Anthony Askew: il medico che si ammalò di libri e … la Pistis Sophia

Ci sono persone che comprano un libro, lo leggono e poi lo mettono ordinatamente su uno scaffale. E poi c’era Anthony Askew, medico inglese del Settecento, che apparentemente interpretò il concetto di “scaffale” in senso piuttosto estensivo: la sua casa finì piena di libri dalla cantina fino alla soffitta.

Nato a Kendal nel 1722 in una famiglia legata alla medicina, Askew sembrava destinato a una rispettabilissima carriera da dottore. Studiò a Cambridge, conseguì il Bachelor of Medicine nel 1745 e passò anche un anno all’Università di Leiden. Poi fece quello che, per un giovane inglese colto e benestante del XVIII secolo, era quasi inevitabile: partì per l’Europa.

Viaggiò in Ungheria, ad Atene, a Costantinopoli, in Italia e altrove. Il problema — se così possiamo chiamarlo — fu che durante il viaggio cominciò a comprare libri e manoscritti. E non smise più.

Un medico molto serio. Quasi.

Professionalmente Askew non era affatto un dilettante. Nel 1750 ottenne il titolo di Doctor of Medicine, esercitò a Cambridge e poi si stabilì a Londra. Fu medico al St Bartholomew’s Hospital e al Christ’s Hospital e ricoprì importanti incarichi nel College of Physicians. Nel 1749 era già diventato membro della Royal Society.

Insomma, curriculum impeccabile.

Solo che, parallelamente alla medicina, stava sviluppando una seconda attività: comprare praticamente qualsiasi cosa fosse stata scritta in greco antico e avesse l’aria sufficientemente rara.

Il suo autore preferito era Eschilo e il progetto di Askew aveva qualcosa di magnificamente folle: cercare di possedere ogni edizione di ogni autore greco. Acquistava manoscritti, codici, edizioni rare e copie particolarmente pregiate.

In altre parole, quello che oggi chiameremmo un collezionista compulsivo, nel Settecento poteva diventare un’istituzione culturale.

La casa dove i libri avevano conquistato tutto

La collezione prese il nome di Bibliotheca Askeviana.

Non era una biblioteca decorativa fatta per impressionare gli ospiti durante il tè. Askew aveva costruito una delle grandi raccolte private di classici del suo tempo. La casa era letteralmente invasa dai volumi, dalla cantina alle soffitte.

Secondo una successiva descrizione citata nel testo, vi si trovavano manoscritti rari, edizioni pregiate e magnifiche rilegature. Ad Askew viene persino attribuito il merito — o la responsabilità — di aver reso di moda la “bibliomania”.

Una parola perfetta.

Perché a un certo punto non si tratta più semplicemente di amare i libri. Si tratta di guardarne settemila e pensare:

“Forse ne manca uno.”

Settemila libri e un’asta memorabile

Askew morì nel 1774. A quel punto si presentò un problema piuttosto concreto: cosa fare di una biblioteca di quasi 7.000 volumi?

La risposta fu un’asta gigantesca nel 1775. Secondo le fonti riportate nel testo, la vendita durò circa tre settimane e oltre l’80% del materiale era costituito da testi classici greci e latini. Tra gli acquirenti comparvero personaggi e istituzioni di primissimo piano, tra cui l’anatomista William Hunter, il British Museum e le case reali d’Inghilterra e di Francia.

La biblioteca privata di un medico inglese si disperse così nelle grandi collezioni europee.

Ma non scomparve.

Una vasta raccolta delle iscrizioni trascritte da Askew arrivò al British Museum e un manoscritto proveniente dalla sua collezione porta ancora il suo nome: Askew Codex.

La diagnosi: bibliomania

Anthony Askew aveva studiato medicina per curare le malattie degli altri, ma è passato alla storia soprattutto per una malattia dalla quale evidentemente non aveva alcuna intenzione di guarire: la passione per i libri.

Viaggiava e comprava libri. Lavorava e comprava libri. Studiava i classici e comprava altre edizioni degli stessi classici. Riempì una casa intera e, quando lo spazio sembrava essere finito, evidentemente concluse che il problema non erano i libri.

Era la casa.

E forse è proprio questo il fascino della bibliomania: il collezionista sa perfettamente di possedere molti più libri di quanti riuscirà mai a leggere.

Ma continua a cercare quello successivo.

Perché una biblioteca di 6.999 libri, dopotutto, è chiaramente una biblioteca incompleta …

La Pistis Sophia venne acquistata nel 1772 dal collezionista Anthony Askew e per questo il manoscritto principale è noto come Codice Askew (oggi custodito al British Museum di Londra).

Londra, 1772. Il libro che nessuno sa leggere

Anthony Askew entra nella bottega di un libraio londinese.

Ha cinquant’anni, è medico, membro della Royal Society, collezionista compulsivo di manoscritti e soprattutto possiede quella caratteristica pericolosissima per il patrimonio di un bibliofilo: sa riconoscere quando qualcosa è strano.

Il libraio lo conosce.

— Dottor Askew, ho qualcosa che potrebbe interessarvi.

— Greco?

— Non credo.

— Latino?

— Decisamente no.

Askew alza un sopracciglio.

Il libraio tira fuori un volume.

Non è particolarmente grande. È un manoscritto su pergamena, scritto su due colonne. Askew lo apre.

Si ferma.

Le lettere gli sono estranee.

Volta una pagina.

Poi un’altra.

E un’altra ancora.

Il testo continua per centinaia di pagine.

— Da dove viene?

Il libraio esita.

— Non lo so.

— E che cosa dice?

— Non lo so.

Askew lo guarda.

Per un normale acquirente sono due ottime ragioni per rimettere immediatamente il libro sul tavolo.

Per Anthony Askew sono due eccellenti ragioni per comprarlo.

Il medico prende nuovamente il volume.

Quella scrittura viene dall’Egitto. Il manoscritto è copto, anche se Askew non può ancora sapere esattamente che cosa abbia davanti. È antico, consistente, sorprendentemente ben conservato.

E soprattutto è misterioso.

Askew sfoglia ancora qualche pagina.

Forse sorride.

— Quanto?

Non sappiamo quale cifra gli abbia risposto il libraio.

Sappiamo soltanto che Askew uscì con il manoscritto.

E quel gesto apparentemente banale — un medico londinese che compra un vecchio libro di provenienza sconosciuta — avrebbe salvato uno dei più importanti testi gnostici giunti fino a noi.

«A. Askew, M.D.»

Una volta entrato nella sua collezione, il manoscritto diventa suo.

Sulla prima pagina compare ancora oggi la firma:

A. Askew, M.D.

Askew comprende abbastanza da rendersi conto che il libro merita qualcuno capace di leggerlo. Lo affida quindi allo studioso di copto Carl Gottfried Woide, che lo esamina e lo trascrive.

Ed è qui che il vecchio volume comincia finalmente a parlare.

Nel testo compaiono Gesù, Maria Maddalena, gli apostoli, potenze celesti, misteri, emanazioni, mondi superiori e soprattutto una figura chiamata Pistis Sophia.

Il libro acquistato quasi alla cieca da Askew è una testimonianza straordinaria della letteratura gnostica cristiana.

Da quel momento il manoscritto resterà legato per sempre al nome dell’uomo che lo aveva comprato.

Diventerà il Codex Askewianus — l’Askew Codex.

Il destino del manoscritto

Askew muore nel 1774.

Il manoscritto passa agli eredi e nel 1785 viene acquistato dal British Museum. Oggi è conservato dalla British Library come Additional MS 5114.

Il catalogo della British Library lo descrive come un manoscritto copto di 178 fogli, 356 pagine, copiato da due scribi e databile in un ampio intervallo tra il IV e il VII secolo.

Ed ecco la parte più bella della storia.

Nel 1772 Askew non entra in una libreria chiedendo:

— Avete per caso uno dei più importanti manoscritti gnostici sopravvissuti dall’antichità?

Compra semplicemente un libro misterioso che quasi nessuno intorno a lui è in grado di leggere.

Due secoli e mezzo dopo quel libro è conosciuto in tutto il mondo come Pistis Sophia.

E porta ancora il suo nome.

Askew Codex.

Il Pistis Sophia (dal greco πίστις, “Fede”, e σοφία, “Sapienza”) è uno dei testi fondamentali e più affascinanti dello gnosticismo cristiano. Scritto originariamente in greco e giunto fino a noi attraverso una traduzione in lingua copta risalente alla seconda metà del III secolo o al IV secolo d.C., l’opera si distingue per una straordinaria forza visionaria e una complessa struttura cosmologica. [1, 2]

A differenza dei vangeli canonici, questo testo si presenta come una rivelazione segreta che Gesù risorto impartisce ai suoi discepoli — tra cui spiccano per importanza Maria Maddalena, la Madonna e Marta — durante gli undici anni successivi alla sua resurrezione. [2]


🌌 Il Contenuto e il “Dramma Sacro” di Sophia

Il fulcro narrativo e teologico dell’opera unisce i concetti di fede e conoscenza per descrivere il viaggio dell’anima umana dall’oscurità alla luce. [3]

  • Il mito di Sophia: Sophia è un’entità divina (un Eone) che, nel tentativo di conoscere l’Ineffabile, commette un errore di hybris e precipita nel Caos primitivo. Lì viene ingannata dalle potenze materiali che le sottraggono la sua luce originaria. [4, 5]
  • Il pentimento e la redenzione: Nel Caos, Sophia intona 13 canti di pentimento e invocazione (le Metanoie) rivolti alla Luce. Il Cristo gnostico discende infine nelle regioni inferiori per salvarla, guidandola nel percorso di risalita verso il Pleroma (il regno divino). [3, 5]
  • Significato psicologico e mistico: Il dramma cosmico di Sophia riflette l’esperienza dell’anima umana che si sente smarrita nella materia e nel caos del mondo, ma che conserva una scintilla divina che può essere risvegliata solo attraverso la Gnosi (la conoscenza spirituale). [3, 5]

🪐 La complessa Cosmologia Gnostica

Il testo delinea una geografia invisibile del divino estremamente stratificata: [3]

  • L’Ineffabile: Al vertice assoluto risiede un Dio inaccessibile e infinito da cui tutto emana.
  • Le Regioni della Luce: Subito sotto si aprono il “Tesoro della Luce”, la regione di Destra e la regione di Mezzo.
  • Il Mondo degli Eoni: La regione inferiore (il nostro mondo cosmico) dove si consuma lo scontro perpetuo tra la materia grezza e la luce spirituale.

📜 Storia del Manoscritto e Riscoperta

L’opera è rimasta parzialmente protetta dall’oblio dei secoli e non deve essere confusa con la Biblioteca di Nag Hammadi (sebbene frammenti affini vi siano stati rinvenuti nel 1945). [2]

Venne acquistata nel 1772 dal collezionista Anthony Askew e per questo il manoscritto principale è noto come Codice Askew (oggi custodito al British Museum di Londra). Il titolo attuale Pistis Sophia non compare nel testo originale — che faceva piuttosto riferimento ai Rotoli del Salvatore — ma venne coniato successivamente dal filologo Carl Gottfried Woide. [2, 3, 6]

Oggi l’opera è ampiamente accessibile al pubblico italiano grazie a edizioni d’eccellenza, come la storica traduzione a cura di Luigi Moraldi pubblicata da Adelphi, o lo studio esoterico commentato da Samael Aun Weor disponibile su Il Giardino dei Libri. [4, 7]

Ti interessa approfondire un aspetto specifico del testo? Posso aiutarti a esplorare:

  • I 13 canti di pentimento (Metanoie) di Sophia e il loro significato.
  • Il ruolo centrale di Maria Maddalena nei dialoghi con Gesù.
  • Le differenze principali tra questo testo e i Vangeli canonici del Nuovo Testamento.

[1] https://en.wikipedia.org

[2] https://it.wikipedia.org

[3] https://www.youtube.com

[4] https://www.adelphi.it

[5] https://francescodipalo.wordpress.com

[6] https://fr.wikipedia.org

[7] https://www.ilgiardinodeilibri.it

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In fondo a questa pagina trovate il link del testo tradotto in Italiano della Pistis Sophia. Come al solito prima di trovare vi faccio cercare un bel po’ … hihihi !!! Lo faccio un po’ per sadismo, un po’ per farvi scoprire Luigi Pericle e un po’ perché così vi applicate, che non fa mai mai male !

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