri di guerra americani in assassini.
Per le comunità militari e di intelligence, il controllo mentale oscillava tra mito e scienza. Ciò è particolarmente evidente nel caso singolare di un opuscolo pubblicato anonimamente nel 1955, intitolato ” Lavaggio del cervello: una sintesi del manuale russo di psicopolitica” , che si presentava come una traduzione di un’opera del capo della polizia segreta sovietica Lavrentij Beria. Ricco di affermazioni stravaganti su come i sovietici usassero la psicologia e le droghe per controllare le masse, l’opuscolo contiene una sezione singolare dedicata ai metodi con cui la Dianetics – una pseudoscienza inventata dal fondatore di Scientology, L. Ron Hubbard – avrebbe potuto prevenire il lavaggio del cervello. Di conseguenza, si ritiene generalmente che Hubbard stesso abbia scritto l’opuscolo come propaganda nera, ovvero propaganda mascherata da opera di un avversario straniero.

Eppure, a quanto pare i funzionari statunitensi lo presero sul serio. David Seed, studioso di studi culturali all’Università di Liverpool, ha esaminato i documenti del Consiglio di Sicurezza Nazionale presso la Biblioteca Dwight D. Eisenhower, dove ha scoperto che il Comitato di Coordinamento delle Operazioni del Consiglio di Sicurezza Nazionale aveva analizzato l’opuscolo nell’ambito di un’indagine sulle capacità del nemico. Un membro del comitato scrisse che poteva essere “falso”, ma conteneva così tante informazioni accurate da far pensare che fosse stato scritto da “esperti”. Quando si trattava di lavaggio del cervello, gli agenti governativi non facevano quasi nessuna distinzione tra propaganda nera e la cosiddetta competenza.
Questo linguaggio incomprensibile potrebbe essere sembrato legittimo all’investigatore del Consiglio di Sicurezza Nazionale anche perché Hubbard prendeva in prestito la terminologia dalle stesse fonti di molti scienziati dell’epoca. Hubbard scelse il nome Dianetics, ad esempio, proprio per richiamare l’idea di cibernetica dell’informatico Norbert Wiener, un’influente teoria sui sistemi di controllo dell’informazione che influenzò profondamente sia la psicologia che il nascente campo dell’intelligenza artificiale. La cibernetica suggeriva che il cervello funzionasse come una macchina, con input e output, feedback e controllo. E se le macchine potevano essere ottimizzate, perché non i cervelli?
Una scusa per gli abusi del governo
La fantasia del lavaggio del cervello è sempre stata un’illusione di ottimizzazione. Gli esperti militari sapevano che gli avversari potevano essere piegati con la tortura, ma ci volevano mesi e spesso si trattava di un processo violento e brutale. Un metodo di interrogatorio rapido e scientificamente fondato avrebbe fatto risparmiare tempo e avrebbe potuto essere potenzialmente impiegato su larga scala. Nel 1953, questo sogno spinse la CIA a investire milioni di dollari nel progetto MK-Ultra, che finanziò programmi universitari e di ricerca dedicati alla cancellazione della memoria, al controllo mentale e ai sieri della verità. Preoccupati che i loro rivali, l’Unione Sovietica e la Cina, stessero controllando le menti delle persone per diffondere il comunismo in tutto il mondo, i servizi segreti erano disposti a tentare quasi qualsiasi cosa per contrastarlo. Nessuna operazione era considerata troppo bizzarra.
Uno dei progetti più famigerati di MK-Ultra fu l'”Operazione Midnight Climax” a San Francisco, dove prostitute attiravano uomini americani a caso in una casa sicura e li drogavano con l’LSD mentre agenti della CIA ne osservavano segretamente il comportamento. All’Università McGill di Montreal, la CIA finanziò il lavoro dello psicologo Donald Cameron, che utilizzava una combinazione di farmaci ed elettroshock su pazienti con malattie mentali, tentando di cancellare e “rimodellare” le loro menti. Sebbene molte delle sue vittime finirono per soffrire di amnesia per anni , Cameron non riuscì mai a iniettare nuovi pensieri o ricordi. Marcia Holmes, una storica della scienza che ha condotto ricerche sul lavaggio del cervello per il progetto Hidden Persuaders al Birkbeck, Università di Londra, mi ha detto che la CIA ha utilizzato i dati di Cameron per sviluppare nuove forme di tortura, che gli Stati Uniti hanno adottato come tecniche di “interrogatorio rafforzato” dopo l’11 settembre. “Si potrebbe dare una connotazione scientifica e affermare che è per questo che ha funzionato”, ha detto. “Ma alla fine si riduceva sempre a tattiche medievali che, per esperienza, si sapeva funzionare.”


Il progetto MK-Ultra rimase segreto fino alla metà degli anni ’70, quando la Commissione ristretta del Senato statunitense per lo studio delle operazioni governative relative alle attività di intelligence, comunemente nota come Commissione Church dal nome del suo presidente, il senatore Frank Church, avviò le audizioni sul progetto di lunga data. Le scioccanti rivelazioni sul fatto che la CIA drogasse cittadini americani e finanziasse le torture inflitte a vulnerabili cittadini canadesi cambiarono la percezione pubblica del controllo mentale. Il “lavaggio del cervello” iniziò a sembrare meno una minaccia legittima proveniente da nemici stranieri e più un pretesto o una scusa per quasi ogni tipo di cattiva condotta. Quando Patty Hearst, nipote dell’editore William Randolph Hearst, fu processata nel 1976 per aver rapinato una banca dopo essere stata sequestrata dall’Esercito di Liberazione Simbionese, un’organizzazione militante americana, il giudice si rifiutò di credere agli esperti che testimoniavano che era stata torturata e sottoposta al lavaggio del cervello dai suoi rapitori. Fu condannata e trascorse 22 mesi in prigione. Questo segnò la fine dell’infatuazione della nazione per il lavaggio del cervello, e gli esperti iniziarono a sfatare l’idea che esistesse una base scientifica per il controllo mentale.

Ciononostante, le rivelazioni sul progetto MK-Ultra diedero origine a nuovi miti culturali. I comunisti non erano più visti come i cattivi: la gente temeva invece che il governo statunitense stesse conducendo esperimenti sui propri cittadini. Subito dopo la conclusione delle audizioni della Commissione Church, i media furono catturati da una storia di cronaca nera di proporzioni epiche: quasi due dozzine di bambini neri erano stati assassinati ad Atlanta e la polizia non aveva altre piste se non la vaga ipotesi che potesse trattarsi di un serial killer. Wayne Williams, un uomo di colore che fu poi condannato per due degli omicidi, affermò in diverse occasioni di essere stato addestrato dalla CIA. Questo diede origine a popolari teorie del complotto secondo cui il progetto MK-Ultra stava conducendo esperimenti su persone di colore ad Atlanta.
Colin Dickey, autore di ” Under the Eye of Power: How Fear of Secret Societies Shapes American Democracy” , mi ha detto che queste teorie del complotto sono diventate “un modo per dare un senso a una realtà altrimenti misteriosa e terrificante, [ovvero che l’America è] un paese in cui le persone di colore sono così emarginate che i loro omicidi non vengono notati”. Dickey ha aggiunto che questa teoria del complotto MK-Ultra “ha dato forma al razzismo sistemico”, attribuendo la colpa degli omicidi dei bambini di Atlanta al governo degli Stati Uniti. Nel processo, ha anche suggerito che le persone di colore fossero state sottoposte al lavaggio del cervello per uccidersi a vicenda.
Non è mai emersa alcuna prova che il progetto MK-Ultra fosse dietro la morte dei bambini, ma l’idea del lavaggio del cervello continua a essere una potente metafora degli effetti del razzismo sistemico. È un tema ricorrente nei film horror contemporanei con protagonisti afroamericani, come Get Out , in cui i bianchi prendono il controllo dei corpi di persone di colore attraverso una versione fantastica dell’ipnosi. Fornisce inoltre il substrato analitico per la feroce denuncia del marketing razzista contenuta nel libro Brainwashed: Challenging the Myth of Black Inferiority , del pubblicitario afroamericano Tom Burrell. Burrell sostiene che la pubblicità abbia sistematicamente alimentato gli stereotipi sugli afroamericani come cittadini di seconda classe, instillando una “mentalità da schiavo” nel pubblico afroamericano.
Un fenomeno sociale e politico
Oggi, anche se l’idea del lavaggio del cervello viene spesso liquidata come pseudoscienza, gli americani sono ancora affascinati dall’idea che le persone con cui non sono d’accordo siano state psicologicamente plagiate dai nostri nemici. Opinionisti e politici di destra attribuiscono spesso le discussioni sul razzismo a infezioni causate da un “virus della mentalità woke”, un’idea che è una diretta discendente dei timori della Guerra Fredda riguardo al lavaggio del cervello comunista. Nel frattempo, ricercatori di psicologia contemporanei come Dimsdale dell’UCSD temono che i social media siano diventati un veicolo di persuasione coercitiva, proprio come Meerloo si preoccupava del potere di controllo mentale della televisione negli anni ’50.
Le tecnologie all’avanguardia stanno anche cambiando il nostro modo di pensare al controllo mentale. In una lettera aperta pubblicata nel 2017 su Nature , un gruppo internazionale di ricercatori ed esperti di etica ha avvertito che le neurotecnologie, come le interfacce cervello-computer, “significano che ci stiamo dirigendo verso un mondo in cui sarà possibile decodificare i processi mentali delle persone e manipolare direttamente i meccanismi cerebrali alla base delle loro intenzioni, emozioni e decisioni”. Sembra la lista dei desideri del progetto MK-Ultra. Nella speranza di scongiurare una neurodistopia, il gruppo ha delineato diverse modalità chiave con cui aziende e università potrebbero proteggersi in futuro dall’uso coercitivo di questa tecnologia. Hanno suggerito, ad esempio, la necessità di leggi che impediscano alle aziende di spiare i pensieri privati delle persone, nonché di regolamenti che vietino l’uso di impianti cerebrali per modificare la personalità delle persone o renderle più neurotipiche.
Molti neuroscienziati ritengono che queste preoccupazioni siano esagerate; uno di loro, R. Douglas Fields, scienziato cognitivo dell’Università del Maryland, ha riassunto la posizione degli scettici in un articolo sulla rivista Quanta , sostenendo che il cervello è più plastico di quanto crediamo e che il controllo mentale tramite neurotecnologie non sarà mai semplice come premere un interruttore. Kathleen Taylor, un’altra neuroscienziata che studia il lavaggio del cervello, adotta un punto di vista più misurato; nel suo libro ” Brainwashing: The Science of Thought Control” (Lavaggio del cervello: la scienza del controllo del pensiero ), riconosce che le neurotecnologie e le droghe potrebbero modificare i processi di pensiero delle persone, ma conclude che “il lavaggio del cervello è soprattutto un fenomeno sociale e politico”.

Forse ciò significa che l’anonimo esaminatore del Consiglio di Sicurezza Nazionale aveva ragione a definire la propaganda nera di Hubbard opera di un “esperto”. Se il lavaggio del cervello è politica, allora la disinformazione potrebbe essere efficace (o inefficace) quanto un impianto cerebrale nel cambiare l’opinione di qualcuno. Tuttavia, gli studiosi hanno appreso che gli sforzi politici di controllo mentale non hanno risultati prevedibili. La disinformazione online porta a ciò che Juliette Kayyem, ex assistente segretario del Dipartimento per la Sicurezza Interna, identifica come terrorismo stocastico , ovvero atti di violenza che non possono essere previsti con precisione ma possono essere analizzati statisticamente. Scrive che il terrorismo stocastico è ispirato dalla retorica online che demonizza gruppi di persone, ma è difficile sapere quali persone che consumano tale retorica diventeranno effettivamente terroristi e quali si limiteranno a sfogare la loro rabbia contro lo schermo del computer, risultato di una persuasione coercitiva che funziona su alcuni bersagli e non su altri.
Gli agenti americani potrebbero non aver mai trovato il sistema perfetto per fare il lavaggio del cervello agli avversari stranieri o ai cittadini ignari, ma gli Stati Uniti sono riusciti a vincere la guerra del controllo mentale in un piccolo modo. Mitchell, giurista dell’Università di Hong Kong, mi ha detto che la definizione americana di lavaggio del cervello, o xinao , è ora il modo dominante in cui la parola viene usata nel linguaggio cinese moderno. “Le persone si riferiscono a campagne pubblicitarie aggressive o canzoni pop orecchiabili come aventi un effetto xinao “, ha affermato. Il governo cinese, ha aggiunto Mitchell, usa il termine esattamente come lo usava l’esercito americano negli anni ’50. I media statali, ad esempio, “hanno descritto molti manifestanti di Hong Kong nel 2019 come vittime di xinao da parte dell’Occidente”.
Annalee Newitz è l’autrice di Stories Are Weapons: Psychological Warfare and the American Mind , in uscita a giugno 2024.
di Annalee Newit
Beh, Unabomber ha ucciso parecchie persone e il lavaggio del cervello subito credo si possa affermare che è stata una con-causa scatenante. Avrebbe subito una deriva psicologica così devastante se non fosse stato sottoposto ad esperimenti così invasivi e brutali psicologicamente da ragazzo ?